Uno spettro si aggira per l’Europa

18 Luglio, 2006

Nostro padre

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 4:38 pm

Il diciannove luglio di quattordici anni fa avevo ventuno anni, ero uno studente univesitario. Frequentavo la facoltà di giurisprudenza di Palermo e di notte sognavo quello  che il pomeriggio di quel giorno inesorabilmente si verificò: un attentato nel cuore della mia città.

Fumo, sirene, corpi dilaniati e poi d’un tratto un silenzio assordante. Quello stesso silenzio che mi accompagnòsino al mio arrivo in via D’amelio dove il corpo - o quello che ne era rimasto - di mio padre e dei suoi agenti di scorta era già stato rimosso.

Di quel silenzio surreale che mi è rimasto impresso più di ogni altra cosa, la mia famiglia si è potuta circondare, chiudendosi in quello che è stato ed è un dolore privato che non meritava di essere reso pubblico. Anche oggi mi è difficile, difficilissimo espirmere a parole quel dolore di cui siamo stati così faticosamente, in questi anni, custodi.

Chi conobbe veramente mio padre, Paolo Borsellino, il suo umorismo, il suo sapersi non prendere sul serio quando occorreva, il rigore morale che lo indusse a rinunciare anche alle amicizie in cui più aveva creduto, ma che avevano disatteso quegli ideali in nome dei quali era pronto, come è stato pronto, a sacrificare la vita.

Sa bene che poco ha lasciato, sopratutto a colei che non aveva smesso un attimo di s stenerlo nelle sue battaglie, mia madre.

La cronaca ci consegna ormai a cadenza periodica un’immagine della Sicilia terribile, dove gli intrecci perversi tra il mondo delle istituzioni e quello del malaffare, costituito essenzialmente da Cosa Nostra, paiono inestricabili e purtroppo difficilmente estirpabili.

Mi chiedo perchè, dopo le stragi di innocenti che in questi decenni si sono succedute senza soluzione di continuità, che hanno scosso tante coscienze prima sopite, che hanno fatto scoprire in tante altre il valore perduto della legalità, che hanno indotto molte altre a ribellarsi con veemenza alla cappa mafiosa che soffoca e inaridisce la nostra terra, mi chiedo perchè ci sia ancora chi con questa cappa ci convive, vuole fortemente conviverci, come se non riuscisse a farne a meno.

Ho perso un padre per avere, nonostante tutte le avversità, svolto fino alla fine nient’altro che il suo dovere di magistrato e servitore dello stato.

Sono orgoglioso ed onorato di esserne il figlio.

Vorrei che un giorno tanti giovani siciliani potessero dirsi tanto orgogliosi dei loro padri.

Manfredi Borsellino

Da Primo Piano del 17 luglio 2006

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