Uno spettro si aggira per l’Europa

31 Gennaio, 2006

Associazione pericolosa…

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 7:14 pm

Ha ragione Leoluca Orlando, è scandaloso che chi ammette di aver colloquiato con personaggi notoriamente (quantomeno per lui) mafiosi, sia messo nelle liste elettorali subito dopo il Presidente della Camera Casini, senza che nessuno possa agire in qualche modo per impedirlo.
Perchè senza preferenze si può scegliere il partito ma non la persona, che sono selezionate dai partiti medesimi. Evviva il festival della frignaccia.
Così Totò VASAVASA Cuffaro, che parla amichevolmente con un certo Guttadauro (testè uscito dal carcere per mafia), che mentre il mondo televisivo commemora Libero Grassi si alza e strepita fino a far sorridere (amaramente) anche il compassato Falcone, finisce in parlamento ipso iure, anzi ispo voto.
Una volta dovevamo decidere tra le persone peggiori e quelle un po’ meno peggiori; oggi neanche questo.
Da qualche tempo a Palermo circola in ambiente giudiziario una battuta su un nuovo reato: il concorso esterno in UDC. Uno dopo l’altro “la classe politica migliore che la sicilia abbia mai avuto” si sta disintegrando a colpi di favoreggiamoneti, associaizoni esterne, estorsioni ecc.
E a mettere in subbuglio il mondo ex-democristiano non sono toghe rosse o pentiti prezzolati ma uno di loro: l’ex sindaco di Villabate Francesco Campanella, Udc, accusato di aver aiutato Provenznao fornendogli uun documento d’identità contraffatto per farlo epatriare a Marsiglia e curarsi. E’ l’ultimo ad aver visto il volto di Bernardo Provenzano, la sua morte vale infinatamente più della sua vita, così diventa un pentito e comincia a parlare. Nond i sparatorie ed estorsioni, traffici di stupefacienti e di persone, ma di politica, di mafia e politica, il territorio meno esplorato dall’antimafia. E l’Udc, il suo ex partito trema.
Cuffaro ha preso una tangente di 5 miliardi per la realizzazione di un certo commercilae prima di cambiare idea, e favorire un’altra famiglia mafiosa.
Sarebbe anche amico e compagno d’affari di Michele Aiello, il costruttore di una faraonica clinica privata accreditata presso la Regione dal suo governo.
E Cuffaro sarebbe lo stesso che riferì a Campanella di essere intercettato, “sei finito, ti intercettano, ti seguono, forse anche in questo momento ti stanno osservando. EM l’ha detto il marcesciallo Borzacchelli”.
Lo stesso Borzacchelli eletto nel 2001 alla Regione e ora anche lui coinvolto in guai giudiziari. Come Onofrio Fratello accusato di voto di scambio, domenico Miceli che decideva le nomine dei primari colloquiando coni boss di Brancaccio in salotto. David Costa, ache lui autore di un patto elettorale con cosa Nostra.
Antonino Mandalà sarebbe l’esempio della progressione della mafia: prima mascariava i politici, oggi nelle istituzioni si fa eleggere a viso scoperto, ci mette il nome. Fondatore del circolo di Forza Italia locale, uno dei più vecchi in sicilia, secondo Campanella, avrebbe cvoinvolto Cosa Nostra per aiutarli a costruire un centro commerciale, per convincere chi possedeva quei terreni.
Quando si sposa Campanella, prende come testimoni di nozze Mastella e Cuffaro.
Salvatore Cintola, assessore regionale al bilancio, è entrato nell’inchiesta della Procura di Palermo in cui sono indagati per riciclaggio Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo, Gianni Lapis, professore di diritto tributario, e padre Giuseppe Bucaro: in un’intercettazione ambientale è stata registrata la consegna, da parte di Lapis, di una busta contenente 25 mila euro.
Vincenzo lo Giudice, che chiaccerava con i boss mafiosi incurante delle microspie; ma secondo una sentenza recente (sul caso Morosini) “la sua attività illecita non si è consumata tutta nell’ambito del pur lungo e singificativo rapporto con Cosa Nostra ma persegue un progetto di illegalità ben più ambizioso utilizzando imprenditori, amministratori, liberi professionisti, non tutti riconducibili all’ala militare.”
E come non conludere con Saverio roamno, avvocato palermitano, indagato per concorso in associazione mafiosa, attualmente sottosegretario al Lavoro.
Quando si ha come vertice Berlusconi, come antacedente politico Craxi e Andreotti….Che si tratti di complesso di inferiorità.

30 Gennaio, 2006

PARCondicio (sine qua non)

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 8:37 pm

“Un confronto televisivo con i leader della sinistra? Ma non è assolutamente possibile incontrarmi con persone che ti hanno insultato, calunniato, demonizzato! Prima questi signori devono chiedere scusa di tutto ciò che hanno detto, poi ci sarà la possibilità di un confronto civile”.
(Silvio Berlusconi, il Giornale, 15 febbraio 2005)
“Non so quando si farà questo confronto: per me anche subito, ma Prodi evita il faccia a faccia con me in tv perché è colpito da attacchi di panico”.
(Silvio Berlusconi, 26 gennaio 2006)

Come è facile cambiare idea per opportunismo. La coerenza certo non fa rima con politica, che è l’arte di cambiare idea senza che gli elettori se ne accorgano. almeno in Italia dove i valori stanno solo nel nome di un partito (e neanche tanto votato).
Silvio non vuole la par condicio, ormai è chiaro, perchè non è a pari nei sondaggi come persevera a dire lui, facendo a botte anche con i numeri che una volta erano il suo pane quotidiano, ma è indietro. e può rimontare solo a patto che da u8n lato i suoi “media” di famiglia comintinuino l’operazione propagandistica degna di Goebbles che vediamo sui teleschermi ogni giorno(Studioaperto ad esempio ha cominicato a parlare di “politica” da un lato con Prodi in tutina che corre dall’altro con Berlusconi sempre impeccabile che dispensa benedizioni) , e dall’altro che lui possa liberamente continuare il giro delle sette Chiese tentando, vanamente, di rilanciare la sua immagine.
I sondaggi continuano a dargli torto, la parcondicio ostacolerebbe in parte la propaganda liberticida della Cdl.
Sia chiaro, Prodi fa benissimo a restare lontano dalla tv e dai confronti con i Berluscones sia perchè è davanti e non ha bisongo di esporsi, ma sopratutto perchè, a differenza di silviuccio nostro, non è televisivamente gradevole (anche se ha glia rgomenti migliori, diciamo che da l’impressione di un sanbernardo non molto sveglio).
i sondaggi danno alla sinistra ancora tr i 4.5 e i 6 punti percentuali di vantaggio, stabili nonostante l’affare Unipol. Se fossero i guai giudiziari a decidere le elezioni Berlusconi non sarebbe diventato neppure capoclasse.
Cimapi ha ragione: la parcondicio va applicata prima, non perchè sia giusto in assoluto ma perchè l’invasione mediatica di Berlusconi è insopportabile per la democrazia. Colui che possede tre televisioni private e tre pubbliche (in Rai il direttore generale e i tre direttori di rete che nominano i direttori dei tg li ha nominati lui) stranamente si fa invitare da tutti i suoi dipendenti in tutti i programmi con un contraddittorio degno del Botswana: Vespa si è arreso, non fa neanche più le domande, Martelli non riesce neanche a imporre gli argomenti (anche perchè parla di cose che non conosce) ai suoi opsiti, Mentana è già nella blacklist e non può osare, Mimun è un suo ex dipendente, che domande volete che faccia?
Ma esiste una autority per le telecomunicazioni, ci penserà lei… Ingenui o illusi: le autority di per sè non funzionano, ancora meno possono funzionare in Italia dove si lottizzano anche le nomine a spazzino. E quella per telecomunicazioni in cui il presidente è nominato da un controllato (Berlusconi, attraverso Siniscalco, ha nominato Calabrò) può fare eccezione?
Calabrò è un democristiano di tempi remoti, ed ès tato nominato pochi secondi dopo aver rigettato il ricorso al Tar del Lazio (di cui era presidente) della Mussolini, che stava facendo perdere le elzioni nel Lazio alla Cdl. Esempio perfetto di convergenza casuale di interessi.
In autority non si muove foglia che Confalonieri non volgia. In Rai uguale: il presidente in quota Ds è molto amico di Confalonieri ed era il precedente controllore (oggi controllato).
La Marx-condicio come la chiama Berlusconi non servirebbe se fossimo in un paese civile: un paese in cui i giornalisti fanno le domande e i politici rispondono (e non viceversa), in cui chi controlla televisioni e giornali non si può candidare, in cui l’emittente di stato non è lottizzata (una volta con pudore, oggi molto più sfacciatamente, addirittura nominando ex parlamentari, parlamentari, fratelli, sorelle e cognati).
Non servirebbe, ma serve.

29 Gennaio, 2006

Pre- giudicati

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 6:27 pm

“I partiti siano responsabili e si dotino di codici di autoregolamentazione: se si candidano indagati si ammette che la responsabilità politica è solo una categoria verbale.
Candidare chi è sotto inchiesta per mafia può significare lanciare un messaggio gradito alla mafia e anche un messaggio di impunità e di sfida alla giustizia; [..] il ripudio della mafia non può essere la mera enunciazione di uno statuto ma una scelta del partito che garantisce per il candidato”.
Eccolo, il Pietro Grasso che non ti aspetti: finalmente una dichiarazione coraggiosa, che coinvolga il rapporto politica-mafia, mai sentita in 5 anni a capo della procura di Palermo.
Chissà che il nuovo incarico, ottenuto con “l’aiuto” dell’emendamento bobbio che escluse Caselli, non gli abbia dato nuova forza.
Non si può dire che chi fa il suo mestiere possa essere un pavido coniglio; ma in passato aveva dimostrato, a mio avviso, di non essere quantomeno sereno nel decidere sugli uomini politici: e per questo l’ho criticato aspramente.
Mi riferisco alla qualificazione giuridica dei fatti ascritti al presidente della regione Sicilia Salvatore VASAVASA Cuffaro, fattispecie che i suoi sostituti riconoscevano come “concorso nel reato di associaizone di stampo mafioso” - la cd associazione esterna - mentre secondo Grasso si trattava di semplice favoreggiamento aggravato (dal 416bis) e rivelazione di segreto d’ufficio (che il gup ha ritenuto consunto dal reato di favoreggiamento).
Ha sbagliato, devo ritenere in buona fede.
altre dichiarazioni mi ernao sembrate non da lui, tanto che le aveva ritrattate subito: quelle riguardo ai politici e professionisti che coprirebbero (coprono, oggi lo sappiamo quasi per certo) la latitanza di Provenzano.
Per ora non ha ancora ritrattato nulla riguardo alle ultime dichiarazioni. E sono dihciarazioni sacrosante.
Con quale criterio lo Stato non consente di fare il “bidello” (o come diavolo si chiamano oggi, senza offesa!) ad un pregiudicato mentre gli è possibile candidarsi e fin’anche diventare capo di stato?
Con quale spirito chi è indagato per connivenza con la mafia può poi combatterla da Palazzo Chigi, dal Parlamento o dalla regione?
La presunzione di non colpevolezza è un principio sacrosanto, ma per il diritto non per la politica: come ricorda giustamente Piercamillo Davigo (che di coraggio ne ha da vendere) “se io invito un signore a cena e lo vedo uscire da casa mia con l´argenteria in tasca, non aspetto la sentenza definitiva della Cassazione che lo condanna per furto, per smettere di invitarlo a casa mia”.
La politica dovrebbe crearsi un suo metro di giudizio, inevitabilmente più severo di quello della giustizia poenale, condizionato da una molteplicità di fattori complicatissimi e di cui la politica non può tener conto (dalla prescrizione alle amnistie).
Non può “usare” la giustizia penale quando le fa comodo e ripudiarne le sentenze (vedi Andreotti) quando queste non le piacciono.
Il giudizio deve essere chiaramente più rigido di quello del privato cittadino che non ricopre cariche pubblche, perchè dagli eletti ci si aspetta (vanamente purtroppo..) un comportamento non solo conforme alla legge, ma anche al di sopra di ogni sospetto.
Il nostro Parlamento potrebbe sfruttare l’occasione dell’espulsione degli indagati dalla politica (salvo riammetterli come figlioli prodigi al momento della loro eventuale assoluzione NEL MERITO) per ringiovanire un po’ la politica, oggi riservata agli ultracinquantenni.

28 Gennaio, 2006

Riforme per vendetta

Archiviato in: Politica interna, Giustizia — Roberto @ 5:40 pm

Oggi in tutta Italia si sono svolte le cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario, dopo quella di ieri alla corte di Cassazione.
La situazione è allarmante: i processi, nonostante le vanterie dell’ingenier Inadeguato, non durano meno, i carichi di lavoro su procure e tribunali si fanno sempre più insopportabili anche a causa della diminuzione dei finanziamenti e dell’organico negli uffici giudiziari.
Le recenti riforme non hanno che aggravato questa situazione: oggi come oggi la miglior tattica difensiva - per chi ha i soldi per pagare un avvocato - è quella dilatoria, cioè dal processo e non nel processo.
Per salvare Berlusconi e i suoi amici - senza neanche riuscirci, a volte per incapacità altre per inefficacia dei correttivi, tanto che Previti ascolterà il mese prossimo la sentenza di Cassazione per il processo Imi-sir, Berlusconi e la fininvest sono indagati per nuovi reati, la posizione di Dell’Utri nel processo di appello si è aggravata (con la prescrizione più lontana e nuove prove a suo carico) - la situazione del processo penale è quantomai preoccupante: un numero impressionanti di indagini rimangono a carico di ignoti, ancora di più si estinguono per prescrizione, solo i “poveri tapini” e i flagranti finiscono dentro.
E quel che è sconfortante è che il min. Inadeguato attribuisca la colpa della malagiustizia ai magistrati - come se i tempi delle indagini e dei processi non fossero allungati dalle formalità di legge e dalla mancanza di fondi - e a osannare l’opera distruttiva e umiliante del suo governo.
il commissario Gil-Robles nel Rapporto del Consiglio d’Europa del 14 dicembre 2005 ha sbugiardato al tesi del ministro (”è inutile iniettare risorse in un sistema che non è in grado di recepirle, perché è inefficiente”): “negli ultimi anni sono già state proposte numerose riforme dell’amministrazione della giustizia [.. con] l’obiettivo di tentare di risolvere soltanto una parte di un problema più globale, senza talvolta tenere conto di eventuali effetti o conseguenze pratiche. Inoltre, non sono sempre state portate a termine, vuoi per mancanza di mezzi, o, talvolta, per mancanza di una reale volontà”.
“La riduzione della durata media dei procedimenti, osservata tra il 1995 e il 2000, ha subito un rallentamento verso il 2001 ed attualmente è aumentata. Varie riforme del suo sistema giudiziario [..] hanno perfino aggravato i problemi.”
“La giustizia italiana manca fondamentalmente di mezzi. […] Sembra urgente ricercare un consenso tra magistrati, avvocati, politici e società civile intorno all’esigenza di una riforma globale. Dopo di che si potranno definire le disposizioni normative e pratiche da modificare per permettere l’attuazione di una giustizia efficace e ben accetta da tutti.”
Lo dice un commissario europeo, non un magistrato, non un comunista.
Ieri il presidente della prima sezione della Cassazione Marvulli ha lanciato un grido d’allarme terribile, seguito dal procuratore generale Favara; il ministro ha fatto finta di niente, giudicando politica la cntrapposizione.
Ma può davvero pensare che non ci sia un numero consistente di magistrati che vota per la Cdl? Anche la loro è una contrapposzizione politica? Sono così stupidi da votare con una mano e bacchettare con l’altra secondo Inadeguato.
La verità è che , se si volgiono fare le riforme, bisogna ascoltare chi dovrà poi convivere con queste riforme, non solo i cittadini (che non ci capiscono niente nel 90% dei casi e che non hanno espresso nessuna volontà in tal senso con il voto) ma anche i magistrati, gli avvocati ecc.
E’ questione di civiltà e di convenienza - imporre le riforme sortisce solo l’effetto di annullarne i benefici - che uqesto governo non ha mai compreso fino in fondo. In rpimis perchè non sanno fare le riforme, non sono abituati, in secundis perchè non hanno la cultura del cambiamento, che è un passo difficile che va ben ponderato (anche se è necessario) e non affrontato frettolosamente a fini elettorali o di vendetta.
E la giustizia penale di questi cinque anni è li a dimostrarlo.

27 Gennaio, 2006

consumo, consenso, banalità

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 5:22 pm

Hannah Arendt, grande sociologa del secolo scorso fu la prima a studiare la piscologia del nazismo per capire perchè, come era stato possibile che un gruppo di uomini conquistasse la gloria predicando odio e distruzione.
Scoprì che non c’era una malvagità insita nell’animo di tutti i nazisti, non era il germe del male ad aver generato il Nationalsozialistische deutsche Arbeiterpartei. Semplicemnte erano uomini banali, medi, che conducevano una vita “normale” senza infamia e senza gloria,contenti de loro ma invidiosi dell’altrui.
Erano persone come ce ne sono tante, completamente inconsapevoli di cosa significassero le proprie azioni. Persone completamente calate nella realtà che avevano davanti: lavorare, cercare una promozione, riordinare numeri sulle statistiche, etc.
Più che l’intelligenza gli mancava la capacità di immaginare cosa stessero facendo.
Questa lontananza dalla vera realtà e la mancanza di idee sono il presupposto fondamentale del regime totalitario, il quale tende ad allontanare l’uomo dalla vera realtà sostituendone una sua, rendendolo meno di un ingranaggio in una macchina.
Si erano abituati alla morte, avevanmo assimilato “la ragion di stato”, tanto da compiere le azioni più crudeli come un lavoro qualsiasi.
Avevano compiuto il passo più terribile: vendere la loro ragione all’abitudine.
Il male peggiore della nostra era è l’abitudine: la maggior parte della nostra vita è costituita da azioni abituali, senza accorgerci agiamo e tolleriamo migliaia di ingiustizie: addirittura vediamo la morte accanto a noi e passiamo come nulla fosse.
All’abitudine ci ha condotto il conformismo, il pensiero comune: è “normale” quello che accade solo in fuznione dell’approvazione della maggioranza, del gruppo. E in nome del gruppo, che poi non è altro dall’abitudine, vengono compiute le nefandezze peggiori.
Allargando lo sgurdo il conformismo di gruppo non è altro che il figlio illegittimo - e perciò nascosto e taciuto - del governo della maggioranza: se a decidere è un gruppo, l’unico modo per controllarlo è che sia uniforme, che abbia li stessi bisogni, i desideri e finanche le stesse idee.
Solo un gruppo uniforme può essere controllato, spostato nella giostra del consenso.
Il capitalismo non è che il mezzo con cui il “gruppo” viene uniformato: i bombardamenti pubblicitari, la moda, inducono i desideri, uniformano le necessità.
Dalle necessità è più facile estrarre il consenso. Finto naturalmente, o meglio non profondo. Ma sufficiente a trasformarlo in potere.
La nostra generazione è immersa nei desideri più “banali”: ci siamo abituati ad avere ild esiderio di consumare fine a se stesso, senza bisongo di profondità. A dominare sono criteri estetici, basati anch’essi su un consumo irrazionale. La ragione è stata soffocata e sommersa dalla banalità dei desideri. E con ciò la cultua si è venduta al consumo.
Ecco il potere del consenso su cui si basano le società. Ed ecco perchè l’economia influisce sempre di più nella politica: l’economia modella la società, induce i bisogni, trasforma i soldi in consenso.
La verità è che la società occidentale, che pure si è opposta al nazismo e ne ha rifiutato il pensiero, conserva dentro sè, ed anzi espande fino all’eccesso, il germe che ha generato la distruzione totale: la banalità.

26 Gennaio, 2006

“Arbeit macht schlecht”

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 6:58 pm

“Essi [gli altri prigionieri di Auschwitz] popolano la mia memoria della loro presenza senza volto e se potessi racchiudere in un’immagine tutto il male del nostro tempo, sceglierei questa immagine, che mi è familiare: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia del pensiero.”
(Primo Levi, “Se questo è un uomo”)

Il nuovo secolo non può dimenticarsi di quell’uomo scarno e curvo: rappresenta gli errori del novecento, le sue contraddizione, la sua violenza ideologica.
Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa (non gli americani come nei film di Benigni) liberò il campo di concentramento di Auschwitz: dal 1996 in Germania si ricordano le vittime del nazionalsocialismo, dal 2001 in Italia si ricorda lo sterminio delgi ebrei e le leggi razziali.
[Tra parentesi i geni della sinistrapotevano evitare di usare il termine Shoa che è inadatto perchè signfica “olocausto” dal greco holos “completo” e kaustos “rogo” come nelle offerte sacrificali]
L’uomo scarno di Levi non rappresenta soltanto gli ebrei, continuamenti oggetto di discriminazioni e persecuzioni oggi come ieri, ma tutti gli uomini e le donne perseguitati: le donne islamiche costrette ad essere mutilate, umiliate e dileggiate dal mondo; gli armeni, i curdi, i ceceni e tutti i popoli perseguitati per la loro sete di indipendenza e libertà; i palestinesi costretti a vivere divisi da un muro, privati della loro terra e delle sua ricchezza; i perseguitati dai regimi di qualunque stampo; le minoranze di tutto il mondo espulse come un corpo etraneo dal mondo.
E’ evidente, il nostro secolo non è esente dai mali del ‘900. Ma oggi c’è un cancro che dilania silenziosamente il mondo, senza che gli venga dedicato un solo secondo, una sola commemorazione , una sola cerimonia.
- i denutriti sono 797′900′000 (il 16%, su un totale di 4′712′200′000), un numero maggiore alla popolazione di USA, UE, Giappone e Canada.
- ogni 5 secondi un bambino muore di fame
- su 6 miliardi di abitanti,1.2 miliardi è affamato, 1 miliardo e mezzo non ha acqua a sufficienza, 1 miliardo è analfabeta, 125 milioni di bambini sono senza istruzione elementare.
E non pensiate che tutto questo sia ineluttabile, che non sia colpa, nostra:
- sarebbero sufficienti 20-25 miliardi di $ all’anno per raggiungere gli obiettivi sanitari dell’ONU come AIDS, malaria, mortalità infantile, ecc ;
- se i paesi poveri aumentassero del 5% le esportazioni otterrebbero 350 miliardi di $ cioè sette volte gli aiuti dei paesi ricchi;
- se le aumentassero dell’1% otterrebbero 128 milioni di persone (estremamente) povere in meno (il 12% del totale mondiale);
- le nazioni ricche impongono 4 volte i dazi che impongono quelle povere. Se eliminati, farebbero guadagnare al mondo povero 700 milioni di $ l’anno alle nazioni povere in esportazioni;
- le norme sui brevetti internazionali costano al mondo povero 40 miliardi di $ all’anno. Metà di tale cifra finisce in mano a imprese statunitensi;
- una tazza di caffè costa 3 $ al mondo ricco ma al contadino che ha esportato il caffè giungono appena 3 centesimi di dollari;
- i paesi industrializzati spendono meno dello 0.25% dei loro PIL complessivo, il 39% in meno del 1990;
- nel decennio 2000-2010 sarebbero bastati 60 miliardi di dollari in più per garantire l’istruzione di base a tutto il mondo povero.
Come vedete non è un problema solo strutturale ma anche di volonta politica. Delle due l’una o la deocrazia non funziona visto che non riusciamo a imporre ai nostri governanti di fare qualcosa per irisolvere questo problema (che non sta in nessuna agenda politica) oppure la maggioranza di noi pensa che tutto questo sia giusto.
La cosa che mi preoccupa maggiormente è che il novecento non sia stato in grado (e il secolo successivo a ruota) non sia riuscito a inventarsi un modello alternativo al capitalismo.

25 Gennaio, 2006

Contratti

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 6:57 pm

Che i politici non rispettino le promesse è un fenomeno largamente diffuso. Gli Italiani possono accettarlo, hanno ingoiato il rospo decine di volte .
Ma che qualcuno ci prenda per analfabeti e si vanti di averle rispettate, invocando un complotto catto-comu-pluto-masso-giudaico contro la verità è un rospo troppo grande. diventa un dinorospo Se le promesse sono state anche messe per iscritto con il preciso vincolo che “nel caso in cui al termine di cinque anni di governa lameno 4 su 5 di questi traguardi non fosserio stati raggiunti, Silvio Berlusconi si impegna formalmente a non ripresentare la propria candidatura alle successive elezioni politiche”.
Ah Berlusco’ le prossime elezioni sono queste o quelle dopo ancora?
Dopo aver sfruttato quest’idea geniale - scopiazzata da oltreoceano, dove il partito repubblicano ha ideato il “contratto con l’America” nel 1994 -adesso deve pagarne le conseguenze.
Le promesse erano 5:
“1. Abbattimento della pressione fiscale
2. Attuazione del “Piano per la difesa dei cittadini e la prevenzione dei crimini” che prevede tra l’altro l’introduzione dell’istituto del “poliziotto o carabiniere o vigile di quartiere” nelle città, con il risultato di una forte riduzione del numero di reati rispetto agli attuali 3 milioni.
3. Innalzamento delle pensioni minime ad almeno 1 milione di lire al mese.
4. Dimezzamento dell’attuale tasso di disoccupazione con la creazione di almeno 1 milione e mezzo di nuovi posti di lavoro.
5. Apertura dei cantieri per almeno il 40 per cento degli investimenti previsti dal “Piano decennale per le Grandi Opere” considerate di emergenza e comprendente strade, autostrade, metropolitane, ferrovie, reti idriche e opere idro-geologiche per la difesa dalle alluvioni. ”
Il Sole24Ore, quotidiano di confindustria, nota associazione di bolscevichi e trozchisti, ha pubblicato un reportage a puntate che risponde all’elementare domanda, il contratto è stato rispettato?
Il primo punto - “meno tasse per tutti” - è facilmente riscontrabile perchè si tratta di dati numerici:
- la promessa esenzione fino a 11.000 euro (esenzione totale, non si pagano tasse) non c’è. La no tax area arriva solo a 7.500 euro per i dipendenti, 7mila per i pensionati, 4.500 per gli autonomi.
- l’aliquota al 23% per i redditi fino a 200 milioni (103.291 euro) è, oggi come oggi, 39% (+16%)
- l’aliquota al 33% per i redditi sopra i 200 milioni (103.291 euro) è in realtà al 43% (+10%)
- ha eliminato la tassa di successione. (un obiettivo rispettato, manco a dirlo).
Totale, il meno tasse per tutti si è trasformato in un misero punticino - neanche pieno - di riduzione della pressione fiscale dal 2001 a oggi. (dal 42.4% al 41.7%, - 0.7%)

La seconda promessa riguardava la criminalita - “città più sicure” - che doveva diminuire fortmenete attraverso i polizziotti di quartiere.
Nel 2001 i reati denunciati erano 2.163.826, mentre nel 2005 sono 2.417.716 (+ 253.890, +11%); con le754 unità in arrivo il 9 gennaio, saranno in totale 3.701 gli uomini delle forze dell’ordine destinati dal 18 dicembre 2002 al progetto “poliziotto di quartiere”.
Direi che non ci siamo: omicidi +2%, sequestri a scopo di estorsione +4%, truffe +130%, maltrattamenti in famiglia + 5%, violenza sessuale +48% tra il 1º luglio 2003 e il 30 giugno 2004.

Terza promessa: innalzamento delle pensioni minime a 516 euro. semplice da farsi, un solo articolo in finananziaria, tutti daccordo.
Con la Finanziaria 2002 vengono portate a 516 euro mensili le cosiddette pensioni minime, che riguardano una platea di 1,8 milioni di anziani. Ma secondo gli ultimi dati Inps disponibili (2004), oltre 5 milioni di trattamenti restano al di sotto di questa soglia.
Siamo buoni, quindi diciamo che ha mantenuto questa promessa (anche se è vero solo per 1.8 milioni di persone contro 5 milioni che non ha usufruito di questa riforma).
1.793.724 prendono ancora una pensione inferiore a 250€ (la metà di quanto promesso), 5.274.631 comunque meno di 500€.

Il quatro punto del contratto prevedeva le grandi opere: “l’apertura dei cantieri per almeno il 40%degli investimenti previsti dal Piano decennale per le grandi Opere”.
Siamo fermi al 21,4%; se a giugno 2006 si arrivasse a 44 mld di opere cantierate ci si attesterebbe al 25,4 per cento.
Comunque a metà strada rispetta al 40%.

L’ultima promessa era di dimezzare il tasso di disoccupazione, crenaod un milione e mezzo di posti di lavoro.
Il saldo del numero degli occupati al terzo trimestre 2005 è pari a 1.074.000 in più rispetto al
secondo trimestre 2001, l’inizio della legislatura.
Il tasso di disoccupazione si è ridotto dal 9,2 al 7,1%, cioè del 2,1 per cento.
Mancano mezzo milione di posti di lavoro e un 2.5% ulteriore (la metà di 9.2 è 4.6 e non 2.1) di diminuzione del tasso di disoccupazione.

Ricapitoliamo: 1/4 del primo obiettivo, sommato alla metà degli altri (abboniamo il fatto che i polizziotti di quartiere siano solo una mossa elettorale che otglie fondi a carabinieri e polizia senza migliorare la sicurezza).
Siamo a 2 obiettivi pieni e un pezzettino. Ne servivano quatttro per ricandidarsi Silviuccio.
Allora dobbiamo pensare che il candidato vero sia Casini?
Non mi immagino Berlusconi che non rispetta un contratto: le inadempienze contrattuali si sa, si pagano.

Next Page

Funziona con WordPress