Questione legale
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Riferendomi a quanto ho scritto ieri segnalo solamente che Mr “iononfaccioaffariconlapolitica” ha regolarizzato la sua posizione fiscale dal 1997 al 2002, sotto inchiesta della Procura di milano e dell’agenzai delle Entrate, pagando solamente 1800 euro - a fronte di uan posizione controbutiva da decine di milioni di euro - sfruttando una legge che lui stesso ha fatto approvare: la legge 289 del 2002 (la finanziaria 2003).
No comment.
Fassino ha rilasciato ieri (pubblicata oggi su Repubblica) un’intervista a Massimo Giannini in cui dice cose sacrosante: innanzi tutto sottolinea che la campagna di denigrazione nei suoi confronti - preceduta da quella contro Bersani eVisco prima e D’alema poi (per la storia del leasing sulla barca) - cominciata da “il Giornale” somiglia molto a quella imbastita su Telekom Serbia (il Giornale arrivò addrittura a dire che rano stati scoperti i conti all’estero di Fassino, Prodi e dini); in secondo luogo che non pretende per il mondo coperativo nulla più che diritti identici alle imprese tradizionali e che l’unico errore che può aver compiuto è aver “tifato” crenado questo cancan. (oggi D’alema ha ammesso che l’opa unipo, su Bnl è un’operazione avventata).
Fassino propone un codice etico e un comitato che controlli i bilanci dei Ds.
Il problema non sono i codici etici ma il codice penale: se la politica cominciasse a rispettare quello - sia nel senso di non commettere reati, sia nel senso di non “usarlo” come fosse carta straccia per i propri comodi - non oserei mai lamentarmi della qualità del sistema politico italiano.
L’etica non si può pretendere, il rispetto della legge sì. La questyione morale è prima di ogni altra cosa un problema politico, che è condizionato da un giudizio politico per definizione, quello etico.
Posso scegliere di non votare un politico o un partito, giudicando troppo basso il livello etico dimostrato. Ma non posso condannarlo per un reato.
All’estero funziona senza nessun codice etico: semplicemnte se un partito candidasse una persona sottoprocesso nessuno (o pochi) la voterebbe; il partito perderebbe le consultazioni e il politico anche. Così nessun partito lo fa.
Per far questo in Italia non serve nessun codice etico, nessuna legge, semplicemente un po’ di educazione alla legalità e un po’ di informazione. in Italia mancano entrambe: la prima è in parte insito nel nostro modo di pensare “mediterraneo”, meno rigoroso dei paesi del nordeuropa, in parte dovuto a cinquant’anni di insegnamenti di chi ci governa, iniziati con i sotterfugi elettorali del ‘45, passando per connivenze di ogni tipo.. logge, loggine e loggette, corruzioni e insabbiamenti, fino a guai elettorali di Berlusconi e alla finanza creativa dei partiti tangentopolisti. Sulla mancanza di informazioni c’è poco da dire: quando un presidente Usa mente sui suoi rapporti sessuali (sic!) viene quasi cacciato, mentre in Italia un presidente del consiglio può impunemente (in tutti i sensi) chiaccherare con mafiosi di calibro mentre i giornali denigrano i giudici che lo accusano di mafiosità . e per tutti resta un innocente martire, mentre il giudice un comunista pasticcione.