Campanella d’allarme

Forza Italia trema. Dopo la pessima stagione per l’Udc che si è guadagnata il primato in Sicilia per arresti per mafia di suoi componenti, arriva la volta del primo partito italiano. Dopo i sospetti su Silvio Berlusconi, le accuse a Dell’Utri ora Francesco Campanella - ex sindaco in quota Udc di Villabate - tira in ballo Miccihè e Schifani, dirigenti nazionali di Forza Italia.
“Mandalà [fondatore del primo club di Forza Italia in Sicilia e colui che gestì con il figlio il viaggio di Provenzano a Marsiglia, N.d.R.] mi parlò di una riunione in cui raggiunse un accordo con i suoi due amici, che avrebbero dovuto segnalare un professionista per redigere il piano regolatore [del comune di Villabate di cui il pentito che sta parlando era sindaco n.d.R]; l’intesa prevedeva anche la manipolazione dello strumento urbanistico, che doveva essere predisposto negli interessi di Mandalà e dei suoi amici, cioè della cosca mafiosa, danneggiando invece i nemici. La Loggia e Schifani [parlamentari di Forza Italia N.d.R.] avrebbero in qualche modo condiviso la parcella dell’ingegnere. L’importo sarebbe stato versato solo formalmente al progettista”
“Mandalà aveva intensi rapporti con Enrico La Loggia e Renato Schifani, si conoscevano da molto tempo ed erano stati al suo matrimonio. Schifani era stato anche consulente tecnico del comune di villabate per il piano regolatore. [..] Fu Gaspare Giudice [ex deputato di Forza Italia] a favorire il reingresso di Mandalà in Forza Italia”
Ce n’è anche per L’Udeur e una sua importante esponente: “Appresi che il mio telefono era sotto controllo direttamente da Marianna Li Calzi [parlamentare dell’Udeur, lo stesso Mastella è stato ospite delle nozze di chi parla] allora sottosegretario alla giustizi e da Franco Bruno, suo capo di gabinetto, nell’ambito della richiesta di autorizzazione per l’arresto di Gaspare Giudice. [..] [Franco Bruno N.d.R] mi disse che non poteva parlarmi per telefono. ci incontrammo e mi avvertì che neelle carte dell’autorizzazione all’arresto chiesta nei confronti del deputato di Forza Italia Gaspare Giudice, c’erano indagini a mio carico e che il mio telefono era sotto controllo.”
E tutti i re andarono alle nozze del brigante.
P.s. Trovo scandaloso che alla commemorazione di chi è morto per combattere la mafia come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si antepongano beghe politche.
Saccà dimostra ancora una volta di non aver capito cosa significhi “servizio pubblico”.