Uno spettro si aggira per l’Europa

29 Gennaio, 2006

Pre- giudicati

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 6:27 pm

“I partiti siano responsabili e si dotino di codici di autoregolamentazione: se si candidano indagati si ammette che la responsabilità politica è solo una categoria verbale.
Candidare chi è sotto inchiesta per mafia può significare lanciare un messaggio gradito alla mafia e anche un messaggio di impunità e di sfida alla giustizia; [..] il ripudio della mafia non può essere la mera enunciazione di uno statuto ma una scelta del partito che garantisce per il candidato”.
Eccolo, il Pietro Grasso che non ti aspetti: finalmente una dichiarazione coraggiosa, che coinvolga il rapporto politica-mafia, mai sentita in 5 anni a capo della procura di Palermo.
Chissà che il nuovo incarico, ottenuto con “l’aiuto” dell’emendamento bobbio che escluse Caselli, non gli abbia dato nuova forza.
Non si può dire che chi fa il suo mestiere possa essere un pavido coniglio; ma in passato aveva dimostrato, a mio avviso, di non essere quantomeno sereno nel decidere sugli uomini politici: e per questo l’ho criticato aspramente.
Mi riferisco alla qualificazione giuridica dei fatti ascritti al presidente della regione Sicilia Salvatore VASAVASA Cuffaro, fattispecie che i suoi sostituti riconoscevano come “concorso nel reato di associaizone di stampo mafioso” - la cd associazione esterna - mentre secondo Grasso si trattava di semplice favoreggiamento aggravato (dal 416bis) e rivelazione di segreto d’ufficio (che il gup ha ritenuto consunto dal reato di favoreggiamento).
Ha sbagliato, devo ritenere in buona fede.
altre dichiarazioni mi ernao sembrate non da lui, tanto che le aveva ritrattate subito: quelle riguardo ai politici e professionisti che coprirebbero (coprono, oggi lo sappiamo quasi per certo) la latitanza di Provenzano.
Per ora non ha ancora ritrattato nulla riguardo alle ultime dichiarazioni. E sono dihciarazioni sacrosante.
Con quale criterio lo Stato non consente di fare il “bidello” (o come diavolo si chiamano oggi, senza offesa!) ad un pregiudicato mentre gli è possibile candidarsi e fin’anche diventare capo di stato?
Con quale spirito chi è indagato per connivenza con la mafia può poi combatterla da Palazzo Chigi, dal Parlamento o dalla regione?
La presunzione di non colpevolezza è un principio sacrosanto, ma per il diritto non per la politica: come ricorda giustamente Piercamillo Davigo (che di coraggio ne ha da vendere) “se io invito un signore a cena e lo vedo uscire da casa mia con l´argenteria in tasca, non aspetto la sentenza definitiva della Cassazione che lo condanna per furto, per smettere di invitarlo a casa mia”.
La politica dovrebbe crearsi un suo metro di giudizio, inevitabilmente più severo di quello della giustizia poenale, condizionato da una molteplicità di fattori complicatissimi e di cui la politica non può tener conto (dalla prescrizione alle amnistie).
Non può “usare” la giustizia penale quando le fa comodo e ripudiarne le sentenze (vedi Andreotti) quando queste non le piacciono.
Il giudizio deve essere chiaramente più rigido di quello del privato cittadino che non ricopre cariche pubblche, perchè dagli eletti ci si aspetta (vanamente purtroppo..) un comportamento non solo conforme alla legge, ma anche al di sopra di ogni sospetto.
Il nostro Parlamento potrebbe sfruttare l’occasione dell’espulsione degli indagati dalla politica (salvo riammetterli come figlioli prodigi al momento della loro eventuale assoluzione NEL MERITO) per ringiovanire un po’ la politica, oggi riservata agli ultracinquantenni.

Funziona con WordPress