Uno spettro si aggira per l’Europa

28 Gennaio, 2006

Riforme per vendetta

Archiviato in: Politica interna, Giustizia — Roberto @ 5:40 pm

Oggi in tutta Italia si sono svolte le cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario, dopo quella di ieri alla corte di Cassazione.
La situazione è allarmante: i processi, nonostante le vanterie dell’ingenier Inadeguato, non durano meno, i carichi di lavoro su procure e tribunali si fanno sempre più insopportabili anche a causa della diminuzione dei finanziamenti e dell’organico negli uffici giudiziari.
Le recenti riforme non hanno che aggravato questa situazione: oggi come oggi la miglior tattica difensiva - per chi ha i soldi per pagare un avvocato - è quella dilatoria, cioè dal processo e non nel processo.
Per salvare Berlusconi e i suoi amici - senza neanche riuscirci, a volte per incapacità altre per inefficacia dei correttivi, tanto che Previti ascolterà il mese prossimo la sentenza di Cassazione per il processo Imi-sir, Berlusconi e la fininvest sono indagati per nuovi reati, la posizione di Dell’Utri nel processo di appello si è aggravata (con la prescrizione più lontana e nuove prove a suo carico) - la situazione del processo penale è quantomai preoccupante: un numero impressionanti di indagini rimangono a carico di ignoti, ancora di più si estinguono per prescrizione, solo i “poveri tapini” e i flagranti finiscono dentro.
E quel che è sconfortante è che il min. Inadeguato attribuisca la colpa della malagiustizia ai magistrati - come se i tempi delle indagini e dei processi non fossero allungati dalle formalità di legge e dalla mancanza di fondi - e a osannare l’opera distruttiva e umiliante del suo governo.
il commissario Gil-Robles nel Rapporto del Consiglio d’Europa del 14 dicembre 2005 ha sbugiardato al tesi del ministro (”è inutile iniettare risorse in un sistema che non è in grado di recepirle, perché è inefficiente”): “negli ultimi anni sono già state proposte numerose riforme dell’amministrazione della giustizia [.. con] l’obiettivo di tentare di risolvere soltanto una parte di un problema più globale, senza talvolta tenere conto di eventuali effetti o conseguenze pratiche. Inoltre, non sono sempre state portate a termine, vuoi per mancanza di mezzi, o, talvolta, per mancanza di una reale volontà”.
“La riduzione della durata media dei procedimenti, osservata tra il 1995 e il 2000, ha subito un rallentamento verso il 2001 ed attualmente è aumentata. Varie riforme del suo sistema giudiziario [..] hanno perfino aggravato i problemi.”
“La giustizia italiana manca fondamentalmente di mezzi. […] Sembra urgente ricercare un consenso tra magistrati, avvocati, politici e società civile intorno all’esigenza di una riforma globale. Dopo di che si potranno definire le disposizioni normative e pratiche da modificare per permettere l’attuazione di una giustizia efficace e ben accetta da tutti.”
Lo dice un commissario europeo, non un magistrato, non un comunista.
Ieri il presidente della prima sezione della Cassazione Marvulli ha lanciato un grido d’allarme terribile, seguito dal procuratore generale Favara; il ministro ha fatto finta di niente, giudicando politica la cntrapposizione.
Ma può davvero pensare che non ci sia un numero consistente di magistrati che vota per la Cdl? Anche la loro è una contrapposzizione politica? Sono così stupidi da votare con una mano e bacchettare con l’altra secondo Inadeguato.
La verità è che , se si volgiono fare le riforme, bisogna ascoltare chi dovrà poi convivere con queste riforme, non solo i cittadini (che non ci capiscono niente nel 90% dei casi e che non hanno espresso nessuna volontà in tal senso con il voto) ma anche i magistrati, gli avvocati ecc.
E’ questione di civiltà e di convenienza - imporre le riforme sortisce solo l’effetto di annullarne i benefici - che uqesto governo non ha mai compreso fino in fondo. In rpimis perchè non sanno fare le riforme, non sono abituati, in secundis perchè non hanno la cultura del cambiamento, che è un passo difficile che va ben ponderato (anche se è necessario) e non affrontato frettolosamente a fini elettorali o di vendetta.
E la giustizia penale di questi cinque anni è li a dimostrarlo.

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