Politica e rissa

Sul corriere di oggi Angelo Panebianco riesce nell’impresa (per lui) di dire qualcosa di intelligente e sopratutto riesce a sbilanciarsi. La tesi, pienamente consivisibile, è che Berlusconi Berlusconi “continua a non riconoscere la legittimità del governo in carica [..] con il fine immediato di tenere compatta dietro di sé l’opposizione e con la speranza di dare, in tempi brevi, una spallata risolutiva a un governo che ritiene fragilissimo”; ma secodno Panebianco presto Berlusconi dovrà ricominciare a fare politica, da un lato per sfruttare la propria forza numerica al Senato e per correggere (o impedire) le riforme della maggoranza.
Personalmente ritengo che il referendum confermativo sulla cd devolution possa essere lo spartiacuqe decisivo per Berlusconi: se dovesse prevalere il sì (ricordo che non c’è nessun quorum di validità ) la maggioranza dovrebbe fare politica per tentare di disarcionare Prodi. non sono daccordo con Panebianco quando sostiene che se Prodi dovesse cadere presto non èp escluso un altro governo di centrosinistra (le eleioni si terrebbero cioè in qualunuqe caso tra due o tre anni): con la caduta di Prodi temo deflaglerebbero le contraddizioni nell’Unione che renderebbero impossibile un linea comune.
Se dovesse prevalere il no comincierebbe un vero e proprio processo disgregativo della Cdl, già anticipato dalla Lega ben prima delle elezioni. Le “mani libere” rivendicate da Bossi in caso di sconfitta elettrorale e le minacce di scissione che hannos eguito le richieste di una parte dell’Udc della libertà di coscienza all’interno della Cdl sul referendum, ne sono chiari indici.
All’indomani del referendum Berlusconi dovrà riconoscere Prodi, cessare la campagna denigratoria e cominciare a fare Politca con la P maiscuola: per far cadere Prodi o per evitare il copllasso della Cdl.
Sono del tutto legittimi e persino condivisibili i dubbi sulla line apolitica scelta finora da Berlusconi, con la premessa che “non bisogna mai sottovalutare le capacità di Berlusconi”. Il mancato riconoscimento della vittoria altrui (atto esattamente contrario all’immediato riconoscimento di confalonieri e, seppur parziale di Casini) sta finendo inevitabilmente per favorire Prodi perchè compatta la sua maggioranza, gli consente di governare come fosse all’opposizione: è sufficiente l’antierlusonismo.
Sul voto amministrativo di oggi e domani la mia idea è che non sposterà di una virgola gli equilibri nazionali: nonostante l’alto numero dei votanti, si tratta di elezioni molto locali sebbene coinvolgano grassi comuni. L’equilibrio dovrebbe fare il resto: l’Unione dovrebbe vincere a Roma (salvo catastrofi) e a Torino, la Cdl in Sicilia (vasando vasando…) e a Milano. La vittoria verrà attribuita a Naspoli dove è quasi certo un ballottaggio. Comunque non si tratterà di un terremoto, quale invece potrà essere il referendum, da una parte o dall’altra.