Uno spettro si aggira per l’Europa

27 Gennaio, 2006

consumo, consenso, banalità

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 5:22 pm

Hannah Arendt, grande sociologa del secolo scorso fu la prima a studiare la piscologia del nazismo per capire perchè, come era stato possibile che un gruppo di uomini conquistasse la gloria predicando odio e distruzione.
Scoprì che non c’era una malvagità insita nell’animo di tutti i nazisti, non era il germe del male ad aver generato il Nationalsozialistische deutsche Arbeiterpartei. Semplicemnte erano uomini banali, medi, che conducevano una vita “normale” senza infamia e senza gloria,contenti de loro ma invidiosi dell’altrui.
Erano persone come ce ne sono tante, completamente inconsapevoli di cosa significassero le proprie azioni. Persone completamente calate nella realtà che avevano davanti: lavorare, cercare una promozione, riordinare numeri sulle statistiche, etc.
Più che l’intelligenza gli mancava la capacità di immaginare cosa stessero facendo.
Questa lontananza dalla vera realtà e la mancanza di idee sono il presupposto fondamentale del regime totalitario, il quale tende ad allontanare l’uomo dalla vera realtà sostituendone una sua, rendendolo meno di un ingranaggio in una macchina.
Si erano abituati alla morte, avevanmo assimilato “la ragion di stato”, tanto da compiere le azioni più crudeli come un lavoro qualsiasi.
Avevano compiuto il passo più terribile: vendere la loro ragione all’abitudine.
Il male peggiore della nostra era è l’abitudine: la maggior parte della nostra vita è costituita da azioni abituali, senza accorgerci agiamo e tolleriamo migliaia di ingiustizie: addirittura vediamo la morte accanto a noi e passiamo come nulla fosse.
All’abitudine ci ha condotto il conformismo, il pensiero comune: è “normale” quello che accade solo in fuznione dell’approvazione della maggioranza, del gruppo. E in nome del gruppo, che poi non è altro dall’abitudine, vengono compiute le nefandezze peggiori.
Allargando lo sgurdo il conformismo di gruppo non è altro che il figlio illegittimo - e perciò nascosto e taciuto - del governo della maggioranza: se a decidere è un gruppo, l’unico modo per controllarlo è che sia uniforme, che abbia li stessi bisogni, i desideri e finanche le stesse idee.
Solo un gruppo uniforme può essere controllato, spostato nella giostra del consenso.
Il capitalismo non è che il mezzo con cui il “gruppo” viene uniformato: i bombardamenti pubblicitari, la moda, inducono i desideri, uniformano le necessità.
Dalle necessità è più facile estrarre il consenso. Finto naturalmente, o meglio non profondo. Ma sufficiente a trasformarlo in potere.
La nostra generazione è immersa nei desideri più “banali”: ci siamo abituati ad avere ild esiderio di consumare fine a se stesso, senza bisongo di profondità. A dominare sono criteri estetici, basati anch’essi su un consumo irrazionale. La ragione è stata soffocata e sommersa dalla banalità dei desideri. E con ciò la cultua si è venduta al consumo.
Ecco il potere del consenso su cui si basano le società. Ed ecco perchè l’economia influisce sempre di più nella politica: l’economia modella la società, induce i bisogni, trasforma i soldi in consenso.
La verità è che la società occidentale, che pure si è opposta al nazismo e ne ha rifiutato il pensiero, conserva dentro sè, ed anzi espande fino all’eccesso, il germe che ha generato la distruzione totale: la banalità.

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