Revisionimso di stato

Ai quindici di piazzale Loreto
Esposito. Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siete? Voi nomi, ombre?
Soncini. Principato, spente epigrafi,
voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati.
Gasparini? Foglie d’un albero
di sangue. Galimberti, Ragni, voi,
Bravin. Mastrodomenico, Poletti?
O caro sangue nostro che non sporca
la terra, sangue che inizia la terra
nell’ora dei moschetti. Sulle spalle
le vostre piaghe di piombo ci umiliano:
troppo tempo passò. Ricade morte
da bocche funebri, chiedono morte
le bandiere straniere sulle porte
ancora delle vostre case. Temono
da voi la morte, credendosi vivi.
La nostra non è guardia di tristezza,
non è veglia di lacrime alle tombe;
la morte non dà ombra quando è vita.
(Salvatore Quasimodo, “Quando caddero gli alberi e le mura”)
Può lo stato paragonare chi li uccise alle vittime? Basta un articolo di un proposta di legge dimenticata dal mondo:
Art. 1.
1. I soldati, i sottufficiali e gli ufficiali che prestarono servizio nella Repubblica sociale italiana (RSI) sono considerati a tutti gli effetti militari belligeranti, equiparati a quanti prestarono servizio nei diversi eserciti dei Paesi tra loro in conflitto durante la seconda guerra mondiale.
Ed ecco muoiono secoli di storia, muoino di nuovo i martiri della resistenza, coloro che hanno fatto l’Italia libera e democratica. Uguali - equiparati nel linguaggio della finzione - a chi si è venduto al nemico, allo straniero che ci ha invaso, ha tirannegiato con il fucile terribile delle stragi e le esplosioni dei bombardamenti.
Coloro che militarono nel RSI, la “repubblica” di Salò, venduta ai tedeschi da un Mussolini appena fuggito dal carcere del Gran Sasso, avranno ugual destino di chi ha voluto combattere per liberarci da un regime terribile; come Emilio dal Ponte, partigiano “Montina”, catturato nel 1944 dalla Decima Mas e ucciso perhè non rivelò i segreti della resistenza: inferociti lo legarono mani e piedi a due cavalli da tiro e poi fecero partire gli animali in direzione opposta, squartandolo.
Chi fucilò i quindici partigiani a Piazzale Loreto, come chi squartò Emilio dal Ponte, potrebbe essere equiparato alle vittime. Lo stato non sta più dalla parte della resistenza, diviene neutrale, cancella quel poco di memoria condivisa che ritenevamo acquisita: l’antifascicmo come contrarietà ad ongi forma di totalitarismo, di violenza statale sui sudditi, a fondamento della Repubblica Italiana.
Sotto il profilo storico il provvedimento non ha senso:
Si mette così sullo stesso piano la scelta di chi ha lottato e versato il proprio sangue per costruire in Italia la democrazia parlamentare e la giustizia sociale, e quella di chi non solo non ha rinnegato gli obiettivi politici e ideologici della dittatura fascista, ma ha ritenuto di poter condividere la visione hitleriana e razzista dell’Ordine nuovo nazista, simboleggiato dall’orrore di Auschwitz. È il primo passo per ottenere che ai fascisti di Salò vengano concesse medaglie al valor militare e decorazioni per la battaglia sostenuta con i nazisti contro l’indipendenza nazionale dell’Italia, contro la democrazia e la libertà .
Lo scrivono 40 storici tra cui Nicola Tranfaglia, Sergio Luttazzo e Guido Melis.
Sotto il profilo giuridico, a parte un giudizio negativo sull’estrema necessità di un simile provvedimento, sono stati sollevati parecchi dubbi.
Innanzi tutto perchè la relazione del provvedimento giustifica tale equiparazione facendo riferimento alla sentenza 26 aprile 1954 n. 747 del Tribunale Supremo Militare (abolito nel 1981) che afferma “la legislazione italiana postfascista non ha sotto il profilo del diritto internazionale alcuna veste e alcuna autorità ”; che “i partigiani non erano belligeranti”. Ma si ignorano le ripetute sentenze della Corte di Cassazione anche a Sezioni Unite, in cui si condannano i missini per reati come di aiuto militare al nemico e di aiuto al nemico nei suoi disegni politici.
Scrivono Giovanni Conso e del prof. Giuliano Vassalli (presidenti emeriti della Corte Costituzionale) e Raimondo Ricci (Vice Presidente nazionale dell’ANPI) che
“il disegno di legge in questione si trova in un conflitto insanabile con l’ordinamento giuridico vigente in Italia, con il diritto internazionale, con la stessa Costituzione e con la verità storica. [..]
Si profila qui un’ambiguità interna al disegno di legge in esame in quanto, non facendo esso riferimento nel testo, come invece nel titolo, a un esercito, apre la strada a interpretazioni estensive intollerabili oltre che illogiche.”
Sì, perchè il provvedimento finirebbe per assegnare onori miliari anche ai membri delle cd SS italiane (che massacrarono migliaia di partigiani e deportarono migliaia di ebrei).
Un comunicato della ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti) si conlude con queste parole sacrosante:
La Storia è fatta di vicende complesse e di dolorose storie individuali, ma la memoria di un Paese e di un Popolo non permette ambiguità e cedimenti.
L’unità e l’indipendenza dell’Italia, la Costituzione repubblicana e i valori che la animano sono il frutto dell’Antifascismo, della Resistenza umana, politica e culturale di coloro che soffrirono il carcere e il confino; del sacrificio di Gobetti, Matteotti, Amendola, Don Minzoni, dei fratelli Rosselli; di chi a Rodi e a Cefalonia combatté contro le truppe naziste, e non al loro fianco; di quanti nella guerra partigiana e di liberazione nazionale e nel rinato esercito italiano combatterono per 20 mesi contro l’occupante nazista e contro i suoi servi di Salò.
Di tutti coloro, in definitiva, che si schierarono contro e non con la Repubblica Sociale Italiana.
Se l’Italia dovesse smarrire questa memoria perderebbe il fondamento della sua coscienza civile e nazionale.
P.S. Ecco i nomi dei firmatari del provvedimento, ciascuno con il proprio indirizzo di posta, bombardateli di insulti:
Sen. Giovanni Collino (AN) Alberto Balboni (AN), Francesco Bevilacqua (AN), Michele Bonatesta (AN), Giuseppe Bongiorno (AN), Luigi Bobbio (AN), Ettore Bucciero (AN), Giuseppe Consolo (AN), Carmine Cozzolino (AN), Vincenzo Demasi (AN), Michele Florino (AN), Lamberto Grillotti (AN), Renzo Gubert (UDC), Luciano Magnalbo’ (AN), Giuseppe Menardi (AN), Franco Mugnai (AN), Giuseppe Mulas (AN), Lodovico Pace (AN), Mario Palombo (AN), Riccardo Pedrizzi (AN), Piero Pellicini (AN), Francesco Pontone (AN), Roberto Salerno (AN), Giuseppe Semeraro (AN), Filomeno Biagio Tato’ (AN), Oreste Tofani (AN), Roberto Ulivi (AN)