Uno spettro si aggira per l’Europa

22 Aprile, 2006

Cosa Sua

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 7:55 pm

In questi giorni si è riaccesa, dopo mesi di silenzio, l’attenzione sulla Mafia: l’arresto di Provenzano hanno solleticato la variabile attenzione dell’opinione pubblica.

E’ notizia di ieri che 13 boss siano stati condannati per le stragi di Capaci e Via D’Amelio - in cui persero la vita Falcone e la moglie, Borselino e le rispettive scorte - all’ergastolo: Salvatore Montalto, Giuseppe Farinella, Salvatore Buscemi, Francesco e Giuseppe Madonia, Giuseppe Montalto, Carlo Greco, Pietro Aglieri, Nitto Santapaola, Mariano Agate, Giuseppe Calò, Antonino Geraci e Benedetto Spera;ai due collaboratori di giustizia, Antonino Giuffré e Stefano Ganci, invece, è stata inflitta una condanna rispettivamente a 20 e 26 anni di reclusione; assolto con la formula «il fatto non sussiste» invece Giuseppe Lucchesi.

Queste le parole e i fatti di mezza Italia, quella che combatte la mafia, nemica del benessere e della legalità - che, badate bene, vanno di pari passo - e che, a rischio della propria vita, cercano di assicurare alla giustizia i mafiosi ma anche di tagliare i legami della mafia con il mondo dell’economia e della politica, con i salotti buoni, che le consentono di riciclarsi nel mondo postmoderno.

L’altra metà d’Italia, quella che ha interesse che di Mafia non si parli, o se ne parli solo come un fantasma con la coppola e la lupara, sta tramando perchè Andreotti diventi il prossimo presidente del Senato.

Andreotti lo ricordo, è stato prosciolto dal reato di associazione a delinquere soltanto perchè fino al 1980 il fatto è prescritto a causa della concessione delle attenuanti generiche; per i fatti successivi al 1980 la corte di Cassazione (non un covo di stalinisti ma la corte più conservatrice per storia e tradizione), ha ritenuto che non vi fosse fatto criminoso.

Un  uomo Andreotti che per i giudici ha partecipato al reato associativo (con Cosa Nostra) “non nei termini riduttivi della mera disponibilità, ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione, sviluppatasi anche attraverso l’opera di Lima, dei Salvo e di Ciancimino, oltre che nella ritenuta interazione con i vertici del sodalizio (basti pensare, ancora una volta, il suo riferimento alla vicenda Mattarella [Andreotti sapeva del piano per uccidere Lima ma non denunciò in alcun modo l’episodio N.d.R]), la cui valenza sul piano della configurabilità del reato non è inficiata dalla considerazione che la soluzione realmente adottata non fu quella politica da lui propugnata, ma quella omicidiaria da lui avversata.”

Un sette volte del consiglio, per carità; un uomo che ha governato (e non è questo il punto di critica) e probabilmente anche bene l’Italia. Ma con una macchia indelebile, una vicinanza accertata con i vertici di cosa Nostra (Bontade p.e.), che non dovrebbe consentire a nessuno di fare il suo nome per la seconda carica dello stato.

Qui non c’è garantismo che tenga, che si possa invocare: i processi sono finiti, le sentenze definitive. I fatti accertati e le responsabilità indelebili non hanno portato ad una pena detentiva solo per il tempo trascorso (la prescrizione). Questo toglie la responsabilità penale, ma non quella politica, di un uomo che mentre faceva carriera politica con i voti degli Italiani e con la fiducia verso lo stato, ma che alle spalle dello stato parlava e “flirtava” con Cosa Nostra.

di questo gli italiani devono essre edotti. Di questo gli italiani meritano un risarcimento: che Andreotti non ricorpà più cariche istituzionali, tantomeno non elettive, quindi non controllabili nè sindacabili dall’elettorato. Il riscarcimento non sarebbe comunque sufficiente.

Se il dott. Andreotti dovesse diventare Presidente del Senato,non solo non riuscirei mai a votare più per chi ha consentito un simile spregio delle istituzioni, ma non potrei neppure più riconoscere potere ad uno stato che con una mano accerta la verità e con la’ltra la nasconde e anzi la umilia.

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