Uno spettro si aggira per l’Europa

31 Maggio, 2006

Toglietele il microfono

Archiviato in: Politica estera — Roberto @ 7:41 pm

Oriana Fallaci si sa è una persona ormai anziana. E l’arteriosclerosi è l’utlimo dei suoi problemi. qualche giorno fa ha rilasciato un’altra intervista delirante, questa volta al New Yorker, rivista di area liberal.

Tra le tante “provocazioni” - se non le dicesse da molto tempo aserbbero sintomo di demenza senile o menopausa - ha dichiarato, riferito alla Moscheo che sorgerà (forse) a Colle Val d’Elsa “è vicino casa mia, prendo l’esplosivo e la faccio saltare”. Voglio pensare che di provocazione si tratti e che l’esplosivo sia quello innocente delle parole. Ma anche così non trovo un senso.

Il fatto più grave non è che una donna che si reputa intelligente dica una cosa del genere ma che i giornali e le televisioni diano così tanto spazio ai deliri criminali di una pazza. Basta davveros cirvere un paio di libri, mal documentati e mal scritti, per aver un simile eco sui media o è necessario farcire i libri e le dichiarazioni successive di “provocazioni” simili a questa? In altre parole la stiamo ad ascoltare perchè è lei o perchè dice stronzate?

L’alternativa è tremenda: non so scegliere tra la prospettiva che l’Italia e l’america non abbiano nulla di intelligente e sensato da scrivere (o intellettuali intelligenti e assennai da intervistare) e quella che pur di vendere i giornali e di conquistare telespettatori si accetti di dar spazio alle istigazioni a delinquere.

Il fatto di essere malata non le consente di dire cose simili. In primo luogo perchè lei che si dice tanto americana sa che l’America è basata sulla tolleranza e non sulla reciprocità. E in secondo luogo perchè abbassarsi ai livelli del terrorismo non aiuta a sconfiggero ma lo rafforza. Al di là del merito vogliamo anche dire che si tratta di una minaccia bella e buona, che tra l’altro mette in pericolo la popolazione di quel paese e istiga all’odio razziale e religioso?

Il problema non è che la Fallacia parli e dica cose del genere. Il vero prolema è che finiscono pubblicate sul giornale, mentre dovrebbero passare sotto silenzio, come meritano.

30 Maggio, 2006

Bossi e Berlusconi

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 7:36 pm

I senatori a vita sono “cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Negli ultimi giorni La Padania ha lanciato una campagna della sue in favore dell’elezione di Umberto Bossi a Senatore a vita, quasi sfidando Napolitano alla prova della sua imparzialità.

Tralasciando il metodo - adesso i giornali tirano per la giacchetta il Predisente della Repubblica minacciandolo di considerarlo venduto? - è il merito a preoccuparmi: per quale motivo Bossi avrebbe meriti in campo sociale, artistico, scientifico o letterario? Già mi stupirei se scoprissi che sa scrivire (in italiano, non in lumbard). Oltretutto come ricorda Di Pietro, l’inopportunità è dettata per la sua condanna a otto mesi per la tangente Enimont, nonchè per vilipendio della bandiera a un anno e quattro mesi in primo grado.

Ancora più dubbia è la candidatura avanzata dai Ds per Silvio Berlusconi sempre a senatore a vita: a parte i meriti di Berlusconi (che occorre comunque riconoscergli) sono i demeriti  a rendere ridicola questa candidatura: come può una parte politica che sostiene che Berlusconi abbia distrutto l’Italia nei suoi cinque anni di governo - pensiero che condivido pienamente - proporlo per aver “illustrato la partia”?

Evito, petr mancanza di tempo e di spazio, di elencare i misfatti di Berlusconi, mi limito a ricordare che Berlusconi è il capo dell’opposizione e non si può pensare di escludero dalla vita politica, “riducendolo” a vecchio padre della patria, ormai bipartisan. Berlusconi va battuto sul campo elettorale (con più margine delle ultime elezioni) ed eliminato sul piano politco, non con sotterfugi costituzionali.

Il monito va dunque sia ai Ds che a quei leader della Cdl che potrebbero cavalcare la proposta per riuscire finalmente a mutare leadership della Cdl. Ongi elezione che passa, sia amministrativa o nazionale, nessuno degli alleati di Berlusconi riesce e muoverlo di un millimetro dal suo trono.

Le elezioni di ieri hanno visto un crollo di Forza Italia su scala nazionale ma un successo personale di Berlusconi a Milano (primo per preferenze) e un generale arretramento degli altri partiti della Cdl. Importanti segnali di un possibile cambiamento di leadership ci sono comunque: a Roma An ha preso più voti di Forza Italia, a Torino il candidato imposto da Berlusconi è stato un fllop.

Sull’altro lato del campo si evidenzia sempre più la necessità, elettorale prima che politica, del nuovo partito democratico (o come diavolo si chiamerà). Si parla di una fondazione prima delle europee 2009. Sono personalemnte scettico: i partiti sono fatti per dividersi e tutte le fusioni sono sempre fallite. Il progetto è fin troppo ambizioso per venir attuato senza spargimenti di sangue.

28 Maggio, 2006

Politica e rissa

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 6:19 pm

Sul corriere di oggi Angelo Panebianco riesce nell’impresa (per lui) di dire qualcosa di intelligente e sopratutto riesce a sbilanciarsi. La tesi, pienamente consivisibile, è che Berlusconi Berlusconi “continua a non riconoscere la legittimità del governo in carica [..] con il fine immediato di tenere compatta dietro di sé l’opposizione e con la speranza di dare, in tempi brevi, una spallata risolutiva a un governo che ritiene fragilissimo”; ma secodno Panebianco presto Berlusconi dovrà ricominciare a fare politica, da un lato per sfruttare la propria forza numerica al Senato e per correggere (o impedire) le riforme della maggoranza.

Personalmente ritengo che il referendum confermativo sulla cd devolution possa essere lo spartiacuqe decisivo per Berlusconi: se dovesse prevalere il sì (ricordo che non c’è nessun quorum di validità) la maggioranza dovrebbe fare politica per tentare di disarcionare Prodi. non sono daccordo con Panebianco quando sostiene che se Prodi dovesse cadere presto non èp escluso un altro governo di centrosinistra (le eleioni si terrebbero cioè in qualunuqe caso tra due o tre anni): con la caduta di Prodi temo deflaglerebbero le contraddizioni nell’Unione che renderebbero impossibile un linea comune.
Se dovesse prevalere il no comincierebbe un vero e proprio processo disgregativo della Cdl, già anticipato dalla Lega ben prima delle elezioni. Le “mani libere” rivendicate da Bossi in caso di sconfitta elettrorale e le minacce di scissione che hannos eguito le richieste di una parte dell’Udc della libertà di coscienza all’interno della Cdl sul referendum, ne sono chiari indici.

All’indomani del referendum Berlusconi dovrà riconoscere Prodi, cessare la campagna denigratoria e cominciare a fare Politca con la P maiscuola: per far cadere Prodi o per evitare il copllasso della Cdl.

Sono del tutto legittimi e persino condivisibili i dubbi sulla line apolitica scelta finora da Berlusconi, con la premessa che “non bisogna mai sottovalutare le capacità di Berlusconi”. Il mancato riconoscimento della vittoria altrui (atto esattamente contrario all’immediato riconoscimento di confalonieri e, seppur parziale di Casini) sta finendo inevitabilmente per favorire Prodi perchè compatta la sua maggioranza, gli consente di governare come fosse all’opposizione: è sufficiente l’antierlusonismo.

Sul voto amministrativo di oggi e domani la mia idea è che non sposterà di una virgola gli equilibri nazionali: nonostante l’alto numero dei votanti, si tratta di elezioni molto locali sebbene coinvolgano grassi comuni. L’equilibrio dovrebbe fare il resto: l’Unione dovrebbe vincere a Roma (salvo catastrofi) e a Torino, la Cdl in Sicilia (vasando vasando…) e a Milano. La vittoria verrà attribuita a Naspoli dove è quasi certo un ballottaggio. Comunque non si tratterà di un terremoto, quale invece potrà essere il referendum, da una parte o dall’altra.

27 Maggio, 2006

Inesistenti

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 8:51 pm

Perchè un immigrato che lavora regolarmente ha una casa non dovrebbe poter stare in Italia? Gli italiani possono stare in panciolle, certi che lo stato tra sussidi e pensioni li manterrà mentre un cittadino9 straniero deve vivere nella clandestinità nonostante lavori e viva in modo perfettamente autonomo in Italia, magari da diversi anni.

Così non paga le tasse, è sottoposto al ricatto delle comunità criminali che lo proteggono in clandestinità e non ha nessun diritto che invece spetta a tutti gli altri lavoratori. Allo stato rischi di costare parecchio, tra controlli alle ffrontiere, cpt, polizia, rimpatrio, ed eventuale assistenza per malattie e infortuni. Ma non ottiene nulla e non da nessun diritto a qeusta persona che può essere schiavizzata e dover vivere come un latitante.

Perchè non dovrebbe avere diritto a vivere con la sua famiglia, in Italia, nella sua casa, pagando le tasse, un cittadino straniero che lavora in Italia ? Gli italiani commettono le più incrediili atrocità, crimini terribile ed efferati, ma quando un immagrato commette un reato,ecco arrivare la folla con fuoco e forconi. Mamme che uccidono i filgi non provocano lo sdegno popolare ma il divismo dell’omicida, mentre i rumeni che svaligiano le gioiellerie aporno una caccia alle streghe. Le statistiche criminali ci dicono che la maggioranza dei reati è commessa da italiani, e che i reati più gravi sono commessi qausi esclusivamente da italiani; eppure gli italiani evitano costantemente il carcere per i reati minori mentre gli stranieri finiscono quasi sempre per scontare la pena, ed entrare così nella vera scuola di criminalità.
Possimao solo chiedere (e dobbiamo loro chiedere) di rispettare le leggi, benchè suiano gli italiani a non rispettarle per primi, rimanendo impuniti.

Perchè non dovrebbe poter decidere chi lo deve governare almeno a livello locale? Vive costantemente, paga le tasse e lavora in quel territorio e deve poterne determinare la politica. Che integrazione potrà esserci quando una parte non ha nessuna possibilità di partecipare alle scelte di una comunità? Nessun pericolo islamico fondamentalista: quasi i due terzi dei nostri immigrati sono Cristiani (cattolici) e solo 1/3 mussulmani.
Come fa lo stato a fingere che i 315′000 immigrati che hanno consegnato personalmente il kit per la sanatoria mentre sarebbero dovuti essere tutti nei loro paesi d’origine, non esistano? Esistono, sono un dato di fatto e lavorano. Fanno i lavori umili che gli italiani, che si lamentano poi dell’assenza del lavoro, non vogliono più fare; lo fanno con salari da fame, senza alcuna tutela del loro lavoro e spesso senza alcune precauzione per la sicurezza sul lavoro. Clandestini che non dovrebbero esistere sulla carta, dovrebbero essere stati espulsi nell’ottica delirante della Bossi-Fini. Eppure sono lì a fare la fila fuori dagli sportelli.

26 Maggio, 2006

Loro speriamo che se la cavino

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 7:37 pm

Se il buongiorno si vede dal mattino, il nuovo governo Prodi è nato malato ma non grave: già prima nel parto era stata prevista la difficoltà data l’esiguità della maggioranza al Senato e la disomogeneità della coalizione di governo; il parto è sembrato dolorosissimo con le contrattazioni dei ministeri rese difficili dalla situazione politico-elettorale dei Ds; dopo la sua nascita una ridda di voci ministeriali, dissonanti e disorganiche, rishciavano di ucciderlo ancor prima della fiducia.
Quando il governo sembrava svezzato ecco arrivare le pessime notizie sui conti pubblici, le minacce di declassameto di Ficht, S&P e Moodie’s e le preoccupazioni dell’Europa costringevano Padoa Schioppa agli straordinari; senza soldi i primi provvedimenti per il rilancio dell’economia sembrano impossibili, tanto che Visco ha sentito il bisogno, all’ennesima vigilia elettorale, di tirare fuori la querelle delle tasse (sulle plusvalenze e sulle successioni) che è già costata metà vittoria all’Unione a livello nazionale.

Queste elezioni amministrative potranno rafforzare il governo o, unite a un eventuale esito negativo (per l’Unione) del referendum confermativo, affossarlo definitivamente. So che Visco era un buona fede e che uella sulle tasse è un’ossessione imposta al paese da Berlusconi ma non si poteva davvero aspettare qualche giorno?

Aggiungo solo che mi piacerebbe un po’ di silenzio da parte dei ministri: ricordo che fanno parte di una coalizione di per sè già debole e che non hanno nessun potere isolatamente, senza le decisioni del Consiglio dei Ministri e senza l’avvallo del Parlamento. Tacete e lavorate in silenzio, per favore.

Oggi finalmente si intravede un piano politico per i primi atti del nuovo governo: un comunicato del ministro per i rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, indirizzato ai presidenti di Camera e Senato contiene le indicazioni del governo per la predisposizione dei lavori parlamentari per il primo periodo di attività legislativa. Dpef (per fine luglio, cui si aggiunge la probabile manovra correttiva del bilancio 2006), ritiro delle truppe dall’Iraq, quote rosa, riforma della giustizia ed ex Cirielli da bloccare, riforma della scuola da rimodulare.

25 Maggio, 2006

Piedi Puliti (e le scarpe?)

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 7:37 pm

Il destino è beffardo: si diverte a inseguire le persone come un fantasma. Borrelli viene nominato capo dell’ufficio indagini della Federcalcio (auguri!); il giorno seguente viene fuori una strana intercettazione.

- 17 aprile 2005 (Siena-Milan 2-1) Meani (drigente del Milan) si lamenta con Mazzei, (designatore dei guardalinee) dell’operato di Baglioni che aveva annullato un gol valido di Shevchenko per un fuorigioco.
Meani: “Che cazzo! Io questo proprio non lo voglio no! Non l’ho mai chiesto nè voluto! Questo è uno… oltretutto adesso mi dice di stare molto attenti eh! Di non sbagliare perché Galliani è furibondo! Quindi digli di stare molto attenti da qui alla fine del campionato… quindi anche mercoledì cercate di mandare due intelligenti… “.

- Poco più tardi Meani richiama Meani minacciando:«Adesso state attenti, state attenti perché è super velenoso, mandateci gente, perché ormai… mandateci anche a noi un po’ il Consolo della situazione, non è che lo mandi sempre a Torino… hai capito?». Mazzei: «Sì, no, no, no te lo mando, non è che… ci mancherebbe altro».

- Due giorni prima di Milan-Chievo “Meani riceve un sms da Martino che gli comunica che l’arbitro sarà Paparesta e gli assistenti Puglisi e Gemignani”. Dopo aver ricevuto l’sms
Meani “chiama l’assistente Babini e con tono trionfante gli comunica che le sue lamentele hanno avuto l’effetto desiderato”.

- Il 27 aprile 2005 Galliani chiama Meani per avvisarlo di riferire all’arbitro Paparesta “che il dossier è nelle mani del sottosegretario Gianni Letta”, dopo che in proposito gli aveva specificato “che questa mattina mi ha chiamato, m’ha detto che conosce la vicenda che interverrà!”. Due minuti dopo Meani chiama Paparesta e rifersice puntualmente.

Delle due l’una: o Berlusconi avendo la coda di paglia metteva - e faceva mettere ai suoi- le mani avanti con Borrelli per poi poter dire “l’avevo detto io!”; oppure Borrelli è così sfortunato che capita sempre nelle indagini dove, in qualche modo, è coinvolta una società di Berlusoni.

In ogni caso Berlusconi ha torto: Borrelli non è un “comunista”, non è una “toga rossa” e non vive per persqguitare lui. E’ un magistrato che ha fatto sempre il suo dovere durante la sua carriera e che, anzichè dedicarsi alla poltrona e godersi la meritata pensione, ha accettato un incarico sotrico per “pulire” anche il calcio. Forse sarà più difficile pulire il calcio che la politica. Ha fallito Borrelli? Il suo compuito non era distruggere il sistema ma repiremere i reati. E i reati sono stati perseguiti con gli errori e gli eccessi che sono parte della vita umana. Il sistema si sarebbe dovuto pulire da solo, capnedo che così non si poteva continuare.

Invece ha fatto finta i essere distrutto (con la fortuna di Berlusconi) e si è largamente riciclato negli uomini e nei mezzi. Questo non deve accadere nel calcio. e penso che porprio questo debba fare Borrelli: pulizia senza guardare in faccia a nessuno, senza paura di esagerare; in questo caso non c’è da rinhiudere la genta ma da squalificarla prima che rompa del tutto il giocattolo. E non consentire che si ricicli e ricominci a giocarsi.

Infine perchè nessuno si chiede quali siano le responsabilità di Galliani e Abete, che adesso fanno i moralisti? Galliani è presidente di una squadra che faceva pressioni, come le altre, sugli arbitri e presidente della Lega Calcio, il governo della serie A. Abete, da vicepresidente della FederCalcio ha le stesse responsabilità di Carraro (ex-presidente) e Mazzini (vice). Galliani e Abete si devono dimettere. Senza pianti di coccodrillo.

24 Maggio, 2006

“Grazie”

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 5:53 pm

Lo scorso tre maggio la consulta ha finalmente risolto il conflitto di attribuzioni tra il ministro della Giustizia Roberto Castelli e il presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi in merito alla qualificazione del potere di grazia. Seguendo la dottrina maggioritaria la Corte Costituzionale, con argomenti più storici e politici (in senso ampio) che giuridici, ha attribuito il opotere formalmente e sostanzialmente al Presidente della Repubblica: spetterebbe al Presidente della Repubblica il pieno potere di concedere la grazia mentre al guardasigilli rimarrebbe un potere formale di attestazione della “completezza e regolarità dell’atto”; in nessun cao il ministro può rifiutare di controfirmare l’atto di grazia o di dare corso all’istruttoria, in quanto ciò comporterebbe “un inammissibile potere inibitorio”.

In breve la corte ritiene che quello di grazia sia un potere sostanizalmente e formalmente presidenziale. In tal senso deporebbe in primo luogo un argomento storico: “prerogativa personale dei sovrani assoluti”, la grazia era già nello statuto Albertino affidato alla collaborazione del Re e del guardasigilli con la netta prevalenza del primo.
In secondo luogo la ratio della grazia è sia di natura umanitaria che favorevole al reinserimento nel tessuto sociale, in stretta correlazione con il principio di umanità e rieducazione dell’art 36 della nostra Costituzione.
La prassi stessa mostra da u lato una diminuzione del numero degi atti di clemenza, dall’altro la riconduzione dell’istituto alla sua funzione originale di “eccezionale strumento destinato a soddisfare straordinarie esigenze di natura umanitaria”.
Infine l’argomento più giuridico: la corte Costituzionale ha sempre escluso ogni intervento del potere esecutivo - e del guardasigilli nello specifico -  nella “fase dell’esecuzione delle sentenze penali di condanna” in quanto “rimessi alla competenza [esclusiva] dell’autorità giudiziaria di sorveglianza”.
Peccato, passando ora ad un giudizio politico (sempre in senso ampio) della sentenza, che sia venuta solo dopo che Castelli si era già dimesso insieme al suo governo - avrei proprio voluto vedere Castelli dimettersi con la coda tra le gambe - e quando Ciampi era a pochi giorni dalla fine del suo mandato. Molto probabilmente saranno Napolitano e Mastella a concludere il lavoro.

Valutando invece l’opportunità di una grazia a Bompressi e Sofri (questo il contenuto concreto del porssimo provvedimento di grazia) ammetto di non conoscere a fondo il caso giudiziario e l’iter processuale dei due. So per certo che Sofri ha avuto un processo di revisione, più unico che raro. E so che si processa da sempre innocente.

So però che la grazia deve servire a restituire alla libertà chi si è già “redento” chi ha già conseguito quello che la Costituzione chiama “rieducazione” e lo ha dimostrato concretamente. So che sia Sofri che Bompressi sono malati e non sono per nulla pericolosi: sono cambiate le condizioni politiche dagli anni settanta e sono cambiati i protagonisti. Al di là della colpevolezza deve passare il messaggio che esiste il perdono e sopratutto che la pena non è il prezzo del reato, ma è l’occasione al reo per redimersi e allo stato per neutralizzare i soggetti pericolosi.

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