Uno spettro si aggira per l’Europa

18 Giugno, 2006

Viva l’Italia e gli italiani

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 5:23 pm

Forse ce la meritiamo, una classe dirigente così. E non mi riferisco solo alle imputazioni penali, alle condanne e ai reati commessi; mi riferisco sopratutto al modo di fare.

La nostra classe dirigente non solo infrange più di ogni altra la legge pur di salire la scala sociale o di mantenere la posizione acquisita o per migliorarla a scapito degli onesti (o dei meno disonesti). Dalle intercettazioni che sempre più numerose compaiono sui nostri giornali e che hanno coinvolto quest’estate la classe dirigente di grandi banche e società italiane, qualche mese fa la dirigenza del calcio e di alcune dell più importanti squadre italiane e ora una cricca di manigoldi che comprendono due mebri della famiglia reale e qualche politico di secondo piano, emerge prepotentemente la bassezza morale e culturale di chi ci governa in ogni campo.

Il linguaggio è quello delle peggiori periferie, sulle bocche di persone spesso laureate ma sopratutto potentissime, nello svolgimento dei loro affari onesti e disonesti ma anche nalla loro vita privata. Sentire il re che esclama riferendiosi al giornale “Il Manifesto” «Come si chiama quel giornale lì?… È carta abbastanza buona per pulirsene…». Oppure Mogi, l’uomo più potente del calcio dire “E se io vado da Carraro e faccio alzà di peso tutte e 2 [riferendosi a Bergamo e Pairetto, N.d.R.]? Il duo indivisibile, guarda che io vado per pochi spicci eh!”. Oppure i famosi apprezzaenti dello zagarolese Ricucci.

Ma al di là del linguaggio quello che mi sconvolge è l’atteggiamento di questi personaggi, forse convinti di avere il mondo ai loro piedi e di poter dunque ottenere tutto. In ogni modo. Dunque donne, persino bambine nelle ultime intercettazioni. Veline o showgirl che si vendono in cambio di appoggi politici per ntrere in Rai; e tutto questo in un’atmosfera di normale goliardia, come se non si stesse facendo nulla di male. Tutto normale insomma, anche lo sfruttamento della propria posizione a fini sessuali.

La’rroganza di queste persone dovrebbe indurci ad espellerle dalla classe dirigente ben più dei loro (eventuali) reati. Non ci si può abituare a cose simili, non si può vantarsi con gli amici di aver appena taroccato le elezioni (come fa Sottile a colloquio con un amico, all’indomani dell’eslcusione della Mussolini). Il tutto condito con espressioni da scaricatore di porto.

Mi viene da dire che forse ce le meritiamo. Forse la classe dirigente è lo specchio (deformante naturalemnte) dell’italiano medio. Quello che parcheggia in doppia fila per scendere a prendere le sigarette anche quando c’è parcheggio a cento metri di distanza;: e se gli danno la multa si arrabbia anche con il vigile, apostrofandolo come se l’imbecille fosse lui. Non è forse tipico dell’italiano medio fragarsene se vicino a noi qualcuno infrange le regole: avete mai visto qualcuno richiamare un passante a buttare loa sua cartaccia nel cestino? Provate a farlo all’estero.

Non è forse così la maggioranza di noi? Lo specchio perfetto della maggioranza della nostra classe dirigente: approfittatrice, arrogante e spregiudicata, ben oltre le regole e il buon costume. Allora ce li meritiamo. La domanda giusta diventa cosa possono fare i tanti onesti, quelli educati, che dovrebbero essere l’esempio per gli altri, per emergere e scacciare i burini? Non lo so, la democrazia non da i mezzi per fare ciò.

Aggiungo una considerazione: non so se sia nato prima l’uovo o la gallina, cioè se sia la classe dirigente ritratta nelle intercettazioni ad aver trasformato gli italiani nel popolo dei burini o viceversa sia un popolo così strutturato a meritarsi per averla formata, una classe dirigente simile. Quello che so è che aumenta la voglia di espatriare.

16 Giugno, 2006

Poltronissima

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 6:23 pm

I Berluscones strepitano da un mese sull’occupazione delle cariche da parte della sinistra. In realtà anche loro non scherzano. Non hanno scherzato nel passato con quasi 100 membri del governo (anzichè 102) e continuano a non scherzare con ben tre governatori regionali (Cuffaro in Sicilia, Formigoni in Lombardia, Galan in Veneto e Iorio in Molise) cioè tutti i presidenti di regione che restano al centrodestra, sono anche stati eletti al senato.

L’art 122 della Costituziona, fortunatamente ancora in vigore, sancisce l’incompatibilità tra i due incarichi. E devono scegliere quale incarico tenere. Tutti hanno fatto sapere che resteranno nelle rispettive regioni, tranne quel volpone di Michele Iorio che si rifiuta di scegliere perchè manca poco alle elezioni regionali.

Una sentenza del tribunale di Campobasso lo ha dichiarato decaduto dall’incarico ma lui non si è arreso e ha annunciato ricorso così da sospendere gli effetti di tale dichiarazione e restare governatore fino alla sentenza di secondo grado che molto probabilmente arriverà dopo le elezioni regionali che vedrano coinvolto il Molise.

l tribunale ha quindi accolto il ricorso firmato dal segretario regionale dei Ds, il neosenatore Augusto Massa, e dal segretario provinciale di Campobasso dello stesso partito, Donato Pozzuto. La sentenza del tribunale, comunque, non ha effetti immediati, visto che è la prima volta che si verifica una situazione del genere e non esistono precedenti. Dovrà essere la Presidenza del Consiglio dei ministri a dirimere la questione.

Intanto Iorio continua a percepire, come Formigoni, Galan e Cuffaro il doppio stipendio. Alle Regionali mancano solo sei mesi e che lui non se ne andrà fino a quel giorno. I Presidenti di Camera e Senato hanno diffuso un appello ai parlamentari “incompatibili” invitandoli a dimettersi con rapidità. Sono tanti: 46 a Montecitorio e 20 a Palazzo Madama.
Ma Iorio è recidivo: già nella passata legislatura per quasi un anno intero”cumulò” gli stipendi del doppio incarico: una bella fortuna in banca per sé (400 milioni in più) in barba alla Costituzione.

Non si capisce perchè non sia stato il Consiglio regionale, così come prevedono lo Statuto attuale ed il Regolamento interno, violando anche in questo caso le norme regionali, di accertare la condizione di incompatibilità del Presidente Iorio e dichiararne la decadenza. Doppia violazione, doppio incarico, doppio stipendo.

13 Giugno, 2006

Credito esaurito

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 9:01 pm

Mi ero ripromesso di dargli tempo. Adesso il tempo è scaduto e con essa è terminato il cedito che gli avevo concesso.

Quando lessi per la prima volta il nome di Mastella alla casella giustizia del nuovo governo rimasi tra l’indignato e il basito come Di Pietro a Omnibus (scena ormai resa famosa da Blob). Poi mi sono deciso a dare a Mastella la possibilità di dimostrare che anche un laureato in lettere che va al matrimonio di un boss mafioso (o accusato tale) può essere un buon ministro della giustizia.

Il suo pirmo atto è stato obbligato dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul caso Bompressi. Ma poi ha esagerato: per prima cosa è andato al carcere di Regina coeli dicendo «Sarò più il ministro dei detenuti che quello dei giudici». Posso capire che il suo animo sia vicino più a quello dei criminali che non a quello di chi li combatte. Se Castelli avesse detto una cosa simile l’avrei crocefisso per settimane.

Poi si è dedicato al berlusconismo extra moenia (stupenda definizione di Marco Travaglio) dapprima annunaciando un’amnistia senza nemmeno sondare prima il terreno sulla fattiilità concreta di un simile provvedimento; e infine ha addirittura chiesto ai giudici di andare in ufficio alle nove. Dubito che abbia verificato i cartellini dei giudici italiani.
Dopodichè, sfidando l’ira dell’Anm (e la mia personale, certo di minor valore) ha fatto marcia indietro sul decreto legge che avrebbe bloccato la riforma dell’ordinamento giudiziario firmata Berlusconi-Castelli e l’ha sostituito con un disegno di legge (che deve essere approvato dalla due camere ed entra in vigore solo dopo). I questo modo è praticamente certo che la riforma entrarà in vigore regolarmente slavo poi essere tarvolta dall’eventuale legge di rinvio approvata dal parlamento.

Ma non ci ha negato neacnhe un colpo di scena: ha auspicato la pacificazione tra politica e giustizia e ha annunciato un dialogo aperto con l’opposizione. La politica deve certamente chiedere scusa ai magistrati per gli insulti di questi ultimi anni; ma la magistratura non deve scusarsi per aver perseguito i reato che ritiee commessi dalla politica. Questo è il suo dovere, non un abuso. Chi ha accusato l’altro di essere “matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana”?
Se davvero l’unione ha un’idea totalmente diversa della giustizia rispetto alla vecchia maggioranza come sventolava in campagna elettorale, il dialogo è semplicemente inutile. Servirebbe solo a fare altre leggi ad personam, le uniche cui è interessato Berlusconi in campo penale.

10 Giugno, 2006

D’elia profeta

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 6:22 pm

Ho sempre detto, e lo ribadisco, che i pregiudicati non devono stare in Parlamento: la mia non è discriminazione. E’ discriminazione non consentire ad un ladro di polli di fare il bidello o lo spazzino (pardon: operatore ecologico) imopedendogli di accedere a tutti i concorsi pubblici, permettendo invece a gente condannata per mafia, banda armata, omicidio, corruzione, concussione, abuso edilizio e persino incendio aggravato (record che appartiene allo sgrammaticato Borghezio).

Non si devono stare perchè non sono degni di rappresentare il popolo e non può scrivere la legge chi l’ha violata in passato. I pregiudicati devono poter lavorare - fare i bidelli o gli spazzini - ma non governarci. Invece avviene il contrario.

Oggi ci sono parecchi pregiudicati in parlamento ma nelgi utlimi tempi la polemica si è concentrata solo su uno di questi, quando è stato nominato segretario della Camera. Si tratta di Sergio D’Elia ex terrorista di Prima Linea ed eletto nelle file della Rosa nel pugno; condannato definitivamente a 25 anni per banda armata e concorso in omicidio per aver partecipato alla progettazione dell’assalto al carcere fiorentino delle Murate in cui, il 20 gennaio 1978, fu ucciso l’agente Fausto Dionisi.

Questo signore ha ucciso un agente di poliza penitenziaria. E’ stato condannato per questo e si è fatto quindici anni di carcere (gli altri dieci omissis). Io sono daccordissimo sulla grazia a Sofri, a Bompressi e agli altri terroristi, e sono finanche daccordo su un provvedimento, qualche tempo fa proposto da Cossiga, di indulto per i reati di terrorismo degli anni ‘60 e ‘70. Ma questi signori, per fortuna usciti dal carcere devono per forza sedere in parlamento e ricoprire cariche pubbliche.

Naturalmente lo sdegno per il suo ingresso in Parlamento è reso più grave dall’atrocità del suo reato, che non è “frutto di una legislazione emergenziale” come ha dichiarato lo stesso D’Elia: i reati di omicidio e banda armata esistono ancora adesso e sono state previste nel 1942 quando il terrorismo non esisteva neanche.

Il tutto è sembrato risolversi con le dichiarazioni della vedova D’Antona “D’Elia e’ stato riabilitato dal carcere, ha gia’ pagato” . Non dubito che sia un uomo diverso da quello che ha ucciso nel 78 (ci mancherebbe altro) e neppure che sia del tutto riabilitato. Il problema non è ilo perdono delle vittime e neppure quello dello Stato che c’è già stato. Il motivo per cui D’Elia non dovrebbe ricevere 14′000 euro al mese dallo stato è lo stesso per cui non possono accedere ad un concorso pubblico: lo stato non può avere tra i suoi dipendenti chi ha “remato contro” di lui, chi ha violato la sua legge e magari l’ha derisa. Addirittura chi l’ha rifiutato quello stesso Stato, ridendo in faccia ai parenti delle vittime in lacrime come ricorda Pansa su L’Espresso.

Queste persone oltretutto non sono state elette ma NOMINATE DAI PARTITI: nessuno poteva preferirli o escluderli. Tutto è stato scelto dalle segreterie dei partiti senza che si sdicesse nulla sui candidati in lista agli elettori.
Anche se fossero stati eletti singolarmente nessun mandato popolare potrebbe scagionarli da sentenze penali, sopratutto se così gravi. Ancora più grave è che faccia parte dell’ufficio  di presidenza della Camera.

Nel nostro Parlamento le condanne fanno curriculum, la carcerazione, evento straordinario per certe classi di governo, fa addirittura titolo di primo livello.

9 Giugno, 2006

Eurodollari

Archiviato in: Politica estera — Roberto @ 7:54 pm

Subito dopo la guerra del Golfo bis, cioè l’invasione dell’iraq da parte della gloriosa coalizione dei volenterosi la comunità internazionale eprimeva già la convinzione che il porssimo paese nella lista della pacifica amministrazione Bush fosse l’Iran.

A parte l’antipatia per un leader - Mahmoud Ahmadinejad - di cui Bush non riesce a ricordare il nome ed è costretto a chiamarlo “quello là”, altri erano i motivi di questo presagio. Il pretesto è quello del programma di arricchimento del petrolio che l’Iran sta avviando a livello civile (e forse a livello militare).

A metà del 2003 l’Iran ha rotto la prassi internaizonale del commercio e cominciato a vendere il proprio petrolio in euro. Esattamente come aveva fatto Saddam nel 2000, ben prima che alla Casa Bianca salisse Bush e che le Torri Gemelle fossero tragicamente abbattute e il mondo scoprisse il volto del nuovo terrorismo internazionale. e proprio per questo motivo molti hanno ritenuto e continuano a ritenere che l’invasione dell’Iraq abbia poco a che fare con le armi di distruzione di massa e la guerra al terrore.

Il mese scorso Mahmoud Ahmadinejad ha annunciato che intende creare una Borsa del petrolio nella zona economica libera dell’isola di Kish, nel Golfo persico, dove userà l’euro come mezzo di pagamento.Attualmente la stragrande maggioranza del petrolio mondiale è scambiato in dollari alla NYMEX (New York merchant exchange) e alla IPE (International Petroleum Exchange di Londra), entrambe proprietà di multinazionali statunitensi.

La Russia, il Venezuela e altri membri dell’OPEC hanno già annunciato di esere interessate a passare all’euro che sembra più stabile e forte del dollaro nell’ultimo periodo. La creazione della borsa del petrolio che usi il petroeuro invece del petrodollaro, provocherebbe un crollo del dollaro che metterebbe in difficoltà gli Usa sul piano internazionale.

Ma il problema degli Usa questa volta non si potrà risolvere con un’invasione dell’Ira: innanzi tutto perchè finora le simulazioni dell’esercito statunitense di un’invasione militare hanno dato esisti catastrofici e in secondo luogo perchè molto probabilmente la Cina, membro permanente del consiglio di sicurezza dell’Onu, utilizzerebbe il suo diritto di veto contro una risoluzione che preveda l’uso della forza contro l’Iran. Gli Usa non possono permettersi un’altra azione solitaria neppure quando fosse terminata quella in Iraq.

La Cina è infatti nel contepo il seocndo possessore al mondo di valuta statunitense (per via del suo rapporto commerciale con gli USA) ed ha la sua moneta agganciata al dollaro. Sembrerebbe perciò una pessima notizia la svalutazione del dollaro. Ma l’Iran La Cina però deve il 13% del suo petrolio all’Iran e ha concluso nel 2004 un accorod per 70-100 miliardi di dollari. La cina sta inoltre liberando una parte delle sue riserve di dollari e sdoganando la sua moneta dal dollaro.

Insomma con l’Iran gli Stati Uniti saranno e sono obbligati a trattare. E le minacce finora sono servite a poco perchè l’Iran finge di trattare con l’Europa mentre prosegue con il suo piano atomico. L’Europa spinge perchè le trattative si chiudano con un avvicinamento Eruopa-Iran che gli garantirà nel contempo una maggiore forse monetaria e politica e un canale privilegiato per l’oro nero. Gli Usa questa volta rischiano di perdere su due fronti: l’Iran probabilmente otterrà l’atomiaca almeno a livello civile sotto il controllo UE e commercierà il suo petrolio in euro in una borsa ad hoc. Gli Usa possono solo tentare di limitare l’emorraggia, spingendo i paesi dell’Opec a mantenere il petrodollaro.

Super P

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 8:44 am

Aspettavo questo momento, quello in cui Prodi avrebbe tirato fuori gli attributi e detto quello che veramente pensa. Che poi corrisponde a quello che pensano molti a sinistra me compreso.

Ha dichiarato al quotidiano tedesco Die Zeit che “già nel 1996 ho preso la guida di un paese dalle finanze disastrate” e “le ho rimesse in ordine allora e ci riuscirò anche questa volta.  [..] Questo paese è stato in passato schiavizzato. Il precedente premier poteva fare e disfare a suo piacimento.”

A parte la brutalità delle parole, che spesso sono vere proprio quando sono più crude, non mi sembra che ci sia nessun insulto personale a Berlusconi in queste parole. E’ vero che la politica della Cdl è dominata da Berlusocni: il primo partito della coalizione è un partito ad personame, costruito e nato su Berlusconi; Berlusconi era il presidente del consiglio e le altre personalità del centro detsra l’hanno sempre sofferto e sono tuttora soggiogate alla forza del berlusconismo. Che poi berlusconi abbia dominato le istituzioni come fossero cosa propria è la verità, e lui stesso ammette che questo è il suo modello di stato quando parla di “stato-azienda”.

Prodi ha definito il Berlusconismo “postdemocratico” perchè “ha sistematicamente cambiato il popolo italiano, la mentalità della gente, i loro valori.” Ed è proprio per questo che dal 1994 Berlusocni riesce dal nulla a conquestare sistematicamente un 50% dell’Italia: questa parte dell’Italia è nata e cresce politicamente con la sola televisione che Berlusconi domina, sia giurdicamente che nel suo utilizzo. Come dice Prodi “è questa la caratteristica postdemocratica di Berlusconi, convincere la gente non solo parlando di politica ma soprattutto non parlando di politica. In queste elezioni circa il 70 per cento dei laureati hanno votato per me. [..] Meno ore le persone trascorrono davanti alla TV più sono propense a votare centrosinistra. E’ la legge matematica della postdemocrazia
Prodi ha addirittura raccontato una barzelletta (quella di Ronaldo, la madonna e il ponte verso il Brasile). Cose mai viste. Prodi ha anche ribadito che Forza Italia è il partito di quelli che parcheggiano in doppia fila perchè “non c’è nulla di male a frodare il fisco, non c’è nulla di male a parcheggiare in seconda fila. Lo stato è l’antagonista, il nemico”. Poi parla di politica italiana, quella del suo governo dicendo che fonderà il partito democratico a breve (ci crederò ancora per poco!), che a Bruxell “non si chiudera un occhio per noi” come si è fatto in passato e che farà la legge sulle tv per liberalizare il mercato.

Infine dedica un appellativo particolare all’ala sinistra della sua coalizione: “folklore abbastanza innocuo rispetto a Lafontaine” secondo Prodi, riferendosi a Comunisti Italiani e Rifondazione. Non è forse vero che la maggioranza delle uscite della sinistra estrema sono tanto surreali da sembrare pure dichiarazioni per tener buono il loro elettorato, non abituato a far parte del governo, più che reali progetti politici?

Posso essere anche daccordo sul legalizare le droghe leggere ma vi sembra politica seria prporlo al primo giorno di governo? Sappiamo tutti che non si sono le condizioni nè politiche nè sociali per farlo, in un paese in mano alle mafie. e allora perchè proporlo se non per accontentare il proprio elettorato?

Su una cosa non sono daccordo con Prodi: questo folklorismo non è per nulla innocuo e dopo lo scherzetto di Rifondazione al suo governo del 1996 dovrebbe saperlo. E chissà che non ci conceda un bis, in nome del folklore.

7 Giugno, 2006

NO per salvare la costituzione

Archiviato in: Informazione — Roberto @ 7:09 pm

Comincia con oggi una serie di interventi dedicati alla riforma della Costituzione varata dal centrodestra nella scorsa legislatura e sottoposta il 25 e 26 giugno prossimo a referendum confermativo.

Il senato Federale 

Riforma: Il Senato diventa Federale. I suoi membri scendono a 255 i suoi membri, eletti su base regionale, contestualmente all’Assemblea Regionale (ma se si va a elezioni anticipate in Regione, sono coinvolti anche i senatori?).

Partecipano al nuovo Senato le autonomie, rappresentanti di Provincie e comuni, anche se senza diritto di voto. Il Senato legifera sulle materie di competenza concorrente tra stato e regioni, definite dall’art 177, 3° comma cost.

Il governo non deve avere la fiducia al Senato ma solo alla Camera; il Senato può, d’accordo con il Presidente della Repubblica. In alcuni casi, con un meccanismo assurdo il governo può spostare la competenza dal Senato alla Camera. In caso di conflitti tra Camera e Senato verebbe formato un comitato paritetico che lo dirima.
Perchè no: alcune scelte appaiono francamente incomprensibili
- perchè dare competenze di interesse nazionale (come il commercio con l’estero, il lavoro e il sostegno ai fattori produttivi, cioè tutte le materie di cui all’art 117 terzo comma) a una camera che rappresenta (o dovrebbe rappresentare le minoranze)?

- perchè attribuire al Senato federale il sindacato sulla violazione dell’interesse nazionale, quando proprio questo dovrebbe essere espressione delle autonomie regionali?

- perchè escludere il Senato dalla fiducia al governo (che dorvà ottenerla solo alla Camera) quando poi alcune leggi vanno approvate da entrambe le Camere e altre possono essere approvate solo dal Senato? Rimarebbe un governo a metà.. Vero che l’eventuale cambiamento della maggioranza al Senato (per il quale si vota contemporaneamente alle varie regioni e non alla Camera) non influisce sulla sorte del governo ma di fatto ne limita totalmente l’operato.
- infine quale ruolo resta al Senato, privata della meggioranza della funzione legislativa , della funzione politica e del dialogo con il governo? Resta un Sabneto più partitico della Camera, poco autonomistico che rischia di essere obbligato allo scontro continuo con le regioni di magioranza opposta, coinvolgendo non solo la Corte Costituzionale (anch’essa trasformata in schiavo dei partiti) ma anche i Presidente della Repubblica.
E’ del tutto irrazionale differenziare le Camere per renderne una impotente e sottoporre l’altra al ricatto del super-premier, che ouò scioglierla in qualunque momento. Forti dubbi sorgono sul fatto che i poteri siano attribuiti in modo equilibrato.
Oltretutto il sistema proporzionale con base regionale non consente in nessun modo di collegare l’interessa della regione con i deputati eletti in uqella regione. Non è detto cioè che non sia l’elezione della Camera nazionale (il Senato) a influire sugli eisti delle contestuali elezioni regionali e non viceversa.

In conclusione il nuovo senato rischia di essere una trappola per le garanzie costituzionali, viste anche le sue competenze legislative, schiava dei partiti e della sua intrinseca debolezza politica.

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