Uno spettro si aggira per l’Europa

5 Febbraio, 2006

Direzioni di marcia

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 9:22 pm

Esce in questi giorni nelle librerie (luogo oscuro per gli italiani) il libro di Umberto Eco “A passo di gambero”. Il tema è interessante: secondo Eco dopo il novecento, secolo della liberazione, delle libertà civili, il secolo successivo è stato finora caratterizzato da una reazione, un ritorno a gambero verso l’antisemitismo, le Crociate, il creazionismo antidarwiniano, la devolution.
La tesi mi trova perfettamente daccordo. Il problema è serio per chi, come me, si ritiene un progressista laico: faccio molta fatica a pensare alla rinuncia da parte della nostra civiltà - tanto osannata - ai progressi sociali guadagnati col sangue del novecento.
Forse il male del secolo appena iniziato è che da per scontate le conquiste del secolo passato: la libertà non è un blocco unico, prendere o lasciare. Si guadagna con molta fatica, si perde a poco a poco. Facilmente. E ci si accorge di lei solo quando non c’è più. (mio Dio sto facendo un discorso simile a quello di Berlusconi)
Oggi la democrazia si trova di fronte ad un problema enorme, di cui nessuno si rende conto ma che va risolto se non si vuole una regressione politica: la complessità degli argomenti con cui deve confrontarsi la poltiica impedisce da un lato alla politica di conoscere ciò di cui parla e dall’altro alla gente di votare consapevolmente.
Se il confronto tra due candidati avvenisse sullla semiotica io non capirei niente e non potrei farmi un’idea su chi votare. D’altro canto i candidati non saprebbero quasi nulla di quello di cui parlano.
Il voto è uno strumento in mano a chi saprà convinvecre meglio gli elttori su cose che ingora con argomenti che non saranno capiti - se non da una ristretta minoranza ininfluente a livello elettorale - ma solo ascoltati distrattamente. Un voto per simpatia (o empatia).
Il populismo mediatico di cui parla Eco.

La chiesa della fine del papato di Wojtyla e di Ratzinger ha dato un contributo enorme a questa “gamberizzazione” del XXI secolo: cetrto non è un merito.
Ma la responsabilità principale è della politica: da un lato la sinistra non ha ancora creato un complesso di “valori” (laici) propri dopo la caduta (rovinosa) del comunismo; non bastano le due frignacce sulla social democrazia (in italia intesa come un misto tra secolarizzazione e cristianità mascherata). Dall’altro lato - sopratutto in italia- sembra finita nel bidone la gloriosa tradizione liberale per rientrare nel vecchio binomio Guelfi-Ghibellini (dal lato dei primi).
Il riciclo del clericalismo è stato enfatizzato dall’11 settembre, che ci ha fatto scoprire i nostri nuovi nemici, fondamentalisti religiosi. “Religione contro relisione” è stata sempre una tentazione forte per le civiltà, anche per quelle laiche.
Le demopcrazie occidentali hanno saputo solo opporre estremismo (cattolico) ad estremismo (islamico). O viceversa.
Ritenevo Chiesa vs stato un conflitto chiuso con Garibaldi. Speravo che si fosse ben conficcato nelle teste prima che nelle costituzioni.
Il rigurgito reazionario, inatteso quanto veemente, non può avere come risposta la flebile voce (radical-chic) della società civile di sinistra.
Chissà che la risposta non sia il vecchio motto del Principe di Salina “cambiare tutto perchè nullla cambi”.

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