Uno spettro si aggira per l’Europa

6 Giugno, 2006

Dal vangelo secondo Moggi

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 6:43 pm

“Moggi era il pastore con il suo gregge, le pecore erano un po’ tutti: giocatori, dirigenti, giornalisti, chi più, chi meno. Ogni mattina, lui apriva il recinto e portava il gregge a pascolare, indicando a ciascuno dove andare. C’era l’erba alta o l’erba più verde. Poi la sera tornavamo tutti a casa, sazi e contenti, senza preoccuparci se l’erba mangiata era buona o cattiva. E lui ci mungeva.”
(Angelo Peruzzi, 27/05/06)

Peruzzi non ha peli sulla lignua, si sà, e ha detto quello che pensava. Il calcio era mansueto con il suo tiranno Moggi; in pochi si sono ribellati, e qeuie pochi - che forse sono rimastitali proprio per questo - sono stati espusli dal quel mondo con disonore.

In questi giorni il presidente di Lega Galliani, anche dirigente del Milan, ha dichiarato che “esisteva solo il sistema Moggi”. Nessun sistema Milan.
Delle due l’una: o Galliani è un incompetente e non si è accorto che Moggi controllava il calcio e molti suoi collaboratori sotto i suoi occhi, oppure è in mala fede e non ha detto niente perchè in fondo il sistema gli faceva comodo. A lui rimaneva il potere e poteva spartirsi le vittorie con la juve.

Magari un sistema Milan, separato da quello Moggi non esisteva; ma una strana convergenza di interessi che spingeva Galliani al silenzio sì. O mi si vuole far credere davvero che Galliani avesse paura di Moggi? O che non si fosse accorto di nulla, nella migliore delle ipotesi?

In entrambi i casi deve dimettersi: nel primo perchè è un disonesta (quasi come Moggi) nel secondo perchè è un incompetente. Nessuna delle due caratteristiche è compatibile con chi dovrebbe collaborare a risanare il calcio professionistico.

Oltre ad essere dirigente di una squadra, checche ne dica lui, coinvolta nello scandalo, Galliani è presidente della Lega Calcio. La dobbia carica eleva al quadrato le responsabilità, anche del comportamento di Meani, suo dirigente, del quale era senz’altro al corrente.

Nello scandalo di calciopoli per ora emerge una figura per la sua statura morale, che sembra eccezionale in quel mondo: quella di Massimo Morati, tanto criticato per i suoi oggettivi errori gestionali ma non abbastanza esaltato per lo charme con cui ha accettato di aver gettato tanti soldi in un mondo per poi scorpire che tutto era manovrato da altri. EccoMassimo Moratti è forse l’uomo, lo dico da juventino, da cui deve ripartire il calcio. Non certo da Zeman che chiagne e fotte.

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