Mafia e fango

Chi , e sono tanti, ha gettato fango sulla procura di Palermo, sul bravissimo sostituto procuratore Antonino Ingroia e sul suo collega Michele Prestipino dovrebbe vergognarsi.
A partire da quei servitori dello stato che tanto hanno fatto per la lotta alla mafia ma che hanno compiuto errori innegabili.
Dovevano accorgersi che la procura di Palermo non c’entrava con le loro disavventure giudiziarie; invece hanno gettato fango sulla procura, tentando di far passare un processo sbagliato come una persecuzione della mafia per il loro impegno per la legalità .
Oggi la Procura palermitana ha chiesto l’assoluzione del Generale Mario Mori e il tenente colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, il “capitano Ultimo”, accusati di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra, per aver ritardato la perquisizione nel covo di Totò Riina, dopo il suo arresto.
Dopo essersi accordati con il neo procuratore Caselli per l’osservazione del sito prima della perquisizione, i carabinieri del Ros, guidati da Mori, avevano lasciata incustodita la casa di Riina, inspiegabilmentem, consentendo alla mafia di ripulirlo e facendo fuggire la moglie e i figli dello stesso Riina. Accortasi di ciò la procura perquisì labitazione trovandola vuota e perfettamente reimbiancata.
“La decisione di sospendere i servizi di osservazione del residence di via Bernini fu presa dall’allora colonnello Mori e dal capitano Ultimo, e sarebbe stata sconosciuta almeno fino al 30 di gennaio ai vertici dell’Arma in Sicilia, dal generale Cancellieri al generale Cagnazzo al capo del Ros Subranni” ha detto oggi Prestipino nella requisitoria.
Stranamente dentro la cassaforte di Riina gli inquirenti avrebbero trovato probabilmente il papello gli appunti di Riina sulla trattativa con lo stato (tra lo stesso Mori e Ciancimino, sindaco mafioso di Palermo). Non fu mai ritrovato.
Così come un carabiniere (probabilmente) fece sparire l’agenda rossa di Borsellino che conteneva indicazioni sulla trattativa stessa.
Per carità , sarà un caso.
La procura ha dovuto esercitare l’azione penale contro Mori e Ultimo: aveva chiesto l’archiviazione ma il Gup aveva rinviato a giudizio obbligando la procura ad approfondire le responsabilità in dibattimento.
Secondo i pm ha chiesto l’assoluzione perchè “il fatto non sussiste e perchè non costituisce reato” e il non luogo a procedere per il reato di favoreggiamento semplice (commesso ma non punibile) perchè il fatto «deve intendersi estinto a maggior ragione in considerazione dell’applicazione della così detta ex Cirielli, essendo il reato di favoreggiamento semplice compiuto nel 1993» (il favoreggiamento si prescrive in sei anni, il processo è iniziato nel 2005).
Non sarebbe applicabile l’aggravante della mafiosità di cui all’art 7 cpp in quanto non sarebbe provato il dolo specifico (favorire la mafia): “Le condotta di Mori e De Caprio - ha detto Ingroia ai giudici - sono state dettate da ragioni di Stato e non da altro”.
Quindi, senza aggravante il reato è prescritto.
«Questa vicenda se avesse un colore sarebbe il grigio: il bianco e il nero si confondono perchè ci sono stranezze, condotte incomprensibili e talune ombre che hanno minacciato di oscurare un’operazione di polizia così importante che ha portato all’arresto di Riina»
Le stranezze ci sono e i due imputati, in nome del loro esemplare passato di lotta alla malavita organizzata, dovrebbero chiarirle definitivamente. Le spiegazioni processuali sono incredibili: o i due sono degli sprovveduti o hanno commesso errori tanto gravi da non poter essere considereate alla strega di incomprensioni.
P.S Quando la finirà il ministro Castelli di mandare gli ispettori in giro per l’Italia a zonzo?
Castelli sa che gli ispettori non sono uno strumento contro i magistrati, ma servono solo per individuare gravi violazioni della legge? Non possono entrare nell’ambito della discrezionalità del giudice.
Castelli ha il record di ispezioni e anche quello di fallimenti: forse dovrebbe aprire un’agenzia viaggi anzichè essere ministro della repubblica: gli riuscirebbe sicuramente meglio.