Uno spettro si aggira per l’Europa

4 Giugno, 2006

Legalità e perdono

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 7:10 pm

Non sono pregiudizialmente contrario all’amnistia e all’indulto. Il perdono è una possiibilità per gli uomini, un dovere per lo stato democratico. Mi rendo conto della terribile situazione delle carceri italiane: al 30.11.2005 60′483 detenuti su un totale 45′490 (57′564 uomini e 2919 donne, 44 con bimbi al seguito), uno su tre è straniero; 53 casi di suicidio lo scorso anno, 112 decessi in carcere.

In simili condizioni l’art 27 della nostra costituzione rimane carta straccia: nessuna rieducazione è possibile in condizioni inumane. Gli operatori carcerari e i detenuti chiedono da anni una riforma del sistema carcerario che introduca istituti alternativi ulteriori, cancelli quelli previsti e rimasti per varie ragioni inutilizzati e rimodellare quelli troppo “pericolosi”. Ma non basta: è necessaria una riforma organica della magistratura di sorveglianza, troppo spesso obbligata dalla legge a libertà inopportune e costretti a giudicare solo con il fascicolo del reo, senza poterne valutare il reale ravvedimento e la pericolosità. Infine è necesssaria una ricognizione sulla legislazioni in tema di reati di droga e detenuti tossicodipendenti.

Sono daccordo con l’amnistia proposta dal guardasigilli Mastella a una condizione: che non sia una toppa al problema delle carceri italiane; deve invece essere l’inizio di un processo di riforma profonda per creare le condizioni per le quali in futuro non servano più amnistia e indulti, se non per spirito di riconciliazione.

Non sono d’accordo con Di Pietro quando, intervistato da Repubblica, sostiene che sarebbero “un’abdicazione dello Stato di diritto, una resa della legalità”. L’ulitma amnistia risale a 16 anni fa (era il 1990) e non mi sembra che il principale ostacolo sulla strada della certezza della pena siano i provvedimenti di clemenza, che negli utlimi anni, con il tracollo del numero delle grazie e della lunga assenza di amnistie e indulti, hanno inciso minimamente. Oggi l’ostacolo alla certezza della pena è la lunghezza del processo a la corispettiva insufficienza della prescrizione. Qui deve agire il nuovo parlamento, oltre che nei campi indicati prima.

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