Perseguitato dalla legge

Oggi il presidente Ciampi, scavando nel profondo del suo intimo, ha trovato il coraggio di rinviare alle camere la legge Pecorella (sembrà più una riforma del kamasutra che non del cpp).
Essa sarebbe incostituzionale perchè in contrasto con l’art 111 della Costituzione.
E lo sarebbe per tre motivi:
- l’articolo 7 della legge - che riforma l’articolo 606 del cpp - viola il principio del penultimo comma (’contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso per Cassazione per violazione di legge’) nella parte in cui consente il ricorso in cassazione per ”mancata assunzione di una prova decisiva quando la parte ne ha fatto richiesta, sempre che la stessa fosse ammissibile’ e la mancanza o la contraddittorietà ovvero la manifesta illogicità della motivazione della sentenza; con questa formulazione la suprema corte non sarebbe più solamente giudice dui legalità della sentenza ma dell’intero processo (come la corte d’appello) e assumerebbe funzioni di merito con la conseguenza di “inceppare”il filtro di inammissibilità dei ricorsi che tanto bene aveva funzionato in questi anni, consentendo un proficuo miglioramento dei tempi del ricorso per cassazione.
- l’articolo 4 che modifica articolo 428 del cppe trasferisce la competenza per la sentenza di non luogo a procedere (qualla pronunciata dal Gup quando la prova è contraddittoria o non sufficiente a sostenere l’accusa in giudizio) dalla Corte d’appello in Cassazione; due sarebbero le conseguenze: un aggravio ulteriore per la cassazione (tra l’altro ingiustificato) e un aumento dei tempi (se la sentenza dovesse essere ribaltata dalla cassazione) in palese contrasto con il principio della “ragionevole durata del processo”
- la disposizione che prevede l’inappellabilità della sentenza di assoluzione da parte del pm viola la parità tra accusa e difesa contenuta nell’art 11 costituzione.
- due norme risultano contraddittorie :l’articolo 577 del codice di procedura penale continua a prevedere la impugnazione delle sentenze di proscioglimento per i reati di ingiuria e diffamazione, senza specificare se essa riguardi anche l’appello; - l’articolo 597, comma 1, lettera b) dello stesso codice, continua a individuare i poteri del giudice nel caso di appello riguardante una sentenza di proscioglimento, appello escluso dalle modificazione ora introdotte.
Oltretutto l’articolo 36 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, sulla competenza penale del giudice di pace, continua a consentire l’appello del pubblico ministero contro alcuni tipi di sentenze di proscioglimento.
Da questi profili di incostituzionalità - che mi sembrano impeccabili - vorrei estrarre una serie di considerazioni.
Innanzi tutto questa non è la prima legge respinta dal Capo dello stato per manifesta incostituzionalità (è la settima dopo la riforma sanitaria, la legge sulla mucca pazza, quella sull’incompabilità dei consiglieri regionali, la semplificazione del 2001, Gasparri e la riforma dell’ordinamento giudiziario) ; a queste vanno aggiunte le leggi dichiarate incostituzionali (lodo Maccanico e Bossi-fini) e quelle che lo saranno porbabilmente in futuro (ordinamento giudiziario e Cirielli).
tutto ciò denota da un lato scarsa conoscenza della costituzione da parte del parlamento (e dire che ci sono esimi costituzionalisti e avvocati al suo interno) oppure una tale necessità di fare i propri interessi da tentare di piegare le regole a proprio favore.
In secondo luogo mi sembra evidente che la legislazione penale di questo governo faccia acqu da tutte le parti: da un lato perchè il 90% dei provvedimenti è stato utilizzato solo per salvare il premier & friends dai guai giudiziari mentre il resto sono provvedimenti contro l’indipendenza della magistratura; dall’altro lato perchè non si è intervenuti con riforme organiche del sistema penale - di cui si sente un incredibile bisogno - ma con leggine che non intaccano i malfunzionamenti ma è aprono nuove falle nel sistema.
Berlusconi con il diritto ha un brutto rapporto: anche quando è lui a scrivere la legge se la trova sempre contro.
ps Il sig. Silvio B. prima di dire panzanate potrebbe informarsi presso i suoi avvocati.
La’altro giorno a Ballarò è riuscito a dire che «avere rapporti da parte di esponenti politici della sinistra con Generali, mentre è in corso un’Opa non è solo disdicevole. È proibito dalla legge».
In studio nessuno - a parte un flebile Spaventa - ha osato contraddire il premier che di reati se ne intende.
In relatà quello che ha detto è falso per due motivi: non esiste nessuna norma che vieti i colloqui tra “azionisti e scalatori” (e i Ds non erano enahce scalatori) purchè non si scambino informaziioni privilegiate; e in secondo luogo perchè non c’era nessuna opa in corso perchè l’opa Unipol su bnl non è mai stata autorizzata dalla Banca d’Italia.
Ma per gli spettatori di Raitre avvicinarsi a Bernheim è degno del rogo.