Uno spettro si aggira per l’Europa

8 Aprile, 2006

Il “porcellum”

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 5:10 pm

La nuova legge elettorale prevede un prpporzionale con premio di maggioranza nazionale alla Camera dei Deputati e regionale al Senato. La maggioranza ha interpretato in questo senso l’art 57 della Costituzione (”Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale”) mentre molti costituzionalisti ritenevano che fosse sufficienteripartire le liste a livello regionale mantenendo un unico premio di maggioranza.

Con i nuovi sistemi di votazione, l´elettore ha a disposizione una sola scheda elettorale per la Camera, ed una scheda per il Senato. Sulla scheda elettorale compaiono solo i simboli dato che non è possibile (salvo in poche regioni) esprimere preferenze. I candidati sono eletti nell’ordine di lista stabilite dai partiti (che di fatto nominano i parlamentari) in proporziona ai voti ottenuti.

I partiti possono collegarsi tra loro in una coalizione con un leader unico e un programma comune. Il voto espresso per la lista produce effetti anche in favore della coalizione di cui la lista fa parte.

Accedono alla Camera le coalizioni che abbiano raggiunto complessivamente il 10% dei voti, purché almeno una delle liste collegate superi il 2 per cento, o sia rappresentativa di minoranze linguistiche; vi accedono anche le singole liste non collegate che abbiano ottenuto almeno il 4% dei voti nonché liste collegate a coalizioni non ammesse che abbiano raggiunto il 4% dei voti.
Accedono al Senato le coalizioni che ottengano il 20 per cento dei voti della regione, nonché le liste singole che raggiungano l´8 per cento.
Alla Camera i seggi sono ripartiti in proporzione ai voti ottenuti; ma se una delle coalizioni non raggiunge il 55% dei voti ma conquista la maggioranza relativa dei voti viene premiata: ottiene 340 seggi (che corrispondono proprio al 55%) mentre le altre coalizioni si spartiscono i restanti 290.

Al Senato il premio di maggioranza è regionale, perciò se nessuna coalizione raggiunge il 55% dei voti in ciascuna regione gli viene attribuito il premio di maggioranza che è diverso da regione a regione. Il restante 45% è ripartito proporzionalemnte alle altre liste.

Recentemente un costituzionalista di area Ds, Stefano Ceccanti, ha scritto che la vittoria al Senato della Cdl non è possibile: effettivamente stando ai suoi calcoli la Cdl potrebbe ottenere al massimo  156 seggi mentre l’Unione ne otterrà certamente almeno 159 (senza contare i senatori a vita).

L’unione otterrà certamente il premio di maggioranza Abruzzo (4 senatori a 3) , Basilicata (4 a 3), Calabria (6 a 4), Campania (17 a 13), Emilia Romagna (13 a 8 salvo che l’Unione, come è possibile, non superi il 55%), Liguria (5 a 3), Marche (5 a 3), Sardegna (5 a 4), Trentino Alto Adige (5 a 2), Toscana (11 a 7 anche qui se l’Unione non supera il 55%), Umbria (4 a 3), Valle D’Aosta (1 a 0).
La Cdl vincerà sicuramente in Lombardia (26 a 21), Sicilia (15 a 11) e Veneto (13 a 11). Sono in bilico Lazio (15 seggi alla vincente e 12 alla perdente), Puglia (12 e 9), Piemonte (12 e 10), e Friuli (4 a 3). I sei seggi alle’stero dovrebbero finire in parità (3 all’Unione e 3 alla Cdl).
Totale: l’Unione otterrà tra i 173 e i 159 seggi mentre la Cdl tra i 148 e i 156 seggi. Senza contare che non ci sono senatori a vita che siano organici alla Cdl.

Ceccanti spiega così l’impossibilità della vittoria della Cdl: “Hanno pressochè reso impossibile per loro vincere al Senato. Anche se vinceranno come numero di voti perderanno come numero di seggi. Ha puntato a ridurre il cvantaggio dell’Unione e ci è riuscita. La Costituzione prevede una sorta di premio per le regioni più piccole - Trantino, Umbria e Basilicata - che consiste in un bonus di 7 seggi, [..] il doppio dei seggi che le septterebbero per nuemro di abitanti.”

Speriamo abbia ragione.

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