Uno spettro si aggira per l’Europa

21 Aprile, 2006

Impero su impero

Archiviato in: Politica estera — Roberto @ 6:12 pm

Oggi è l’anniversario storico della fondazione del più grande impero della Storia: secondo lo storico Varrone la fondazione di Roma sarbbe avvenuta il 21 aprile del 753 a.C..

A quasi 28 secoli di distanza l’impero esiste ancora: sto leggendo - e non ho ancora terminato - un libro semplicemente geniale, un vangelo della politica postmoderna. Si intitola “Impero” ed è stato scritto da Antonio Negri e Michael Hardt (Rizzoli, Milano 2002).

Secondo Negri, uno dei soci fondatori di “Potere Operaio” e, successivamente, del gruppo Autonomia che ha lavorato insieme a molti altri autonomisti famosi (Raniero Panzieri, Mario Tronti, Sergio Bologna, Romano Alquati, Mariarosa Dalla Costa e François Berardi) e ha scritto per Futur Antérieur con persone del calibro di Paolo Virno, sostiene che nella politica postmoderna esiste un impero  senza  limiti di spazio nè di potere.

L’impero non è più quello classico (il cui stereotipo è chiaramente l’impero Romano) perchè non è più fondato sui confini e sul classico potere, evidente e fondato solamente sulla forza; ” il concetto di Impero non rimanda a un regime storicamente determinato che trae la propria origine da una conquista ma, piuttosto, a un ordine che, sospendendo la storia, cristalizza l’ordine attuale delle cose per l’eternità”.

L’impero non è neanche l’imperialismo: “L’Impero emerge al crepuscolo della sovranità europea. Al contrario dell’imperialismo, l’impero non stabilisce alcun centro di potere e non poggia su confini e barriere fisse. Si tratta di un apparato di potere decentrato e deterritorializzante che progressivamente incorpora l’intero spazio mondiale all’interno delle sue frontiere aperte e in continua espansione. L’Impero amministra delle identità ibride, delle gerarchie flessibili e degli scambi plurali modulando reti di comando. I singoli colori nazionali della carta imperialista del mondo sono stati mescolati in un arcobaleno globale e imperiale”.

L’impero è fondato su un potere biopolitico, non cioè fondato solo sulla forza ma che agisce solo condizionando la produzione (sociale e materiale), la vita e i desideri degli individui. Ogni tentativo di sfuggire l’impero non fa che compattarlo, aumentandone il potere; la forza non serve a nulla in un impero così strutturato.

L’analisi è lucida e incredibilmente originale. Nonostante il libro sia ormai vecchiop di cinque anni è incredibile trovare rinvi continui alla cronaca internazionale - dalla guerra in Irak al terrorismo islamico - e la validità permanente dell’analisi (che, per ammissione dello stesso autore arriva fino alla prima guerra del Golfo).
“Siete soltanto un mucchio di anarchici, ci dirà qualche nuovo Platone. Ma non è vero. Saremmo degli anarchici (come Trasimaco e Callicle, gli immortali interlocutori di Platone) se non ragionassimo dal punto di vista della materialità costituita nelle reti della cooperazione produttiva – o, in altre parole, se non ragionassimo dalla prospettiva di un’umanità che si costituisce produttivamente attraverso il ‘nome comune’ della libertà. No, non siamo anarchici, siamo comunisti che hanno visto in quale misura la repressione e la distruzione dell’umanità siano state portate avanti dai big government socialisti e liberali. E abbiamo anche visto come tutto ciò venga ora riesumato nel governo imperiale, nel momento in cui i circuiti della cooperazione produttiva hanno reso la forza lavoro nel suo complesso capace di autocostituirsi in governo”.

Leggetelo, ne vale davvero la pena.

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