Napoleone abbarbicato

“tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.”
(dal 5 maggio, di Alessandro Manzoni)
Dopo le vittorie e l’impero, dopo i trionfi, e le riforme venne per Napoleone il tempo di Lipsia (e l’esilio all’Elba) prima e Waterloo (e l’esilio a Sant’elena) poi.
Come Napoleone si autoincoronò imperatore, il nostro Silviuccio nazionale si è autopraclamato Napoleone (Gesù Cristo, Churcill, donnaiolo, imprenditore santo, l’Unto del signore, ecc ecc). Solo che si è dimenticato, o forse lo ignorava, che Napoleone ha fatto una brutta fine,s colpita nei secoli dal capolavoro di Manzoni.
La sua fine, probabilmente non definitiva, la sua Lispia è venuta l’11 di aprile. Siamo al 25 e ancora non l’ha accettata: certo è dura per un uomo con il suo ego.
Non è facile ironia, nè sfottò. E’ solo una cosntatazione da parte di chi, pur senza i suoi eccessi, coltiva un simile culto di sè. Lo capisco, anche se non lo amo.
Chissà quando e se verranno i suoi cento giorni, che renderebbero tanto più amara la sua dipartita politica (sia chiaro che non sto augurando per nulla Sant’elena a Berlusconi, mi accontenterei di un soggiorno riposo ad Arcore).
Oggi però serve una transizione veloce, che Berlusconi (può e) deve accellerare, dimettendosi all’indomani dell’elezione dei due presidenti delle camere, in modo da consentire a Ciampi, qualora lo volesse, di dare l’incarico a Prodi (o a chi per lui, secondo sua discrezione).
Questo non è un favore a Prodi e neppure un favore all’Italia, ma è un suo preciso dovere istituzionale. Oggi Fi ha fatto sapere che non potrà essere Ciampi a dare l’incarico ma si dovrà aspettare l’elezione del nuovo capo dello stato, che presumibilmente non avverà prima della seconda settimana di maggio. Lo imporrebbero la Costituzione e il voto del restante 50% degli italiani.
Ho i miei dubbi che il rispetto di metà degli italiani si traduca nel ritardare l’insediarsi di un governo, che nascerà comunque, con il conseguente ritardo per la manovra correttiva e per l’inizio del mandato. Non mi sembra esattamente l’interesse del “paese”.
Inutile dire che la costituzione non dice nulla di simile: il presidente della Repubblica non può sciogliere le camere nel semestre bianco, ma può benissimo dare l’incarico salvo che non si dica che la costituzione giustifica un vuoto istituzionale di sei mesi, di anarchia più totale.