Il testamento di Veronesi

Il testamento biologico è la facoltà di decidere quando non è il caso che la scienza si accanisca a tentare di curare una condizione quasi irreversibile e che comunque priverebbe il paziente, a suo (e solo suo) avviso nei limiti della legge, della dignità di vivere.
Ciascuno DEVE avere la possiblità di decidere se i medici possono oppure non accanirsi sul loro corpo per far continuare una vita, già di per sè finita.
Non capisco onestamente le obiezioni dei credenti: che Dio e Dio solo abbia a disposizione la vita dei suoi figli posso crederci o no. e’ una visione religiosa, privata, che uno stato non può assumere come legge, salvopassare da stato di diritto a stato etico.
Naturalemnte il consenso va espresso con determinate modalità e con limiti stringenti di legge. Altrettanto naturalmente il consenso viene espresso qaundo il soggetto è completamente capace di intendere e di volere, preliminarmente alla malattia.
La scelta non può certo essere lasciata ai medici.
Umberdo Veronesi con la sua fondazione ha creato un registro per chi vuole fare testamento biologico e la fondazione stessa si farà garante della realizzazione del testamento.
«Non dobbiamo aspettare la prossima Eluana Englaro o un’altra Terry Schiavo per riaprire il dialogo sull’accanimento terapeutico — dice Veronesi —. Sfugge al legislatore che oggi il prolungamento o accorciamento della vita non sono valori in sé, ma lo sono in quanto assecondano il progetto di vita di ognuno di noi. La maggior parte dei malati, e una percentuale sempre più alta di popolazione sana, è favorevole al principio dell’autodeterminazione e della parità , in termini di diritti/doveri, con il mondo medico sanitario. Il paternalismo è superato in tutti i modelli sociali e negli ultimi anni lo stesso è avvenuto nel rapporto medico-paziente. Di fronte ad una medicina che estende sempre più le sue capacità tecniche, la gente sente il bisogno di riappropriarsi delle scelte che riguardano la propria esistenza, e la sua qualità , in ogni fase, compresa quella finale».
Il prossimo parlamento non potrà esimersi dal regolare la materia, sperando che Ruini non ponga veti come ormai prassi consolidata.