Uno spettro si aggira per l’Europa

27 Febbraio, 2006

Europa forcaiola

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 7:46 pm

C’è una strana deriva ideologica: ora sono le destre ad essere protezioniste e Colbertiane. De villipen in Francia, Tremonti e Berlusconi in Italia.

E finisce che ora i liberisti toutcourt - a casa loro come all’estero - stanno dall’altra parte: la sinistra con Prodi ha fatto (male) le liberalizzazioni che il mercato aspettava da decenni, ha preteso in europa il mercato comune e l’uniformità delle regole a livello europeo (bocciata grazie ai voti al Parlamento Europeo di Forza Italia).

Così De villipen protegge le impresi francesi da opa straniere, così come Tremonti-Fazio- Siniscalco hanno difeso l’italianità delle banche, fino alle dimissioni di Fazio. Il colbertiano Tremotni gioca ha cambiato improvvisemnte idea:dopo aver eretto nel Circ e in Europa muri contro le imprese straniere (salvo rare eccezioni) sopratutto in campo bancario, scopre il mercato quando l’Enel vuole sbarcare oltralpe.

E viene invocato il mercato proprio per un’azienda, l’Enel , che è controllata dal Ministero dell’Economia, che ne detiene il 21.40%. Liberismo a corrente alternata.

Non so quanto sia corretta la posizione della sinistra che incolpa il governo di una politica anti-europea. Vero è che nella Cdl gli euroscettici abbondano e i convinti europeisti stanno sulle dita di una mano (e certo non ne fa parte Tremonti). Ma non credo che le due cose siano consequenziali.

Certo rinunciare a Monti come commissario alla concorrenza è stata una vera e propria follia (scambiate alle figurine con Frattini-Buttiglione).

La crisi è dell’europa e non del governo italiano. E’ l’idea stessa di un europa solo come mercato che risulta irrealizzabile e che è caduta sotto il peso della crisi post 11 settembre. La costituzione andava fatta - e approvata - prima del mercato comune, della moneta. Prima i cittadini - la nazione - poi lo stato. Prima un’idea comune, una volontà di superamento dei confini nazionali; poi le politiche comuni insieme al mercato unico.

Oggi purtroppo l’Europa è solo regole. Bisogna cambiare con il coraggio di costituire un soggetto che si presenti all’esterno e al suo interno, come politicamente unitario.
Altrettanto sbagliata è la reazione del governo italiano, molto simile a quella del bambino escluso dal gioco che tenta di vendicarsi. Le ritorsioni protezionistiche danneggiano la nostra economia e i nostri rapporti europei.

Giusto invocare la reciprocità, ma in europa e nelle sedi competenti, non con un autoembargo folle.

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