Uno spettro si aggira per l’Europa

23 Gennaio, 2006

Precedenti penali

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 8:24 pm

“Nessuna istituzione, lo so bene, nessun principio, nessuna regola sfugge ai condizionamenti storici e dunque all’obsolescenza, nessun cambiamento deve suscitare scandalo.Purché sia assistito dalla razionalità e purché il diritto, inteso come categoria del pensiero e dell’azione, non subisca sopraffazione dagli interessi. Ma ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività “resistere, resistere, resistere” come su una irrinunciabile linea del Piave.”
(RELAZIONE DEL PROCURATORE GENERALE, FRANCESCO SAVERIO BORRELLI, DELLA CORTE DI APPELLO DI MILANO PER L’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO 2002- 12 gennaio 2002)

“Ma una società che perde la fiducia nella giustizia e nei suoi magistrati è una società a rischio. Inevitabilmente esposta al pericolo di derive patologiche, illiberali e disgreganti.”
( RELAZIONE DEL DOTT. GIAN CARLO CASELLI, PROCURATORE GENERALE DELLA CORTE DI APPELLO DI TORINO - 15 gennaio 2005)

La linea del Piace è stata sfondata: i “ladri” sono riusciti a confondersi con gli onesti, i corruttori con le vittime, i mafiosi con i perseguitati.
La “gente” non vuole aver più nulla a che fare con la politica, si limita a votare il meno peggio.
Si era illusa che qualcuno riuscisse a separare le guardie dai ladri. Era scesa in piazza per osannare i “capitani coraggiosi” che stavano facendo pulizia e tirare monetine e insulti ai chi vendeva la propria funzione al miglior offerente.
Ma si era arresa troppo presto la folla, che forse pensava già (cos’ì era stata illusa) di aver sconfitto il mercimonio della politica.
Forse quei capitani coraggiosi hanno esagerato, dopotutto non era quello il loro ruolo.
Loro volevano solo perseguire i briganti, non potevano sobbarcarsi l’onere di sistemare ig uai dell’Italietta delle tangenti.
Forse erano i media ad averli abbandonati: i loro tempi non sono compatibili con quelli dei processi e delle inchieste.

Ora la “gente” ha rinunciato alla possibilità di separare guardie e ladri: ha semplificato tutto, riempiendo il fascio di ladri.
Presidenti del consiglio che baciavano mafiosi, altri che fugivano in esilio-laitanza, altri che si facevano eleggere prima di finire sulla graticola.
Militari che -perfettamente impuniti - organizzavano colpi di stato, altri che formavano organizzazioni eversive.
Liste, rapimenti, banche che saltano: e la politica c’entra sempre.
Nessuno si scandalizza più se arriva un avviso di garanzia, se un depuato viene accusato di favorire uomini mafiosi, se un sindaco procura carte d’identità false ai latitanti.
D’altronde questo è nulla di fronte all’associzione mafiosa, alla strage, all’attentato o alla corruzione. Abituati a tutto ciò, gli italiani smettono di scandalizzarsi se un politico fa il tifo.
Sa bene che qualcun’altro avrebbe comprato la squadra.

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