Uno spettro si aggira per l’Europa

25 Giugno, 2006

Polenta con Costituzione

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 4:23 pm

Ho votato no, un no convinto e consapevole. Questa volta non c’è nessun collegamento tra il mio voto e i simboli di partito. In primo luogo perchè i partiti in questa campagna referendaria hanno portato più confusione che informazione nella testa degli italiani; e in secundis perchè i partiti sono riusciti a rendere anche la riforma di più di un terzo della costituzione un giudizio su un governo che ancora (purtroppo) non ha compiuto il suo primo atto.

Le ragioni del mio no sono parecchie: in primis non trovo necessaria una riforma totale della Costituzione del ‘48 ma riterrei più opportuno un ritocco mirato. Le latre ragioni sono quelle che i costituzionalisti vanno scrivendo da giorni sui principali quotidiani, anche se totalmente ai margini della campagna elettorale. Dall’onnipotenza del nuovo Primo Ministro, all’arretramento sul federalismo, dalla confusionaria competenza delle due camere alla politicizzazione della Corte Costituzionale.
Ma sopratutto il mio NO è dettato da considerazioni storico-politiche: le Costituzioni non sono abiti su misura, ma devono sapersi adattare ai cambiamenti socio-politici come è accaduto per la Costituzione del ‘48. Le Costituzioni non possono essere leggi-kodak che fotografano la situzione attuale ma devono guardare la futuro, alle modificazioni che la società e il sistema politico inevitabilmente subirà. La nostra costituzione si è adattata alla prima repubblica come alla seconda, ha caputo resistere alle periezie dell’Italia senza mai perdere la modernità dei suoi principi, anche in tema istituzionale.

La Costituzione di Terracini è ancora moderna, a 60 anni dalla formazione della Costituente; la costituzione di Calderoli fatica a convincere anche i suoi estensori
che difatti hanno già annunciato che “qualche cosa da correggere c’è”.

A un anno dal suo confezionamento ad opera dei “saggi” di Lorenzago in quella campestre baita tra un bottiglione di vino e una porzione di polenta taragna la cosidetta “devolution” - che tale non è in pirmo luogo perchè aumentano le competenze statali su quelle regionali e in secondo luogo perchè devolution singifica tutt’altro - sarebbe approvata dagli italiani per poi essere cambiata dal Parlamento. Con quale legittimità i rappresentanti indiretti del popolo correggono quanto il popolo sovrano ha approvato in toto e in quel testo, senza magari riproporlo al popolo in un successivo referendum?

Perchè approvare una riforma che già si considera sbagliata in alcune parti? Tra una legge nuova sbagliata e una legge vecchia che ha funzionato fino ad oggi davvero possimo scegliere la legge nuova?

Nessun commento »

Non c’è ancora nessun commento.

RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URL

Lascia un commento

You must be logged in to post a comment.

Funziona con WordPress