Uno spettro si aggira per l’Europa

30 Aprile, 2006

Nessun dorma

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 7:46 pm

L’Unione è passata dalla prima forca caudina, se non proprio in modo trionfale, almeno dimostrando una certa solidità.
Alla Camera tutto è stato facile dato la grande maggioranza, frutto del premio di maggioranza nazionale.
Al senato qualche difficoltà di più era inevitabile: la maggioranza risicata e l’opposizione frontale hanno reso difficile l’elezione di Marini. Non vi nascondo il mio disappunto per la pagliacciata del “Francesco Marini”.
Stavolta probablmente Mastella non centra: i farnceschi tiratori (come li ha soprannominati il divo Giulio) probabilmente provenivano da ambienti vicini allo stesso Marini (margherita o giù di lì).

Nemmeno l’intelligente metodo per segnare i voti (I Ds e PRC che scrivevano “Franco Marini”, la Margherita “Sen Franco Marini”, L’Udeur “Franco sen Marini” e l’IDV “Marini Franco”) ha impedito che i primi due scrutini - tre considerando lo scrutinio annullato - girassero a vuoto.
Al terzo scrutinio la presenza di Prodi, lo spauracchio del ballotaggio e forse l’individuazione dei Frnaceschi, hanno consentito l’elezione di Marini con ampia maggioranza (165 su 162 necessari). Forse Andreotti è l’autore della scheda bianca - in effetti ha votato in pochissimi secondi - forse ci sono franchi tiratori nella maggioranza, forse Cossiga ha cambiato idea, quel che è certo è che la maggioranza ha ritrovato la compattezza necessaria.

Adesso tocca al Presidente della Repubblica (forse dopo la fiducia al nuovo governo Prodi): Bsul metodo cimapi volgio solo segnalare che esso prevede una rosa di nomi proposta dalla maggioranza tra i quai secgliere di concerto con l’opposizione. E non viceversa come ha detto Berlusconi.

Detto questo, bisogna fare un po’ di conti:  l’elezione del presidente della Repubblica (art 83 cost) avviene con il Parlamento in seduta comune, cioè i 630 deputati, i 322 senatori e i 58 rappresentanti delle regioni (3 per ciascuna regione + 1 per la Valle D’Aosta). Ai primi deu scrutini serve la maggioranza dei due terzi (su 1010 membri, ne servono dunque 673), al terso scrutinio basta la maggioranza assoluta (cioè 506 voti).

L’Unione conta 546 voti propri (157 senatori, 340 deputati e 49 rappresentanti delle regioni), la Cdl solo 457 (cui vanno sommati i 7 senatori a vita, quasi tutti favorevoli al Centrosinistra).
Al terzo scrutinio dunque l’Unione è ampiamente autonoma. Questo non vuol dire che debba forzare la mano, ma di questo bisogna tener conto negli equilibri maggoranza-opposizione.

I nomi mi solleticano poco. Dovrò ringraziare Berlusconi se eviterà D’Alema sul colle; dovrò ringraziare Iddio se evitaimo lui (Berlusconi) e il suo sosia intelligente (Letta). Amato e lo stesso Marini non sarebbero male. Personalmente credo poco alle candidature che provengano dalla società civile (da ZAGREBELSKY proposto da Scalfari, alla Anselmi, proposta dalla Hack sull’Unità).

Penso che si debba scelgiere il meno peggio all’interno dell’attuale maggioranza (D’Alema non fa parte evidentemente del meno peggio), cercando il più possibile, senza tuttavia farsi imporre veti, l’apprezzamento dell’opposizione.

28 Aprile, 2006

Nassiria bis

Archiviato in: Politica estera — Roberto @ 9:15 am

Quando non si hanno parole, spesso è emglio affidarsi a quelledgli altri, di persone che hanno compreso la realtà meglio di te o forse che l’hanno saputa mettere per iscritto anche prima che avvenisse. In questo caso…

Il disertore
(Ivano Fossati, Boris Vian, trad. G. Calabrese)

In piena facoltà egregio presidente
le scrivo la presente che spero leggerà
la cartolina qui mi dice terra terra
di andare a far la guerra quest’altro Lunedì

Ma io non sono qui egregio presidente
per ammazzar la gente più o meno come me
io non ce l’ho con lei sia detto per inciso
ma sento che ho deciso e che diserterò

Ho avuto solo guai da quando sono nato
e i figli che ho allevato han pianto insieme a me
mia mamma e mio papà ormai son sotto terra
e a loro della guerra non gliene fregherà

Quand’ero in prigionia qualcuno mi ha rubato
mia moglie, il mio passato la mia migliore età
domani mi alzerò e chiuderò la porta
sulla stagione morta e mi incamminerò

Vivrò di carità sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna e a tutti griderò
di non partire più e di non obbedire
per andare a morire per non importa chi

Per cui se servirà del sangue ad ogni costo
andate a dare il vostro se vi divertirà
e dica pure ai suoi se vengono a cercarmi
che possono spararmi io armi non ne ho.

27 Aprile, 2006

Incostituzionalità della legge Pecorella

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 7:12 pm

Premetto che non credo che debba essere inopportuno commentare e persino criticare le sentenze; la libertà di parola consente di commentare e finanche non condividere le sentenze dei giudici purchè la critica non giunga (come spessissimo avviene) alla deligittimazione dell’intera magistratura. Criticare una sentenza significa insomma criticare il pesniero di un giudicie e non il “sistema magistratura”.
Unico requisito epr commentare delle sentenze è averle lette. Commentare sentenze di cui si è solo sentito parlare è come commentare un film che non si è visto. Si finisce per parlare a vanvera.

Ho premesso tutto questo perchè intendo occuparmi di una sentenza (meglio, ordinanza) che non ho letto; non l’ho potuta leggere perchè è stata pubblicata oggi e non si trova traccia del testo integrale. Ritengo però che gli stralci apparsi sulla agenzie siano sufficienti a comprendere le argomentazioni dei giudici.

I giudici della seconda sezione della corte di appello di Milano hanno respinto l’istanza con la quale la procura generale aveva chiesto di sollevare questione di legittimita’ costituzionale in merito alla legge Pecorella, nell’ambito del procedimento Sme. Hanno quindi stabilito che  l’atto d’appello contro la sentenza di assoluzione per Silvio Berlusconi (2 prescrizioni, 3 assoluzioni nel merito) si convertirà in ricorso per Cassazione secondo quanto disposto dalla legge ad personam Pecorella.

Ma il fatto strano è proprio che i giudici abbiano respinto eccezioni di incostituzionalità che altre corti hanno già accolto (tanto che la Corte Costituzionale deciderà presumibilmente alla fine di quest’anno). Non parlo di malafede (non faccio Berlusconi o Previti di cognome), semplicemente contesto le loro argomentazioni.

Vediamo quali erano le eccezioni di incostituzionalità e come la corte le ha respinte:

- la legge pecorella  sarebbe, secondo la procura generale, in contrasto con l’art 11 della nostra costituzione che sancisce la parità tra accusa e difesa. La corte ritiene tale affermazione erroneamente “ispirate da una singolare concezione della figura del pm, come parte antagonista e simmetrica alla difesa e non gia’ come organo di giustizia, per sua natura soggetto a doveri di correttezza e di indifferenza al risultato”; secondo la corte “l’esigenza di speditezza del processo puo’ costituzionalmente giustificare l’arresto dell’iniziativa dell’accusa attraverso le impugnazioni, mentre deve legittimamente sottostare al diritto inviolabile alla difesa, […] che sarebbe compromesso se, a fronte di una assoluzione in primo grado, l’imputato fosse per la prima volta condannato in appello senza poter disporre della possibilita’ di un riesame nel merito della pronuncia di colpevolezza”.
Sono daccordo con la seconda parte delle argomentazioni: il legislatore non può assolutamente privare dell’appello l’imputato soccombente. Ma per quanto concerne la prima parte delle argomentazioni sono in totale disaccordo: è vero che il pubblico ministero è un magistrato e come tale persegue la verità e non la condanna a tutti i costi. Tuttavia una volta ottenuto il rinvio a giudizio (sia esso richiesto o coattivo) il pm è parte nel processo e come tale ha diritto alla parità di armi di cui all’art.111, come ha sostenuto un’autorevole dottrina.

- il pg ha sostenuto che esista nel nostro ordinamento una garanzia del doppio grado di giudizio nel merito (primo grado e appello, la cassazione è un giudice di diritto e non di merito). A ciò la corte ha giustamente ribattuto che “il doppio grado di giurisdizione di merito non gode di copertura costituzionale e neppure trova fondamento nella convenzione europea per la salvaguadia dei diritti dell’uomo e delle liberta’ fondamentali”. Ricordo però che la corte non ha il potere di respingere direttamente le istanze di incostituzionalità quando le ritenga semplicemnete infondate ma solo quando siano palesemente infondate. Il giudizio di merito spetta solo alla Corte costituzionale, mentre quello del giudice a quo è solo una sommario controllo di fondatezza (può bloccarla solo se la ritiene MANIFESTATAMENTE INFONDATA). Nessuna delle due argomentazioni mi pare del tutto inconsistente, tanto da giustificare ul’inamissibilità già in giudizio.

La Corte Costituzionale ha già avuto modo di precisare che l’art111 non vuiuole atribuire poteri iodentici alle due parti, in situzioani intrensicamente diverse “una disparità di trattamento può risultare giustificata … sia dalla peculiare posizione istituzionale del pubblico ministero, sia dalla funzione allo stesso affidata, sia da esigenze connesse alla corretta amministrazione della giustizia” (C.Cost. 115/01) . Deve quindi ricorrere, nella disparità, un principio di razionalità, quale potrebbe essere una speditezza dei processi.

Mi pare chiaro, seppur in questo breve discorso, che la disparità venuta a crearsi (la difesa può appellarsi contro la condanna, l’accusa non lo può fare contro l’assoluzione) non sia coperta dalla sugfficiente razionalità: in primo luogo perchè travolge una quantità di casi tra loro completamente diversi; in secondo luogo perchè non è eliminando  le impugnazioni che si assicura la dovuta speditezza ai processi.

26 Aprile, 2006

Mediaset: a dieta!

Archiviato in: Informazione — Roberto @ 6:16 pm

In questi giorni le parole di Fausto Bertinotti su mediaset (”andrebbe fatta dimagrire in canali e pubblicità”) hanno aperto una polemica - non certo un dibattito - sia all’interno del Centro Sinistra, sia co9n il CentroDestra.

Prodi ha precisato che “bisogna attenersi al programma” dell’Unione. Vediamo allora cosa dice in sintesi il programma sul punto:

- La legge Gasparri (sul sistema radiotelevisivo) e la Frattini (sul conflitto di interessi) non hanno aumentato il pluralismo dell’informazione  ma hanno “consolidato le posizioni di forza”. “A questo concorre una distribuzione distorta del mercato pubblicitario”.

- E’ necessario riequlibrare il sistema , ribadendo i limiti antitrust di fatto cancellati dal Sistema Integrato delle Comunicazioni, impedendo “l’estensione delle posizioni dominanti”, “che operatori dominanti [..] nel comparto radiotelevisivo  possano controllare quotidiani” e stabilendo la separazione tra “i gestori delle infrastrutture di rete e i produttori di contenuti”.

Cosa significa tutto ciò se non stabilire un serio tetto antitrust, come individuato dalla Corte Costituzionale che aveva imposto a Rete 4 di andare sul satellite? Cosa significa se non ridimensionare il duoppolio pubblicitario Rai-Mediaset, imponendo una magiore apertura del mercato ed evitando che gli operatori si facciano una non-concorrenza?

Il programma sulla Rai non parla mai di privatizzazione ma anzi prevede una ristrutturazione come “holding pubblica”. La Rai andrebbe però restituita all’utente, al cittadino a cui il se3rvizio pubblico deve rivolgersi.

Mi sembra chiaro che il programma dfice esattamente quello che h detto Bertinotti, salvo che non lo si voglia stravolgere, fingendo che dica altro. Non c’è altro modo per aumentare il pluralismo se non riducendo le frequenze nazionali a disposizione di Mediaset e  introdurre un tetto sulla pubblicità.

P.s. Ieri un mio post è stato pubblicato sul sito di Libero. Non ho letto tutti i comenti ma quelliche ho letto mi sembravano solo polemiche sterili e infantili.
Grazie a qaunti mi hanno dato dell’ignorante o dell’analfabeta. Io scrivo per passatempo e non per mestiere… ogni tanto mi ingabolo sui tasti e inverto i caratteri… Mi scuso per questo, ma il post rimane leggibile.
Complimenti a chi ha detto che nulla è stato trovato sul fatto che Andreotti fosse stato un mafioso: la Cassazione non la pensa proprio così…
Infine ringrazio per i (pochi) complimenti.

25 Aprile, 2006

Napoleone abbarbicato

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 7:55 pm

“tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.”
(dal 5 maggio, di Alessandro Manzoni)

Dopo le vittorie e l’impero, dopo i trionfi, e le riforme venne per Napoleone il tempo di Lipsia (e l’esilio all’Elba) prima e Waterloo (e l’esilio a Sant’elena) poi.

Come Napoleone si autoincoronò imperatore, il nostro Silviuccio nazionale si è autopraclamato Napoleone (Gesù Cristo, Churcill, donnaiolo, imprenditore santo, l’Unto del signore, ecc ecc). Solo che si è dimenticato, o forse lo ignorava, che Napoleone ha fatto una brutta fine,s colpita nei secoli dal capolavoro di Manzoni.

La sua fine, probabilmente non definitiva, la sua Lispia è venuta l’11 di aprile. Siamo al 25 e ancora non l’ha accettata: certo è dura per un uomo con il suo ego.
Non è facile ironia, nè sfottò. E’ solo una cosntatazione da parte di chi, pur senza i suoi eccessi, coltiva un simile culto di sè. Lo capisco, anche se non lo amo.

Chissà quando e se verranno i suoi cento giorni, che renderebbero tanto più amara la sua dipartita politica (sia chiaro che non sto augurando per nulla Sant’elena a Berlusconi, mi accontenterei di un soggiorno riposo ad Arcore).

Oggi però serve una transizione veloce, che Berlusconi (può e) deve accellerare, dimettendosi all’indomani dell’elezione dei due presidenti delle camere, in modo da consentire a Ciampi, qualora lo volesse, di dare l’incarico a Prodi (o a chi per lui, secondo sua discrezione).

Questo non è un favore a Prodi e neppure un favore all’Italia, ma è un suo preciso dovere istituzionale. Oggi Fi ha fatto sapere che non potrà essere Ciampi a dare l’incarico ma si dovrà aspettare l’elezione del nuovo capo dello stato, che presumibilmente non avverà prima della seconda settimana di maggio. Lo imporrebbero la Costituzione e il voto del restante 50% degli italiani.

Ho i miei dubbi che il rispetto di metà degli italiani si traduca nel ritardare l’insediarsi di un governo, che nascerà comunque, con il conseguente ritardo per la manovra correttiva e per l’inizio del mandato. Non mi sembra esattamente l’interesse del “paese”.

Inutile dire che la costituzione non dice nulla di simile: il presidente della Repubblica non può sciogliere le camere nel semestre bianco, ma può benissimo dare l’incarico salvo che non si dica che la costituzione giustifica un vuoto istituzionale di sei mesi, di anarchia più totale.

24 Aprile, 2006

25 aprile

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 5:17 pm

Sessantuno anni fa l’Italia veniva liberata definitivamente e tornava ad essere uno stato indipendente, dopo la sanguinosa occupazione tedesca, e unito dopo la guerra civile.
Il venticinque aprile di quest’anno deve servire a due cose.

Innanzi tutto a ricordarci che la libertà non va mai data per scontata ma bisogna lottare ogni giorno per non perderla con la stessa intensità con cui si è combattuto per ottenerla. Questo non può in alcun modo condurci a confondere chi ha lottato per conqiestarla e chi l’ha venduta ai tedeschi.

Non è possibile porre sullo stesso piano- nè a livello storiografico nè a livello politico - i partigiani, i soldati del nostro esercito del Regno del Sud e gli alleati che hanno combatutto per due anni per riunificare e ridare dignità all’Italia, paese martoriato, abbattuo ma mai arreso al nemico, e i cosidetti Repubblichini che commettevano nefandezze per e con i nazisti.

Qusta operazione, politica e storica, non può compiersi fintanto che i nsotri padri tramanderanno la loro memoria, i ricordi del periodo peggiore della storia italiana.

In secondo luogo non possiamo ignorare che il 25 sia cominciato un nuovo capitolo per il nostro paese che si sarebbe completato con il referendum del 2 giugno e la Costituzione di tre anni dopo. Proprio quella costituzione che oggi rischia di essere stracciata e riscritta da un costituente in fazzoletto verde e polenta.
Sono daccordissimo con quanto ha scritto Prodi sul suo blog.

Nel giugno di quest’anno - almeno penso, visto che la data non è stata ancora ufficializzata - voteremo per respingere la pessima devolution della Cdl che una parte stessa della Cdl ha già pubblicamente rinnegato.

Qesta riforma ci riporterebbe ad un pericolo democratico, sconvolgendo l’equilibrio tra i poteri e dividendo gli italiani di serie A e da quelli di serie B. Il presidente del consiglio otterrebbe un potere sproporzionato ad ogni altro, mentre il presidente della repubblica sarebbe ridotto ad un notaio sovrapagato (come tutti i notai del resto). Il Senato diventerebbe una camera di serie B.
Alcune regioni si troverebbero oneri insopportabili.
Quando si cambia la carta fondamentale bisognerebbe sempre porre particolare attenzione al consenso popolare e agli equilibri di potere. Per questo la costituente ha predisposto maggioranze particolari e referendum confermativi.

Lo strumento uesta volta non può essere truccato: nessun Ruini della situazione potrà invitare i suoi elettori a non andare a votare. Questa volta gli elettori potrano scelgiere se lo vorranno, e il loro voto sarà vincolante.

23 Aprile, 2006

Poltrone…

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 7:30 pm

Non mi appassiona la lotta per le investiture e le poltrone che si sta sviluppando all’interno dell’Unione. Lo spettacolo non è edificante ma neppure originale.

Non ho alcun interesse nel sapere se sarà Bertinotti o D’Alema (a sarà il primo) a sedere sullo scranio più alto della Camera, e se la Cdl riuscirà nell’intento di far salire un soggetto “immacolato” come Andreotti a Palazzo Madama . Dopo ministri, sottosegretari e persino primi ministri pregiudicati la vera novità sarebbe un presidente del Senato che fino almeno al 1980 ha flirtato con la mafia siciliana.

Sono più interessato invece alla composizione del prossimo governo Prodi: questa influirà, a differenza delle poltrone di presidenti delle Camere e della Repubblica, nello politica del porssimo govenro. Dalla composizione capiremo gli equilibri (o gli squilibri) interni, la tenuta dell’unione insomma.

Mi sembra ormai chiaro che sarà Padoa Schioppa - o un altro tecnico affidabile al posto suo, sia Visco o Monti - a guidare il dicastero che fu del commercialista di Berlusconi. Da buon commercialista è riuscito a truccare benissimo i conti. L’indicazione è chiara: un tecnico e non un politico per rilanciare un’economia che non da grossi segni di ripresa e che ha bisogno subito di una manovra correttiva 8l’ennesima per quest’anno). Un tecnico in un ruolo chiave eviterà le laceranti polemiche che si sono viste attorno a Tremonti.

L’altra indicazone principale verrà dalla scelta del minoistro del lavoro: dalla sua estrazione politica (probabilmente Ds o Margherita, leggi Treu o Turco) capiremo quanto cambeirà la famigerata legge Biagi, vero dilemma all’interno dell’Unione.

Gli altri ministeri - escluso quello della Gisutizia dove è probabile un altro tecnico - serviranno solo a trovare l’equilibrio politico tra le tante componenti dell’Unione. E chissà che i veri litigi non vangeno porprio a questo punto.

P.s. Rifondazione Comunista è sul punto di scindersi: l’ala Trozchista di Ferrando critica la scelta governativa di Bertinotti (del resto non ci arrivavano quando hanno aderito all’Unione che si sarebbe dovuto governare?). All’origine era il Pci, poi Ds e PRC, poi CI; PRC e DS. adesso PRC, DS, CI e Trozchisti Italiani. E’ la sagra del partito.

Esce benissimo alla Sinistra dividersi. E’ unirsi che reca qualche problema di troppo: Signori FAssino e Rutelli stimao aspettando il Partito Democratico….. saremo silenti ancora per poco…

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