Uno spettro si aggira per l’Europa

9 Febbraio, 2006

Frankenstein drogato…

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 7:03 pm

La politica è l’arte dell’opinabile: ma come tutte le arti esistono delle regole sulla quali è fondata la buona riuscita dell’attività.
La prima regola dovrebbe essere quella di riuscire a realizzare quello che ci si propone.

Ieri è stato convertito con modificazioni un decreto legge contenente 28 articoli, non numerati da 1 a 28 come sarebbe normale ma moltiplicando gli articoli 4 fino a vicies ter: io non sarò stato un genio in latino ma ho dovuto prendere la grammatica latina per scorpire che singificava 23.
Non solo ciascuno di questi 23 articoloi ha numerosissimo commi (anche multipli come 1- quinquies) e per di più interminabili (6 articoli in 23 pagine).

Non è la prima volta che si usa una tecnica simile: tra le latre anche la legge delega per la riforma dell’ordinamento giudiziario è molto similmente composta. Tanto che anche cimapi si è lamentato dell’impossibilità di leggere una norma simile. Difficile orientarsi dentro un simile groviglio di commi.

Il decreto parla di tutto: di polizia di stato, di prefetti, di Olimpiadi invernali, tossicodipendenti, voto degli italiani all’estero, usura, terrorismo, simboli di polizia, immigrazione, contraffazione e sanzioni amministrative.
Tutto questo con il recondito obiettivo di non far capire nulla non solo ai cittadini (ai quali ormai la legge non si rivolge più, come ai tempi dell’azzeccagarbugli) ma neanche agli operatori del diritto: non io che tale non sono ancora - e forse non sarò mai - ma al presidente della corte Costituzionale.

Ma il fatto più spaventoso è contenuto nel testo della legge: l’articolo 4 vicies bis (vuol dire 22…) modifica l’art 14 del testo unico in materia di stupefacienti e detta i criteri per la compilazione delle tabelle da parte del ministero della Sanità delle sostanza stupefacienti.
Anzi, i criteri per l’unica tabella, in cui convergono le droghe leggere e le droghe pesanti: perciò detenere cocaina o “fumo” oltre i limiti porterà alla stessa pena (fino a sei anni).

Oltre alle sostanze tradizionali - oppiacei, cocaina, anfetamine, allucinogeni, cannabis ecc - è stata inserita una norma di chiusura che fa obbligo al ministro della sanità di includere nelle tabelle delle sostanze stupefacienti “ogni altra pianta i cui principi attivi possono provocare allucinazioni o gravi distorsioni sensoriali e tutte le sostanze ottenute per estrazione o per sintesi chimica che provocano la stessa tipologia di effetti a carico del sistema nervoso centrale”.

Ora la vite è una pianta che produce un principio attivo (l’acool contenuto nel vino e nella grappa) che può provocare gli effetti elencati sopra (distorisoni sensoriali che possono portare qualcuno a vedere verde un’insegna gialla…sic! ). Quindi è una droga. I produttori di vino vanno sbattuti tutti in galera. Anche quelli del vino nel bricco perchè basta la sintesi chimica (mica mi direte che provengono dalla vite?!).
Così i produttori del whisky che proviene dal grano e dal malto; così la tequila che proviene dall’agave. e i consumatori di un margarita fanno prima a dichiararsi alcolista e farsi ricoverare per evitare la galera.

In effetti l’acool è una droga. E’ stata consentita per motivi più socio-economici che scientifici. Come potrebbe un giudice non condannare chi coltiva la vite per farvi del vino? Con queli scappatoie?
Il signor Bernard Roques ha definito - senza alcun dubbio - l’alcool una droga : crea dipendenza (forte), sia fisica che psichica, è tossico e pericoloso. Quindi rientra nella previsione della nuova legge e deve far parte delle tabelle sulle sostanze stupefacienti o pscicotrope.

Questo è proibizionismo allo stato puro! Cosa ancora più grave è che è probizionismo involontario perchè an non valeva questo quando costruiva questa legge.
Ma bisogna saperle costruire per far dire loro quello che vogliamo. altrimenti finiscono per sfuggire al loro autore e dire nefandezze simili. Frankenstein sfugge al suo creatore.
Avvertite i produttori di vino, potrebbero finire sotto le grinfie di un pubblico ministero burlone o intransigente. La legge glielo consentirebbe.

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