Uno spettro si aggira per l’Europa

8 Gennaio, 2006

Affari e… affari

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 10:03 pm

Dal profondo del mio cuore sorge una domanda: ma i giudici non erano tutti toghe rosse, esseri mentalmente deviati? E i giornali non erano mica in mano alla sinistra insieme alle televisioni?

Gli stessi giornali che da quattto giorni non parlano d’altro che di un «E allora siamo padroni di una banca?» di Fassino, mentre dei guai giudiziari di Berlusconi non parla più nessuno. Le setsse televisioni che improvvisamente danno spazio alla cronaca giudiziaria - lungi da loro farlo per le altre inchieste, savlo sul pigiama dellan Franzoni di cui onestamente faremmo a meno volentieri.

Gli stessi magistrati che adesso controllano anche Fassino: hanno sbagliato utenza telefonica, signor Berlusconi? O forse speravano di “beccare” qualcun altro, magari della Cdl?

In realtà nessun magistrato ha mai controllato nè l’utenza di Berlusconi (da quando è in politica), nè quella di Fassino. Non c’è nessuna toga rossa: ci sono i professionisti, che fanno il loro lavoro e accusano anche i politici (ricordate “la giustizia è uguale per tutti”, sta scritto nelle aule giudiziarie!), e i figli del potere, che chiudono un occhio - o tutti e due - quando si trovano di fronte ad un politico.

A Mlano non si chiudono gli occhi normalmente, a Roma e Perugia chissà.

Magistrati, giornali, televisioni, tutti contro il povero Berlusconi, che mi sembra aver acquisito il coraggio della disperazione: lui non è artefice di commistioni affari politica, lui non fa affari ma ci rimette sempre.

Povero! Lui non mescola affari e politica, solo affari con affari, niente politica.

Infatti da 11 anni (è in politica dal 1994) il suo patrimonio famigliare si è triplicato (visto quanto ci ha rimesso?) passando da 3.1 a 9.6 miliardi di euro, il titolo Mediaset è aumenatto del 187% - mentre l’indice dei valori azionari del comparto media in europa scendeva del 4% - portando nella finanzairia personale del Premier 700 milioni di eurodal 1994 a oggi, pari a uno “stipendio” medio mensile di 5,2 milioni di euro per il presidente del Consiglio.

La riforma Tremonti sulla tassazione delle plusvalenze ha consentito di rimbalzo al premier di risparmiare 340 milioni di tasse sull’ultimo collocamento Mediaset. E la madre di tutte le riforme Tv, la legge Gasparri, “regala a Mediaset un bacino di crescita potenziale di 1-2 miliardi”, come ha candidamente ammesso lo stesso Fedele Confalonieri.

Ecco gli affari del premier, che nessuno ci dice. Mentre l’estratto conto di D’Alema finisce fotocopiato sui giornali.

Ma lui non fa affari con la politica, fa politica per gli affari

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