Uno spettro si aggira per l’Europa

24 Maggio, 2006

“Grazie”

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 5:53 pm

Lo scorso tre maggio la consulta ha finalmente risolto il conflitto di attribuzioni tra il ministro della Giustizia Roberto Castelli e il presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi in merito alla qualificazione del potere di grazia. Seguendo la dottrina maggioritaria la Corte Costituzionale, con argomenti più storici e politici (in senso ampio) che giuridici, ha attribuito il opotere formalmente e sostanzialmente al Presidente della Repubblica: spetterebbe al Presidente della Repubblica il pieno potere di concedere la grazia mentre al guardasigilli rimarrebbe un potere formale di attestazione della “completezza e regolarità dell’atto”; in nessun cao il ministro può rifiutare di controfirmare l’atto di grazia o di dare corso all’istruttoria, in quanto ciò comporterebbe “un inammissibile potere inibitorio”.

In breve la corte ritiene che quello di grazia sia un potere sostanizalmente e formalmente presidenziale. In tal senso deporebbe in primo luogo un argomento storico: “prerogativa personale dei sovrani assoluti”, la grazia era già nello statuto Albertino affidato alla collaborazione del Re e del guardasigilli con la netta prevalenza del primo.
In secondo luogo la ratio della grazia è sia di natura umanitaria che favorevole al reinserimento nel tessuto sociale, in stretta correlazione con il principio di umanità e rieducazione dell’art 36 della nostra Costituzione.
La prassi stessa mostra da u lato una diminuzione del numero degi atti di clemenza, dall’altro la riconduzione dell’istituto alla sua funzione originale di “eccezionale strumento destinato a soddisfare straordinarie esigenze di natura umanitaria”.
Infine l’argomento più giuridico: la corte Costituzionale ha sempre escluso ogni intervento del potere esecutivo - e del guardasigilli nello specifico -  nella “fase dell’esecuzione delle sentenze penali di condanna” in quanto “rimessi alla competenza [esclusiva] dell’autorità giudiziaria di sorveglianza”.
Peccato, passando ora ad un giudizio politico (sempre in senso ampio) della sentenza, che sia venuta solo dopo che Castelli si era già dimesso insieme al suo governo - avrei proprio voluto vedere Castelli dimettersi con la coda tra le gambe - e quando Ciampi era a pochi giorni dalla fine del suo mandato. Molto probabilmente saranno Napolitano e Mastella a concludere il lavoro.

Valutando invece l’opportunità di una grazia a Bompressi e Sofri (questo il contenuto concreto del porssimo provvedimento di grazia) ammetto di non conoscere a fondo il caso giudiziario e l’iter processuale dei due. So per certo che Sofri ha avuto un processo di revisione, più unico che raro. E so che si processa da sempre innocente.

So però che la grazia deve servire a restituire alla libertà chi si è già “redento” chi ha già conseguito quello che la Costituzione chiama “rieducazione” e lo ha dimostrato concretamente. So che sia Sofri che Bompressi sono malati e non sono per nulla pericolosi: sono cambiate le condizioni politiche dagli anni settanta e sono cambiati i protagonisti. Al di là della colpevolezza deve passare il messaggio che esiste il perdono e sopratutto che la pena non è il prezzo del reato, ma è l’occasione al reo per redimersi e allo stato per neutralizzare i soggetti pericolosi.

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