Uno spettro si aggira per l’Europa

18 Aprile, 2006

Roma e Palermo

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 6:34 pm

Si è aperta ufficilamente la corsa al posto di Porcuratore Capo di Palermo, capitale di grossi interessi giudiziari, punto nevralgico per controllare l’antimafia insieme al posto di Procuratore Nazionale Antimafia.

Su quest’ultimo il governo Berlusconi ha saputo mettere le mani con il celeberrimo emendamento Bobbio che escluse Giancarlo Caselli, strafavorito per il posto di vertice nella PNA, dalla corsa per limiti d’età.

Anche sul posto di Procuratore capo a Palermo non mancano - come non sono mancate storicamente - le pressioni politiche che certo conidzioneranno la nomina.

All’interno del Csm i dubbi montano: le correnti non si sono ancora schierate ma sembra quasi certo ormai che il nome uscirà da Unicost, corrente moderata nel Csm. I principali candidati provengono infatti tutti da quella corrente.

Emergono alcuni nomi di cui cerco di tracciare un breve ritratto:

* Il primo nome, rigorosamente in senso alfabetico, è quello di Fracesco Messineo, sesantenne procuratore di Caltanissetta, che ha condotto le indagini sulle stragi del 1992 ma che ha una macchia importante nel suo curriculum: il fratello è stato rinviato a giudizio per truffa ai danni dello Stato a Palermo.
L’impediemtno non viene tanto da un fratello indagato (ciascuno paga solo e soltanto per i suoi reati), quanto dal fatto che si troverebbe a guidare l’ufficio che reppresenta l’accusa contro suo fratello.

*  Poi Guido Lo Forte, procuratore aggiunto di Palermo, considerato un Casellinao, aderente a Unicost. Ha seguito per l’accusa il processo Andreotti anche se con la gestione Grasso non si occupa più di mafia.

* Il terzo nome è quello di Renato Papa, 57 anni , procuratore aggiunto di Catania, delfino di Giuseppe Gennaro, leader di Unicost e procuratore aggiunto anche lui a Catania. Non si è mai occupato più di tanto di mafia ed è ricordato più che altro per la sua astensione nelle votazioni tra Meli e Falcone (per la nomina a capo dell’ufficio istruzione di Palermo, poi venne nominato Meli per motivi d’anzinità).

* Dopo l’arresto di zio Binnu Provenzano che ha condotto, è saltato fuori con forza il nome di Giuseppe Pignatone, Grassiano di Unicost, procuratore aggiunto a Palermo. Oltre che per la cattura di Provenzano è ricordato per gli appunti su di lui nelle agende di Falcone (tutt’altro che gratificanti), per le accuse a suo padre di collusione con i Buscemi e per le sue dimissioni quando a Palermo c’era Caselli, in polemica con il metodo del pool di allora.

*  Infine non si può dimenticare Nicola Pace, il più anziano dei quattro, coordinatore dell’ufficio antimafia e procuratore di Trieste (si occupa perciò di mafia da un punto di vista un po’ periferico).

Non posso eslcudere - non si può eslcudere mai nulla quando si parla di nomine del Csm - la nomina di eventuali outsider (perchè non sperare che venga nominato Antonio Ingroia?).

D’altronde non penso che si possa arrivare all’elezione già nel prossimo Csm, speriamo prima di quello estivo. Certo la cattura di Bernardo Provenzano potrebbe essere il miglior biglietto da visita per Pignatone, sopratutto per l’impatto mediatico.

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