Uno spettro si aggira per l’Europa

10 Giugno, 2006

D’elia profeta

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 6:22 pm

Ho sempre detto, e lo ribadisco, che i pregiudicati non devono stare in Parlamento: la mia non è discriminazione. E’ discriminazione non consentire ad un ladro di polli di fare il bidello o lo spazzino (pardon: operatore ecologico) imopedendogli di accedere a tutti i concorsi pubblici, permettendo invece a gente condannata per mafia, banda armata, omicidio, corruzione, concussione, abuso edilizio e persino incendio aggravato (record che appartiene allo sgrammaticato Borghezio).

Non si devono stare perchè non sono degni di rappresentare il popolo e non può scrivere la legge chi l’ha violata in passato. I pregiudicati devono poter lavorare - fare i bidelli o gli spazzini - ma non governarci. Invece avviene il contrario.

Oggi ci sono parecchi pregiudicati in parlamento ma nelgi utlimi tempi la polemica si è concentrata solo su uno di questi, quando è stato nominato segretario della Camera. Si tratta di Sergio D’Elia ex terrorista di Prima Linea ed eletto nelle file della Rosa nel pugno; condannato definitivamente a 25 anni per banda armata e concorso in omicidio per aver partecipato alla progettazione dell’assalto al carcere fiorentino delle Murate in cui, il 20 gennaio 1978, fu ucciso l’agente Fausto Dionisi.

Questo signore ha ucciso un agente di poliza penitenziaria. E’ stato condannato per questo e si è fatto quindici anni di carcere (gli altri dieci omissis). Io sono daccordissimo sulla grazia a Sofri, a Bompressi e agli altri terroristi, e sono finanche daccordo su un provvedimento, qualche tempo fa proposto da Cossiga, di indulto per i reati di terrorismo degli anni ‘60 e ‘70. Ma questi signori, per fortuna usciti dal carcere devono per forza sedere in parlamento e ricoprire cariche pubbliche.

Naturalmente lo sdegno per il suo ingresso in Parlamento è reso più grave dall’atrocità del suo reato, che non è “frutto di una legislazione emergenziale” come ha dichiarato lo stesso D’Elia: i reati di omicidio e banda armata esistono ancora adesso e sono state previste nel 1942 quando il terrorismo non esisteva neanche.

Il tutto è sembrato risolversi con le dichiarazioni della vedova D’Antona “D’Elia e’ stato riabilitato dal carcere, ha gia’ pagato” . Non dubito che sia un uomo diverso da quello che ha ucciso nel 78 (ci mancherebbe altro) e neppure che sia del tutto riabilitato. Il problema non è ilo perdono delle vittime e neppure quello dello Stato che c’è già stato. Il motivo per cui D’Elia non dovrebbe ricevere 14′000 euro al mese dallo stato è lo stesso per cui non possono accedere ad un concorso pubblico: lo stato non può avere tra i suoi dipendenti chi ha “remato contro” di lui, chi ha violato la sua legge e magari l’ha derisa. Addirittura chi l’ha rifiutato quello stesso Stato, ridendo in faccia ai parenti delle vittime in lacrime come ricorda Pansa su L’Espresso.

Queste persone oltretutto non sono state elette ma NOMINATE DAI PARTITI: nessuno poteva preferirli o escluderli. Tutto è stato scelto dalle segreterie dei partiti senza che si sdicesse nulla sui candidati in lista agli elettori.
Anche se fossero stati eletti singolarmente nessun mandato popolare potrebbe scagionarli da sentenze penali, sopratutto se così gravi. Ancora più grave è che faccia parte dell’ufficio  di presidenza della Camera.

Nel nostro Parlamento le condanne fanno curriculum, la carcerazione, evento straordinario per certe classi di governo, fa addirittura titolo di primo livello.

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