PARCondicio (sine qua non)

“Un confronto televisivo con i leader della sinistra? Ma non è assolutamente possibile incontrarmi con persone che ti hanno insultato, calunniato, demonizzato! Prima questi signori devono chiedere scusa di tutto ciò che hanno detto, poi ci sarà la possibilità di un confronto civile”.
(Silvio Berlusconi, il Giornale, 15 febbraio 2005)
“Non so quando si farà questo confronto: per me anche subito, ma Prodi evita il faccia a faccia con me in tv perché è colpito da attacchi di panico”.
(Silvio Berlusconi, 26 gennaio 2006)
Come è facile cambiare idea per opportunismo. La coerenza certo non fa rima con politica, che è l’arte di cambiare idea senza che gli elettori se ne accorgano. almeno in Italia dove i valori stanno solo nel nome di un partito (e neanche tanto votato).
Silvio non vuole la par condicio, ormai è chiaro, perchè non è a pari nei sondaggi come persevera a dire lui, facendo a botte anche con i numeri che una volta erano il suo pane quotidiano, ma è indietro. e può rimontare solo a patto che da u8n lato i suoi “media” di famiglia comintinuino l’operazione propagandistica degna di Goebbles che vediamo sui teleschermi ogni giorno(Studioaperto ad esempio ha cominicato a parlare di “politica” da un lato con Prodi in tutina che corre dall’altro con Berlusconi sempre impeccabile che dispensa benedizioni) , e dall’altro che lui possa liberamente continuare il giro delle sette Chiese tentando, vanamente, di rilanciare la sua immagine.
I sondaggi continuano a dargli torto, la parcondicio ostacolerebbe in parte la propaganda liberticida della Cdl.
Sia chiaro, Prodi fa benissimo a restare lontano dalla tv e dai confronti con i Berluscones sia perchè è davanti e non ha bisongo di esporsi, ma sopratutto perchè, a differenza di silviuccio nostro, non è televisivamente gradevole (anche se ha glia rgomenti migliori, diciamo che da l’impressione di un sanbernardo non molto sveglio).
i sondaggi danno alla sinistra ancora tr i 4.5 e i 6 punti percentuali di vantaggio, stabili nonostante l’affare Unipol. Se fossero i guai giudiziari a decidere le elezioni Berlusconi non sarebbe diventato neppure capoclasse.
Cimapi ha ragione: la parcondicio va applicata prima, non perchè sia giusto in assoluto ma perchè l’invasione mediatica di Berlusconi è insopportabile per la democrazia. Colui che possede tre televisioni private e tre pubbliche (in Rai il direttore generale e i tre direttori di rete che nominano i direttori dei tg li ha nominati lui) stranamente si fa invitare da tutti i suoi dipendenti in tutti i programmi con un contraddittorio degno del Botswana: Vespa si è arreso, non fa neanche più le domande, Martelli non riesce neanche a imporre gli argomenti (anche perchè parla di cose che non conosce) ai suoi opsiti, Mentana è già nella blacklist e non può osare, Mimun è un suo ex dipendente, che domande volete che faccia?
Ma esiste una autority per le telecomunicazioni, ci penserà lei… Ingenui o illusi: le autority di per sè non funzionano, ancora meno possono funzionare in Italia dove si lottizzano anche le nomine a spazzino. E quella per telecomunicazioni in cui il presidente è nominato da un controllato (Berlusconi, attraverso Siniscalco, ha nominato Calabrò) può fare eccezione?
Calabrò è un democristiano di tempi remoti, ed ès tato nominato pochi secondi dopo aver rigettato il ricorso al Tar del Lazio (di cui era presidente) della Mussolini, che stava facendo perdere le elzioni nel Lazio alla Cdl. Esempio perfetto di convergenza casuale di interessi.
In autority non si muove foglia che Confalonieri non volgia. In Rai uguale: il presidente in quota Ds è molto amico di Confalonieri ed era il precedente controllore (oggi controllato).
La Marx-condicio come la chiama Berlusconi non servirebbe se fossimo in un paese civile: un paese in cui i giornalisti fanno le domande e i politici rispondono (e non viceversa), in cui chi controlla televisioni e giornali non si può candidare, in cui l’emittente di stato non è lottizzata (una volta con pudore, oggi molto più sfacciatamente, addirittura nominando ex parlamentari, parlamentari, fratelli, sorelle e cognati).
Non servirebbe, ma serve.