Contrada nostra

La prima sezione della Corte d’appello di Palermo ha condannato ieri l’ex ufficiale del Sisde Bruno Contrada a 10 anni di reclusione (a fronte dei 10 anni e 6 mesi chiesti dal pg) per concorso nel reato di associazione mafiosa.
Dopo 31 ore di camera di consiglio il collegio presieduto da Salvatore Scaduti ha confermato la sentenza di pprimo grado, che era stata ribaltata dalla corte d’appello prima che la cassazione la annullasse, ordinando ad altra sezione della corte d’appello di rianalizzare le prove.
Nonostante molti scetticismi, a modesto avviso di un semplice curioso che si presuma di leggere le sentenze e gli atti di cui dispone, la sentenza era relativamente prevedibile: la Cassazione era stata motlo dura nel censurare le modalità con cui la corte d’appello (nella sentenza di assoluzione) aveva giudicato le prove a carico di Contrada. Aveva tra l’altro smentito la principale linea difensiva dell’imputato che respingeva tutte le accuse dei pentiti perchè gente spinta da desiderio da vendetta, “tutta gente che ho fatto arrestare io”.
I pentiti ad aver parlato di contrada sono davvero tanti: inizialmente Gaspare Mutolo, Tommasino Buscetta, Rosario Spatola, Giuseppe Marchese, Marino Mannoia, Salvatore Cancemi, Salvatore Cocuzza, Francesco di Carlo e Siino Angelo; poi Maurizio Pirrone, Pietro Scavuzzo, Gaetano Costa e Gioacchino Pennino. Non tutti sono stati cercati e trovati (o anche solo perseguiti) dal signor Contrada.
Poi ci sono le testimonianze di Carla Del Ponte, della vedova Cassarà e del (mitico!) procuratore capo Antonio Caponnetto, e di altri colleghi che nutrivano sospetti e diffidenza verso Contrada. Singificativa è la sentenza della signora Gilda Ziino, vedova dell’ingegnere Roberto Parisi, già presidente della società I.C.E.M. e della “Palermo Calcio” ucciso a colpi di pistola in un agguato di stampo mafioso: ha raccontato che il signor Contrada sarebbe andato da lei poco dopo l’uccisione di suo marito dicendo “con fermezza che qualunque cosa io potessi sapere che riguardava la morte di Roberto dovevo stare zitta, non parlarne con nessuno e ricordarmi che avevo una figlia piccola; mi disse solo queste testuali parole”. La singora riferisce tutto al suo avvocato, il prof. Alfredo Galasso, che a sua volta riporta l’accaduto a Falcone; qualche giorno dopo Contrada ritorna all’attacco ripresentandosi a casa della signora per chiedere conto della malaugurata soffiata a Falcone.
Poi c’è l’intercettazione telefonica della conversazione tra lo stesso Contrada e Nino Salvo: quest’ultimo si premura a chiamare contrada per smentire di essere il mandante dell’omicidio del procuratore Chinnici. Mentre il dottor Pellegrini non voleva saperne di avere un colloquio con i cugini Salvo (collegamento tra Mafia e politica, che il dott. chinnici voleva effettivamente far arrestare prima di essere ucciso) , Contrada, dopo avergli parlato cordialmente, lo incontra senza riferire agli uffici della procura.
Ho ancora dubbi sulla colpevolezza di Contrada, che provengono sopratutto da un certo rispetto verso chi ha lottato contro la mafia. tuttavia non posso ritenere gli idnizi inconsistenti. Di sicuro non è un rpocesso fatto solo grazie ai pentiti: i riscontri delle loro dichiarazioni ci sono e la difesa dell’ex funzionario della questura palermitana non ha saputo smentirli.
Contrada sarebbe stato colluso con stefano Bontade, l’avrebbe aiutato a riottenere la sua patente e il porto d’armi; avrebbe aiutato la latitanza di Riina, agevolato la fuga di Olivero Tognoli, riciclatore mafioso e incontrato Ambrosoli poco pirma che fosse ucciso da un emissario mafioso; infine avrebbe consentito la fuga all’estero di Jonh Gambino. Tutti episodi che giustificano il reato di conocrso esterno in associazione mafiosa.
Non conosco le motivazioni che possono aver giustificato una carcerazione preventiva così lunga (quasi tre anni), forse dati sulla spinta della voglia di rinnovamento che caratterizzava gli anni successivi alla stagione delle stragi. Non mi pronuncio perchè non conosco le motivazoni formali e sostanziali.
Consentitemi però di repsinere con forza le critiche che da sempre circondano una rpocura quando questa tenta di fare pulizia negli apparati dello stato chiedendo conto ai servitori dello stesso dei propri comportamenti sospetti. Iannuzzi in testa
La sentenza di cassazione sul caso Contrada è disponibile qui.