Clemenza ad personam

Non sono contrario ad atti di clemenza. La condizione pessima delle carceri da un lato e la lontananza temporale dell’ultima amnistia, possono legittimamente indurre il legislatore aporre in essere atti di clemenza.
Per quanto mi riguarda si possono concedere sia l’amnistia che l’indulto. A due condizioni: da un lato non si deve trattare di atti isolati ma accompagnati da provvedimenti di riforma del sistema carcerario, del codice penale e della procedura, volti da un lato a migliorare le condizioni delle carceri e rendere la pena più equa e dall’altro a abbreviare i tempi dei processi così da non rendere vano lo sforzo per assicurare i colpevoli alla giustizia e non aggravare gli effetti di eventuali errori giudiziari. Dall’altro se la finalità vera è quella di rendere più umana la condizione delle carceri non devono essere coinvolti da tale provvedimenti coloro che in carcere non ci sono o non ci finirebbero.
Si potrebbe per esempio convertire tre (o quattro, o cinque che siano) anni di pena in arresti domiciliari. Le carceri si svuoterebbero parzialmente ma chi già si trova agli arresti domiciliari o in condizioni migliori di detenzione non ne sia coinvolto.
Mi riferisco ai “corruttori, ai falsificatori i bilanci e agli evasori fiscali” come li ha identificati
Di Pietro, cioè persone che vedrebbero completamente cancellate le pene e le responsabilità , nonostante la loro posizione non favorisca affatto una migliore condizione di chi si trova in carcere.
Ancora una volta li autori di questi reati, che è già difficile colpire per via dei tempi brevi di prescrizione, delle condizioni di punibilità proibitive e da altri elemente “esterni” (pressioni politiche, trucchi di bilancio ecc.), avrabbero garantita l’impunità . Anche quie pochi che la giustizia è riuscita a inchiodare.
Ma il potere politico non può approfittare di un atto così importante per fare piazza pulita delle sue responsabilità penali. Altrimenti si dica chiaro e tondo che il provvedimento non è clemenza ma un colpo di spugna. Lo si dica agli elettori che si regoleranno di conseguenza. E lo si dica ai magistrati che il loro lavoro è reso vano da chi “ha il coltello dalla parte del manico” cioè controlla la funzione legislativa.
E sopratutto la si finisca con l’ipocrisia della legge uguale per tutti: se il legislatore usa le legge per se stesso e non per la generalità dei cittadini, la legge non è generale e astratta, ma diventa assai concreta.