Uno spettro si aggira per l’Europa

22 Settembre, 2006

Telespioni

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 5:22 pm

“In che paese ci siamo ridotti a vivere?” si chiedeva questa mattina Gustavo Zagrebelsky su La Repubblica.

Una buona parte della risposta si può ottenere rileggendo la cronaca di quest’estate: dalla politica, al calcio, dalla finanza ai servizi segreti nulla funziona secondo lo stato di diritto. Tutto segue la sola logica dell’interesse, senza alcun conflitto. Dovrebbero essere le regole a mediare l’interesse privato, sottoponendolo a quello pubblico.
Ma le regole non fanno da sole, devono essere fatte applicare.

Di fronte all’ordnanza del Gip di Milano pochi sono rimasti stupiti. Da mesi si sospettava quello che solo ieri è risultato essee confermato da quei “gravi indizi di colpevolezza” che hanno giustificato le misuire cautelari.

E’ emerso che il soggetto responsabile della sicurezza Telecom, a fronte di un’anarchia interna, al forte legame con la presidenza (che guardacaso si è dimessa qualche giorno prima) e la dipsonibilità di fondi, svendeva la propria delicatissima funzione ad un’agenzia investigativa, collegata con vari altri investigatori locali e società estere.
E sopratutto collegata con i servizi segreti.

Oggetto dello spionaggio erano dipendenti (fatto gravissimo che evidenzia come si “fa” impresa in Italia), imprenditori, concorrenti diretti o indiretti di Telecom e Pirelli (guardacaso di proprietà identica, rivelandio ancora una volta il legame con il managment di Telecom), imprenditori, politici, giornalisti e persino uomni di sport.
Apro un inciso: chissà perchè venivano controllati dal responsabile della sicurezzaTelecom uomini di sport (come l’arbitro De Santis)? Magari il fatto che l’azionista di controllo di Telecom è anche vicepresidente dell’Inter? Altro collegamento con la dirigenza.
Associazione per delinquere, corruzione, rivelazione e utilizzazione del segreto d´ufficio, violazione dei doveri d´ufficio e appropriazione indebita i reati più garvi contestati. Zagrebelsky spera in una smentita sul fatto che “quel tale responsabile della sicurezza in Telecom avrebbe svolto anche un ruolo direttivo della struttura addetta alla messa sotto controllo legale delle utenze telefoniche per disposizione dell´autorità giudiziaria!”
Non credo che giungerà una smentita dai fatti.

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Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 3:55 pm


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Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 3:55 pm


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19 Settembre, 2006

Ecce homo (negro)

Archiviato in: Informazione, Giustizia — Roberto @ 8:03 pm

Il 28 agosto scorso la familgia Cottarelli è stata massacrata nella sua villa a Brescia. La notizia ha trovato molto spazio sui media sopratutto perchè ha completato la sequenza di efferati delitti commessi da cittadini stranieri: sette morti in 17 giorni, Hina, la ragazza pachistana uccisa dal padre; Elena Lonati, uccisa dal sagrestano; il pittore Bresciani e, una settimana fa, un pachistano ucciso in una strada periferica forse da un paio di connazionali.

non era vero. A uccidere i Cottarelli non è stato nessun fantomatico immigrato, ma italianissimi uomini della mafia, purtroppo. Gli investigatori l’avevano capito subito, ma nessuno li aveva ascoltati.

In compenso tutti erano corsi dietro alla fobia dell’uomo nero, inseguendo i testimoni che avevano visto tanto bene degli immigarti attorno alla villa.

I media ve lo hanno detto? Qualche telegiornale ha chiesto scusa per aver sbagliato completamente “pista”, accusando una comunità già difficilmente inserita di un omicidio che non aveva commesso? Avete visto servizi di marcia indietro?

Io no. Semplicemente perchè non ci sono state cose simili.

In Italia la cronaca sta prendendo una via pericolosa, non esito a dire xenofoba: i delitti vengono sempre più spesso attribuiti a immigrati clandestini (anche se, come in questo caso non c’entrano assolutamente nulla), i media trattano differentemente i casi “stranieri” da quelli “italiani”, dando più rilievo ai primi. con un duplice effetto: da un lato istigano alla paura razziale e danno forza a stereotipi idioti, dall’altro rischiano di dar luogo a rappresaglie altrettanto razziali.

Innanzi tutto il buon gusto: perchè bisogna dire “una ragazza è stata violentata da un pachistano”? Che collegamento ha con uno sturpo la nazionalità? Sarebbe diverso se fosse stato italiano, magari di Bolzano? Quando qualcuno svaligia una banca si dice per caso “un sardo ha commesso una rapina”? Non l’ho mai sentito.

In secondo luogo almeno si faccia una cronaca seria e corretta: se si vuole dare rilievo a questi casi, almeno si dia conto anche del vero esito dell’inchiesta, e si chieda scusa per la malainformazione.

Nel 2005 sono stati denunciati 541.507 reati per i quali è stato disposto rinvio a giudizio. di questi solo 102.675 erano verso cittadini stranieri (dati istat), cioè meno di uno su cinque. solo il 4% degli stranieri ha avuto guai con la giustizia. Oltretutto gli immigrati pagano salati i loro misfatti se si pensa che il 30% dei detenuti è straniero. Bisogna anche tener conto che la maggioranza degli immigrati è accusata solo del fatto di essere in Italia clandestinamente, e non di reati contro il patrimonio o contro la persona.

Questa è la verità. E non quella di Studio Aperto.

P.s. I primi a chiedere scusa non dovrebbero essere i media ma gli esponenti della Lega per l’istigazione a delinquere che hanno messo in atto dopo l’omicidio di Brescia (per esempio in queste dichiarazioni 1 - 2). Ancora una volta resto basito.

15 Settembre, 2006

La gabbia dell’orgoglio

Archiviato in: Informazione — Roberto @ 8:11 pm

E’ morta oggi nella sua cosa di Firenze Oriana Fallaci.

Non sono un ipocrita, e non dirò solo perchè ora non c’è più o per rispetto dei morti, che era una grande giornalista e che condividevo il suo modo di vivere, di scrivere, di pensare.
Non condividevo nulla di Oriana: nè quel sentirsi al di sopra di tutto, “arbitro in terra del bene e del male” (come diceva De Andrè in una sua canzone), nè il suo modo di scrivere crudo e spietato, nè il suo modo di ragionare apodittico e poco razionale, nè infine il suo modo di vivere al di sopra della natura umana.

Tuttavia non si può che riconoscere ad Oriana la virtù del coraggio, giornalistico come pretendeva la sua professione, ma anche umano.e non si può che riconoscere il filo di coerenza che ha guidato la sua vita.

Per questo non riporterò un suo scritto, proprio perchè non lo condividerei. riporto invece la risposta che Tiziano Terzani, oggi scomparso,  pubblicò sul Corriere all’indomani de “La rabbia e l’orgoglio” sullo stesso quotidiano.

Tiziano era fiorentino come lei. come lei amava viaggiare e “stare sul campo”. Ma è sempre stato l’altra parte della mela. Non condivido tutto quello che ha scritto Terzani ma condivido certamente la sua impostazione, come giornalista e come uomo. E condivido la sua risposta a Oriana.

Buona lettura, Oriana.  (continua…)

13 Settembre, 2006

Capitani cagasotto

Archiviato in: Informazione — Roberto @ 8:20 pm

Nel 2005 Telecom e Tim si fusero attraverso un Opa lacniata dalla prima società verso la seconda che costò 15 miliardi di euro (il debito Telecom passò da 29 a 44 mld di euro).
Nel bilancio 2005 il debito scese di pochissimo e, in spregio agli interessi dell’azienda gli azionisti scelseo di monetizzare, spartendosi succosi dividendi.

Risultato: oggi il debito è 41 mld di euro. La fusione è stata controproducente (l’idndebitamento era sceso a 39 mld per poi risalire alla cifra odierna) tanto che il rating Telecom è sceso.

Il numero dei dipendenti è crollato: 106620 nel 2002, 91365 nel 2004, a 85484 nel 2005. Tra prepensionamenti, licenziamenti, esternalizzazioni e cassaintegrazioni, gli unici ad averci rimesso sono i dipendenti, cioè quelli che lavorano.
I dirigenti esi sono spartiti enormi stock options, i grandi azionisti enormi dividendi nonostante l’azienda avesse un buco enorme.

Oggi Tronchetto vuole dividere di nuovo Telecom e Tim, magari per vendere quest’ultima a stranieri, guadagnando un mucchio di quattrini con un’impresa indebitata fino al collo. A pagare sarebbero ancora una volta i dipendenti.
Catturerebbe due piccioni con una fava: sistemerebbe le sue finanza e quelle della sua impresa (o delle sue imprese).
Anche perchè Tronchetto non se la passa bene: Olimpia ha in carico le azioni di Telecom al doppio del valore del mercato. Forse anche per questo è nel suo interesse vendere.

Non so se ci sono gli estremi per utilizzare la Golden Share. Il ministro dell’economia non sembra intenzionato a farlo.
Ma sono certo che utilizzarla non sarebbe un ritorno all’epoca sovietica delle “mani sul mercato”. Forse sarebbe nell’interesse stesso del paese.

Mi spiace ma ha ragione di Pietro: “Telecom è l’ennesima dimostrazione che la vendita a debito da parte dello Stato a privati senza una reale capacità finanziaria di monopoli naturali non produce risultati positivi, né per lo Stato, né per i cittadini.”

10 Settembre, 2006

11/9 settantatrè

Archiviato in: Politica estera — Roberto @ 7:27 pm

Under attack. Così si sentono gli Stati Uniti da cinque anni a questa parte. Da quando Osama Bin Laden è riuscito laddove secoli di storia non avevano osato arrivare: attaccare gli Usa sul loro territorio.
La paura da allora non li ha più abbandonati.

Il mondo è cambiato. Questa è senz’altro la vittoria più grande di Al Qaida: riuscire a tenere nel terrore l’occidente con una minaccia, silenziosa ma costante.

L’occidente, che non è e non sarà mai un corpo politico unitario, non ha reagito al meglio. Vero che molti capi terroristi sono stati uccisi o catturati. Ma altrettanto veo è che Siria e Iran hanno rialzato il capo, che la situazione in Iraq non è sotto controllo, che i fondamentalisti di Hamas hanno vinto le elezioni in Palestina e che è tornata altissima la tensione in Medio Oriente.

Il terrorismo non sembra aver perso la sua capacità offensiva. New York, poi Madrid e Londra per due volte e mezza l’hanno dimostrato.

Non si può sconfiggere il terrorismo abiurando i principi democartici, seppellendo lo stato di diritto in nome di una guerra all’invisibile diavolo islamico.
Questo è stato in definitiva il peggior errore che si poteva commettere. E l’occidente lo sta commettendo. Abu Graib, le carceri della tortura, Guantanamo.

Il primo undici settembre, quello del 1973, gli Usa aiutavano il colpo di stato che avrebbe portato al potere la giunta militare di Pinochet, assassinando il presidente democcraticamente eletto (ma socialista) Allende. Forse in quell’undici settembre gli Usa troveranno0 il perchè del loro.

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