Capitani cagasotto

Nel 2005 Telecom e Tim si fusero attraverso un Opa lacniata dalla prima società verso la seconda che costò 15 miliardi di euro (il debito Telecom passò da 29 a 44 mld di euro).
Nel bilancio 2005 il debito scese di pochissimo e, in spregio agli interessi dell’azienda gli azionisti scelseo di monetizzare, spartendosi succosi dividendi.
Risultato: oggi il debito è 41 mld di euro. La fusione è stata controproducente (l’idndebitamento era sceso a 39 mld per poi risalire alla cifra odierna) tanto che il rating Telecom è sceso.
Il numero dei dipendenti è crollato: 106620 nel 2002, 91365 nel 2004, a 85484 nel 2005. Tra prepensionamenti, licenziamenti, esternalizzazioni e cassaintegrazioni, gli unici ad averci rimesso sono i dipendenti, cioè quelli che lavorano.
I dirigenti esi sono spartiti enormi stock options, i grandi azionisti enormi dividendi nonostante l’azienda avesse un buco enorme.
Oggi Tronchetto vuole dividere di nuovo Telecom e Tim, magari per vendere quest’ultima a stranieri, guadagnando un mucchio di quattrini con un’impresa indebitata fino al collo. A pagare sarebbero ancora una volta i dipendenti.
Catturerebbe due piccioni con una fava: sistemerebbe le sue finanza e quelle della sua impresa (o delle sue imprese).
Anche perchè Tronchetto non se la passa bene: Olimpia ha in carico le azioni di Telecom al doppio del valore del mercato. Forse anche per questo è nel suo interesse vendere.
Non so se ci sono gli estremi per utilizzare la Golden Share. Il ministro dell’economia non sembra intenzionato a farlo.
Ma sono certo che utilizzarla non sarebbe un ritorno all’epoca sovietica delle “mani sul mercato”. Forse sarebbe nell’interesse stesso del paese.
Mi spiace ma ha ragione di Pietro: “Telecom è l’ennesima dimostrazione che la vendita a debito da parte dello Stato a privati senza una reale capacità finanziaria di monopoli naturali non produce risultati positivi, né per lo Stato, né per i cittadini.”