Borsellino e agenda
Il 19 luglio 1992 risuonavano le sirene degli allarmi in via d’Amelio. Dopo 57 giorni moriva anche Paolo Borsellino.
Giuseppe Ayala, fino a poco tempo prima magistrato dell pool, giunse sul luogo dell’attentato poche minuti dopo l’esplosione, perchè abitava a quattro passi.
Fu il rpimo a riconoscere il fraterno amico in quel corpo straziato.
E qui comincia il mistero: è da 14 anni che la procura di Caltanissetta che indaga sugli attentati di Capaci e Via d’Amelio (dato che coinvolgono due pm della procura di Palermo non è quest’ultima a occuparsene ma quella nissena) cerca la fatidica agenda Rossa di Borsellino che conterrebbe non solo importanti indizi sull’attenato a Falcone su cui Borsellino stava indagando ma anche novità sulla trattativa tra mafia e carabinieri.
Forse proprio per questo Borsellino è stato ammazzato, avva scoperto che lo satto stava trattando con la mafia. E la mafia stava uccidendo per dare “un’accellerata alla trattativa”, aveva ucciso Falcone, avrebbe ucciso Borsellino e voleva far fuori anche Mannino.
Borsellino era ormai un’sostacolo alla trattativa perchè l’aveva scoperta e l’avrebbe denunciata. La mafia aveva perso i propri referenti politici in Tangentopoli e pensava di riavvicinarsi alla politica con le stragi: Palermo, Firenze, Roma e Milano.
In questo contesto si inquadrano gli incontri tra l’allora comandante dei carabinieri Mori (oggi promosso a direttore del Sisde), il maggiore Giuseppe De Tonno e Vito Ciancimino, sindaco Dc di Palermo, referente della mafia per la trattativa.
Ma l’agenda rossa di Borsellino su cui tutto ciò era scritto sparì. E tre procure d’Italia (firenze, Caltanissetta e Palermo) seppero solo dopo molti anni della trattativa: ne hanno parlato alcuni pentiti (Brusca e altri), ne ha riferito in Corte D’assise di Firenze lo stesso Mori, è scritto sul diario di Ciancimino.
“Gli incontri avvennero in casa mia, in via San Sebastianello a roma, i carabinieri mi fecero questa proposta: consegnino alla giustizia acluni latitanti grossi e noi garantiamo un buon trattamento alle famiglie” sostiene l’ex sindaco nel suo memoriale.
Recentemenbte la procura nissena gha analizzato un filmanto Rai e Mediaset sul luogo dell’attentato a Borsellino un cui si vede un ufficiale dei carabinieri in borghese che prende dall’auto blindata del pm la borsa contenente l’agenda.
francesco Messineo e Renato di Natale, pm a Caltanissetta, scoprono che l’uomo è Giovanni Arcangioli, che si avvicina ad Ayala, allora eletto nelle deputato nelle fila del Pri.
Ayala ha ammesso la circostanza riferendo che la riconobbe ma non poteva tenerla perchè “non ne avevo titolo”: “vidi di fronte a me un ufficiale dei carabineir in divisa e la passai a lui certo di trasferirla in buone mani”.
E di lì la borsa fa un percorso strano: anzichè finire intonsa nelle mani delgi investigatori viene ritrovata da un assistente di polizia due ore dopo l’attentato sul sedile posteriore della macchina (su cui sedeva Borsellino che era andato a trovare la madre a casa). La borsa arriva a Arnaldo al Barbera ma senza l’agenda rossa.
Arcangioli rischia ora l’accusa di furto pluriaggravato e verrà ascoltato nei prossimi giorni.
Certo la polizia e i carabinieri avevano forti interessi che l’agenda non fosse mai ritrovata dato che probabilente conteneva le rpoce della trattativa incresciosa con la mafia.
P.S. Che Casini sia un ingenuo può essere vero. Ma davanti all’evidenza anche gli ingenui cedono.
Ieri sera a ballarò ha detto di ritenere «che Cuffaro sia una persona perbene».
Ora, Cuffaro sarà magari assolto, me lo auguro (e lo auguaro a lui) ma che abbia incontrato e parlato con dei mafiosi è fuori di dubbio. Lo dicono le intercettazioni delle conversazioni tra lui e Guttadauro (boss mafioso di Brancaccio, già condannato definitivamente per associazione mafiosa) che non sono invenzione dei pentiti od ei pm ma stanno lì, sui file audio.
Che un politico incontri un mafioso potrà non costituire un reato ma certo non fa di lui una “persona per bene”…