Uno spettro si aggira per l’Europa

23 Maggio, 2006

Giovanni, ancora oggi

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 7:55 pm

Giovanni non è un eroe perchè è stato ucciso. E’ stato ucciso perchè tutti noi abbiamo delegato a lui e a pochi altri eletti la lotta alla mafia, quasi fosse “cosa da magistrati”.

Giovanni è un eroe perchè, a differenza di tutti noi, non si è girato dall’altra parte, non ha lasciato che se ne occupassero altri. Ha voluto liberare la sua terra dalla mafia, e per questo è stato ucciso.

C’è un detto siciliano che dice “Si parra stanno muto” , cioè si parla stando muti. Giovanni urlava con i suoi silenzi. Ma sopratutto sono le sue azioni ad urlare. Ha urlato fino a dare per noi e per lo stato di cui si sentiva parte la vita, la cosa più preziosa che ognuno di noi possiede.

De Andrè canta che “morire per delle idee è il solo scopo di vivere”. Certo avremmo preferito tutti che non dovesse morire per far capire all’Italia che si poteva accettare più il giogo mafioso.

Adesso la politica gli tributa unanimente applausi. Non servono applausi ma concrete scelte antimafia: una nuova legge sui pentiti, la riforma della ProcuraNazionaleAntimafia, l’adeguamento della Rongoni-LaTorre e sopratutto mezzi e attenzione a chi si occupa ogni giorno di mafia. Ma non dobbimo commettere noi tutti lo stesso errore che ha ucciso Giovanni: non dobbiamo delegare l’antimafia ad altri. L’antimafia non è una corrente giudiziaria nè un gioco da specialisti: è un modo di vivere, mi piacerebbe dire l’unico modo di vita.

Tutti noi possimao essere Antimafia: non accettandone i ricatti se viviamo nelle regioni del sud Italia, rifiutando il pizzo, smontando il muro di omertà, non accettando che la mafia entri - e neppure che sfiori - lo stato.
Ma anche gli abitanti del resto di’Italia, come me, non devono pensare che sia un affaire dei meridionali. Anche noi “settentrionali” dobbiamo essere Antimafia: non consentendo che chi ci rappresenta venda lo stato alla mafia, non cedendo ai sopprusi e alle ingiustizie, sostenendo l’idea ache la furbizia (e l’illegalità) sono la virtù dei servi e conducono alla povertà.

Giovanni è morto quattordici anni fa e adesso tutti lo esaltano come un padre della patria, un eroe. Ma quanti criticavano i suoi metodi, quanti lo consideravano inadeguato e insinuavano addirittura sulla sua buona fede? Forse Giovanni preferirebbe meno applausi e più mani a “fare” dell’antimafia.

22 Maggio, 2006

Disastro quinquennale

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 7:59 pm

Adesso si che può dire di tutto: da capo dell’opposizione può sparare tutte le assurdità che vuole, non fa male al paese, non ne danneggia l’immagine.

Sarà la sconfitta ma Silvio Berluconi appare rinvigorito: spara a zero su tutti, comanda a bacchetta non solo il suo partito (che d’altronde non esiste all’in fuori di lui) ma l’intera opposzione. Dopo qualche gemito Casini e fini sono tornati a cuccia e obbediscono silenti.

Oggi è arrivato a dire che “le elezioni hanno dato la maggioranza del paese alla Cdl”. Chissà in base a quali calcoli perversi arriva a smentire il ministero dell’interno - targato Pisanu, Forza Italia - e la Cassazione.

Il vittimismo è quello di sempre. Nonostante la scorta pagata da noi (sacrosanta per motivi di sicurezza, sia chiaro) i bodyguard e Dell’Utri, Sivliuccio teme per la sua vita, sopratutto per i Prodi comunisti armati di cavalletto da combattimento.

Nonostante 10 professori universitari nel governo (Lanzillotta, Niscolais, Bindi, Amato, Padoa Schioppa, Fioroni, Parisi, De Castro, Bianchi più lo stesso Prodi) per Berlusconi è “un governo non competente”. Lui che ha messo un ingeniere alla giustizia (errore emulato da Prodi), un dentista analfabeta alle riforme e il suo commercialista all’economia non avrà mica la coda di paglia?

Ma la frase più assurda è «il loro programma è solo quello di cancellare le riforme di modernizzazione fatte da noi per il Paese». L’unico merito che riconosco a Berlusconi è quello di aver governato cinque anni di seguito: ma  a governare male si è smpre in tempo. Per il paese sarebbe stato meglio che avessero governato tre giorni, senza avere la possibilità dio fare dei danni enormi all’economia e alle istituzioni. Adesso bisogna riparare, non certo disfando tutto quello che si è fatto tanto per disfarlo; ma migliorandolo profondamente e mutando innanzi tutto prospettiva: come ha detto il rappresentante dell’IDV al Senato nel dibattito per la fiducia passae “dall’interesse privato a quello pubblico” al governo.

P.S. Lasciatemi dire due parole sui fischi ai Senatori a vita: è indecente che ci si permetta di mancare di rispetto, al di là del giudizio di opportunità ( e non di merito perchè il voto è un affare privato e libero), ai padri della patria. Non solo non c’è nessuna norma che imponga ai senatori a vita di non essere decisivi nel governo - anzi sono senatori a sovranità piena - ma anche la prassi è esattamente contraria: i senatori a vita hanno sempre votato e spesso sono statio decisivi. Senza che nessun incivile si permettesse di fischiarli. Non allo stadio ma in un aula parlamentare.

15 Maggio, 2006

Cornuto e Mazziato

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 6:26 pm

Associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva ed altri reati, concorso sequestro di persona, minacce, frode sportiva e concorso in peculato.

Come accuse c’è da fare invidia a Berlusconi - che per ora si accontenta di altro, senza illudersi di giungere al sequestro di persona. Il signor Moggi è peggio di quello che i suoi detrattori hanno dipinto per anni: non solo i suoi tentacoli controllavano il calcio giocato, i giocatori, gli arbitri, il palazzo e persino la nazionale ma anche i metodi sono degni del Padrino.
Onestamente faccio fatica a immaginarmi l’arbitro e il guardalinee chiusi nello spogliatoio che implorano Moggi di liberarli, ottenendo in tutt risposta insulti e minacce.

Tuttavian se togliamo per un attimo Moggi dalla scena il quadro non migliora un granchè: arbittri che non denunciano di essere stati sequestrati, dirigenti degli arbitri che accettano favori e anzi colloquiano tranquillamente con dg delle società (non solo la juve), presidenti di federazione che chiedono favori per alcune squadre, giornalisti che - in spregio a ogni deontologia e correttezza informtiva - concordano cosa dire - anche qui non solo con Moggi.
Senza nominare calciatori che scommettono sugli incontri, nonostante ricevano stipendi da capogiro.

Il calcio, sport che ho seguito, per il quale ho pianto senza mai praticarlo; la juve per cui ho tifato, pianto e gioito, a prescindere da chi fossero i giocatori, l’allenatore, i dirigenti;
oggi si ricompongono in un quadro terrificante che, per chi come me ama la legalità, allontana ogni gioia e lasia un sentimento di amarezza. Ieri, parlando con alcuni amici, facevo una considerazione: mi sento come un socialista durante Mani Pulite.
Non uno dei leader socialisti che si aveva occupato la cosa pubblica come cosa dei partiti, ma un semplice militante che credeva nel suo partito e nelle sue idee, senza sapere che i suoi rappresentanti svendevano le istituzioni.

Non provo nessuna pietà per chi ruba; ma provo un sentimento di compassione per chi si è fidato, ha speratop, ha finanche creduto in chi rubava, incompevolmente. E si sente tradito, come un amante.

Oggi detesto chi mi ha tradito, chi ha infangato l’istituzione in cui credevo (la juventus, non il PSI). E provo dolore per come è stata distrutto ciò in cui credevo. Ma non volgio smettere di crederci.
Io non tifavo per Moggi, ma per la juve; cosìcome i socialisti non credevano in Craxi ma nel socialismo. Senza voler fare alcun confronto tra Moggi e Craxi: due campioni nello stesso sport.

11 Maggio, 2006

Campanella d’allarme

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 7:48 pm

Forza Italia trema. Dopo la pessima stagione per l’Udc che si è guadagnata il primato in Sicilia per arresti per mafia di suoi componenti, arriva la volta del primo partito italiano. Dopo i sospetti su Silvio Berlusconi, le accuse a Dell’Utri ora Francesco Campanella - ex sindaco in quota Udc di Villabate - tira in ballo Miccihè e Schifani, dirigenti nazionali di Forza Italia.
“Mandalà [fondatore del primo club di Forza Italia in Sicilia e colui che gestì con il figlio il viaggio di Provenzano a Marsiglia, N.d.R.] mi parlò di una riunione in cui raggiunse un accordo con i suoi due amici, che avrebbero dovuto segnalare un professionista per redigere il piano regolatore [del comune di Villabate di cui il pentito che sta parlando era sindaco n.d.R]; l’intesa prevedeva anche la manipolazione dello strumento urbanistico, che doveva essere predisposto negli interessi di Mandalà e dei suoi amici, cioè della cosca mafiosa, danneggiando invece i nemici. La Loggia e Schifani [parlamentari di Forza Italia N.d.R.] avrebbero in qualche modo condiviso la parcella dell’ingegnere. L’importo sarebbe stato versato solo formalmente al progettista”

“Mandalà aveva intensi rapporti con Enrico La Loggia e Renato Schifani, si conoscevano da molto tempo ed erano stati al suo matrimonio. Schifani era stato anche consulente tecnico del comune di villabate per il piano regolatore. [..] Fu Gaspare Giudice [ex deputato di Forza Italia] a favorire il reingresso di Mandalà in Forza Italia”

Ce n’è anche per L’Udeur e una sua importante esponente: “Appresi che il mio telefono era sotto controllo direttamente da Marianna Li Calzi [parlamentare dell’Udeur, lo stesso Mastella è stato ospite delle nozze di chi parla] allora sottosegretario alla giustizi e da Franco Bruno, suo capo di gabinetto, nell’ambito della richiesta di autorizzazione per l’arresto di Gaspare Giudice. [..] [Franco Bruno N.d.R] mi disse che non poteva parlarmi per telefono. ci incontrammo e mi avvertì che neelle carte dell’autorizzazione all’arresto chiesta nei confronti del deputato di Forza Italia Gaspare Giudice, c’erano indagini a mio carico e che il mio telefono era sotto controllo.”

E tutti i re andarono alle nozze del brigante.

P.s. Trovo scandaloso che alla commemorazione di chi è morto per combattere la mafia come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si antepongano beghe politche.
Saccà dimostra ancora una volta di non aver capito cosa significhi “servizio pubblico”.

10 Maggio, 2006

Simme a napoli(tano), paisa!

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 7:08 pm

Napolitano è l’11 presidente della Repubblica. E’ stato eletto ogi con 543 voti dal parlamento in seduta comune. Questa volta con le ossa rotte esce la Cdl, tanto divisa da unirsi solo sul non votare nessuno (scheda bianca) mentre l’Unione da’ segni di compattezza che Prodi dovrò saper interpretare e guidare.

Qualche notizia su Napolitano - cui auguro buon lavoro e di essere un ottimo presidente della Repubblica - che presumibilmente nessuno vi dirà:
Napolitano è stato migliorista del Pci, al corrente più coinvolta nelle inchieste di Mani Pulite nonchè quella più vicina a Crazi e al Psi in genere.
Il 3 maggio 1995, a Napoli, viene arrestato per tangenti Maurizio Japicca, responsabile della Fininvest in Campania: nel suo ufficio viene trovata una lista di politici di vario colore vicini alla Fininvest, nella quale compare anche il nome di Giorgio Napolitano.
Nel 1997, quando al governo c’era Prodi, anche se ancora per poco, l’allora Ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, depotenzia e polverizza sul territorio i corpi speciali di polizia (Sco), carabinieri (Ros) e Guardia di Finanza (Gico); il progfetto messo in piedi da Napolitano somiglia molto a quello ritrovato nel 1994 nella valigetta del pluriinquisito agente di cambio Giancarlo Rossi.

Infine Giorgio Napolitano è tra gli ispiratori della legge sui pentiti di mafia che stabilisce che essi abbiano a disposizione per raccontare tutto sei mesi.

Detto questo, turandosi ancora una volta il naso, Napolitano sarà un ottimo presidente della Repubblica: simili considerazioni (politiche e non moralistiche nè penali) non possono tuttavia distogliere l’attenzione da quello che l’elezione di Napolitano significa.

Completandolo con l’elezione di Bertinotti alla Camera, appare chiaro il disegno politico: finalmente, a 17 anni dalla fine del comunismo, l’ex Pc si sdogana e diventa compattamente - quindi compresa Rifondazione- in un colpo solo forza di governo, istituzionale e finanche di garanzia.
Il passo avanti è innegabile in spregio ai fantasmi rossi agitati dalla Cdl durante tutta la campagna elettorale.

P.S. Per la serie, solo gli stupidi non cambiano idea…

“Utilizzeremo tutti i metodi e le forme che la democrazia ci offre per far valere le ragioni di oltre la metà del popolo italiano” e tra i mezzi democratici “c’è anche lo sciopero fiscale, che fra parte delle opzioni della disobbedienza civile”
(Sandro Bondi, Fi, 10/05/06 h. 11.13)

“Non condivido appelli per non pagare le tasse. Quando abbiamo governato noi abbiamo fatto in modo che le tasse seppur di poco diminuissero”
(Gianfranco Fini, An, 10/05/06 h. 11.57)

“Sandro Bondi non ha mai dichiarato che il partito è pronto allo sciopero fiscale”
(Nota di Fi, 10/05/06 h. 12.07)

Semplice sillogismo: UTILIZZEREMO TUTTI I METODI E LE FORME DEMOCRATICHE –>
LO SCIOPERO FISCALE E’ UN METODO DEMOCRATICO –> CONCLUSIONE: UTILIZZEREMO ANCHE LO SCIOPERO FISCALE.
Purtroppo per Bondi la logica non lascia spazio alle precisazioni.

8 Maggio, 2006

Legittima offesa

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 7:44 pm

Dieci anni. Perchè la vita di un uomo, qualunque cosa abbia fatto e di qualunque nazionalità sia, vale più di 5 orologi.
Dieci anni “dare un segnale forte e chiaro perché certi fatti non devono più accadere”.
Dieci anni “non ci fu ne’ legittima difesa ne’ altra giustificazione”: “non c’era la necessità, né la proporzione di fare quello che è stato fatto”.

Dieci anni di reclusione per omicidio volontario, con la concessione delle attenuanti generiche (che portano il minimo di pena da 21 a 14 anni) e l’attenuante della provocazione (che la porta a 10), richiesti dal pm a carico di Giuseppe e Rocco Maiocchi, padre e figlio, gioiellieri che il 13 aprile 2004 spararono al montenegrino 21enne, Mihailo Markovic, che aveva effettuato un furto con scasso nel loro negozio in via Ripamonti a Milano.

Innanzi tutto mi preme affrontare il quesito giuridico, che permane anche dopo la riforma dell’art 52 c.p. (come modificato dalla legge 59/2006): il fatto di chi spara e uccide un uomo che si introduce nel negozio, tenta il furto con scasso (e non la rapina perchè no c’è la minaccia o la violenza essendo disarmato) e fugge, vista l’impossibilità di completare l’azione criminosa, è coperto dalla legittima difesa?

I requisiti della legittima difesa sono la PROPORZIONE, la NECESSITA’, e il pericolo di un’offesa ingiusta. Certamente non esiste la necessità, tale che si può già di primo acchito rispondere no al quesito appena posto. Porporzione significa, in pohce parole, che si è tenuta la condotta illecita che neutralizzi il pericolo meno lesiva per l’aggressore; in questo caso come ha detto la parte civile “i Maiocchi avevano alternative, come quella di attivare il sistema d’allarme”.
Inesistente è anche il requisito del pericolo attuale e persistente di un’affesa ingiusta: il pericolo era cessato con la fuga dell’aggressore che era salito in macchina e la stava accendendo.
Parimenti inesistente nel caso concreto è il requisito della proporzione: vero è che la recente riforma fa presumere la proporziona quando si difendono “i beni propri o altrui, quando non vi e’ desistenza e vi e’ pericolo d’aggressione”. Nel caso di specie c’è stata desistenza volontaria (il soggetto aggressore ha volontariamente desistito dalla condotta delittuosa) e il pericolo di aggressione era già cessato. Dunque la riforma è stata inutile nel caso di specie.

Dal punto di vista giuridico dunque non vi è a mio avviso alcun dubbio sul fatto che la leggittima difesa sia lontana da coprire simili condotte. Il quesito ulteriore, che non ho spazio nè tempo per analizzare è sel’eccesso nella causa di giustificazione sia colposo o volontario (nel primo caso anche l’omicidio sarà colposo con un ingente abbassamento della pena).
Resta però difficile all’uomo della strada capire perchè: mi sembra quindi opportuno esplicitare quale sia la ragione politica (nel senso di “politica del diritto”) sottesa ad una simila norma. Non si vuole criminalizzare l’aggredito come qualcuno pensa ma innanzi tutto si vuola salvaguardare la vita dei consociati, fintanto che questi non mettono in pericolo serio la vita altrui (non si arriva a chiedere il martirio, ci si può difendere e finanche uccidere quando la propria vita o integrità fisica è in pericolo); in secondo luogo non si vuole che azioni di difesa estremi rechino danni a terzi: immaginatevi se quel fatidico 13 apirle in via Ripamonti uno dei tanti proiettili sparati dall’interno del negozio verso la strada avesse colpito un passante?

Pur comprendendo lo stato d’animo di chi è aggredito e la sua esasperazione per le continue rapine, con il irschio ongi volta della vita. Tuttavia non si può giustificare l’uccisione di un uomo con una paura infondata.

7 Maggio, 2006

Colle ad personam

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 8:06 pm

Dopo alcuni giorni di silenzio, gentilmente offerti alle stanche orecchie degli elettori di sinistra dall’EX premier Berlusconi all’indomani della sconfitta elettorale, sono tornate le sue delirate boutade.

Si è inventato lo sciopero delle tasse: a parte la legalità di una simile minaccia (vero che scioperare è un diritto costituzionale ma non penso che pagare le tasse possa essere qualificato come un lavoro)  la cosa che mi stupisce è che la minaccia risulta del tutto inutile. Berlusconi le tasse non le paga già adesso. I suoi (e non solo i suoi) capitali depositati nei paradisi fiscali, i fondi neri che accumula presso banche straniere, già aderisono allo sciopero.

“Non ci sentiamo rappresentati se non siamo nelle istituzioni. Non accetteremo di pagare le tasse. Faremo anche noi gli scioperi che hanno fatto loro. Faremo anche noi lo sciopero fiscale e faremo l’ostruzione in Parlamento”.
Ragionando così anche l’altra metà d’Italia che le tasse le paga, dovrebbe smetterla di pagare: da chi si dovrebbe sentire rappresentata la gente onesta? Da Previti-Dell’Utri-Berlusconi?

Ma cosa vuole Berlusconi? E’ proprio un ingrato: la sinistra sta lavorando da quattro giorni per eleggere il suo omologo di sinistra (o presunto tale) nonchè suo candidato ideale. Con D’Alema al colle Berlusconi si garantirebbe, oltre alle televisioni, una controparte affidabile che gli assicurerebbe la leadership del centrodestra, cui oggi mirano Fini e Casini (che difatto sono i peggiori oppositori di D’Alema).

Di che cosa si lamenta? Tra tutte le personalità di spicco nel centrosinistra e nel paese, la maggioranza ha scelto uno che si finge (male) di sinistra, con il quale ha già “inciuciato” in passato e che è forse l’oppositore meno agguerrito del suo monopolio televisivo-mediatico.

Di più si muore. O si elegge lui al Quirinale. Ecco, appunto.

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