Legalità e perdono

Non sono pregiudizialmente contrario all’amnistia e all’indulto. Il perdono è una possiibilità per gli uomini, un dovere per lo stato democratico. Mi rendo conto della terribile situazione delle carceri italiane: al 30.11.2005 60′483 detenuti su un totale 45′490 (57′564 uomini e 2919 donne, 44 con bimbi al seguito), uno su tre è straniero; 53 casi di suicidio lo scorso anno, 112 decessi in carcere.
In simili condizioni l’art 27 della nostra costituzione rimane carta straccia: nessuna rieducazione è possibile in condizioni inumane. Gli operatori carcerari e i detenuti chiedono da anni una riforma del sistema carcerario che introduca istituti alternativi ulteriori, cancelli quelli previsti e rimasti per varie ragioni inutilizzati e rimodellare quelli troppo “pericolosi”. Ma non basta: è necessaria una riforma organica della magistratura di sorveglianza, troppo spesso obbligata dalla legge a libertà inopportune e costretti a giudicare solo con il fascicolo del reo, senza poterne valutare il reale ravvedimento e la pericolosità . Infine è necesssaria una ricognizione sulla legislazioni in tema di reati di droga e detenuti tossicodipendenti.
Sono daccordo con l’amnistia proposta dal guardasigilli Mastella a una condizione: che non sia una toppa al problema delle carceri italiane; deve invece essere l’inizio di un processo di riforma profonda per creare le condizioni per le quali in futuro non servano più amnistia e indulti, se non per spirito di riconciliazione.
Non sono d’accordo con Di Pietro quando, intervistato da Repubblica, sostiene che sarebbero “un’abdicazione dello Stato di diritto, una resa della legalità ”. L’ulitma amnistia risale a 16 anni fa (era il 1990) e non mi sembra che il principale ostacolo sulla strada della certezza della pena siano i provvedimenti di clemenza, che negli utlimi anni, con il tracollo del numero delle grazie e della lunga assenza di amnistie e indulti, hanno inciso minimamente. Oggi l’ostacolo alla certezza della pena è la lunghezza del processo a la corispettiva insufficienza della prescrizione. Qui deve agire il nuovo parlamento, oltre che nei campi indicati prima.