No Martini, no condom

Ho sempre adorato il Cardinal Martini: quando l’ho conosciuto parecchi anni fa, con poche parole ad un bambino abbastanza emozionato, ha dimostrato sensibilità e intelligenza. Inutile dire che il nuovo vescovo di Milano non ha prodotto lo stesso effetto, anche se molto dipende dal tempo che è trascorso tra i due incontri e la disillusione maturata verso le gerarchie ecclesiastiche.
Ci sono posizioni della Chiesa che non concepisco: la Chiesa ha tutto il diritto di tenerle ferme, nessuno può distoglierla dal suo pensiero. Tuttavia penso che sia compito di un’istituzione così importante insegnare alle persone (e ai credenti in questo caso) che i preconcetti sono sempre sbagliati, a prescindere dal loro contenuto.
Non si possono avere preconcetti, neppure se ci si crede infallibili.
Uno di questi preconcetti inconcepibili è l’avversione per il condom (profilattico, per intendersi) : la Chiesa - e quelche “setta” religiosa che inizia con la C e finisce con la L ne ha fatto motivo di vanto e di distinzione - ha sempre detto che l’unico metodo possibile per i fedeli per difendersi dall’AIDS è l’astinenza. Gloria a Dio nell’alto dei cieli, ma niente sesso quaggiù.
Il Cardinal Martini, in un’intervista a L’Espresso apre un capitolo nuovo, definendo il condom “il male minore” e spiegando che la questione principale è se “convenga che siano le autorità religiose a propagandare un tale mezzo di difesa, quasi ritenendo che gli altri mezzi moralmente sostenibili, compresa l’astinenza, vengano messi in secondo piano”. Non pretendo che siano i preti a distribuire i profilattici in Africa, mi accontento che non li vietino.
Ma non è l’unica apertura: Martini apre anche all’”adozione” degli embrioni da parte di donne single “laddove si tratta di decidere della sorte di embrioni altrimenti destinati a perire e la cui inserzione nel seno di una donna anche single sembrerebbe preferibile alla pura e semplice distruzione. Mi pare che siamo in quelle zone grigie in cui la probabilità maggiore sta ancora dalla parte del rifiuto della fecondazione eterologa, ma in cui non è forse opportuno ostentare una certezza che attende ancora conferme ed esperimenti”
E lo stesso vale per le adozione da patrte dei single. Mortini lascerebbe “ai responsabili di vedere quale è la migliore soluzione di fatto, qui e adesso, per questo bambino o bambina. Lo scopo è di assicurare al massimo di condizioni favorevoli concretamente possibili. Perciò quando è data la possibilità di scegliere occorre scegliere il meglio”. Niente preclusione dunque.
Resta fermo il No all’eutanasia ma Martino non se la sente di “condannare le persone che compiono un simile gesto su richiesta di una persona agli estremi e per puro sentimento di altruismo, come pure quelli che in condizioni fisiche e psichiche disastrose lo chiedono per sé.”
La differenza tra queste posizioni e quelle sorte nel mondo teocon e nella mente del nostro (vostro, loro?) papa è netta: non tanto per il merito delle scelte e delle interpretazioni dottrinali, quanto per la posizione di apertura mentale, priva di paletti dogmatici insensati, ricolta al dialogo e non alla contrapposizione.
Anche questo è relativismo?