Uno spettro si aggira per l’Europa

26 Novembre, 2006

Prendi tre (sentenze) paghi due (lire)

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 8:15 pm

I miei professori mi hanno sempre insegnato che la sentenza esecutiva ha l’effetto di essere eseguita. cioè trasforma in realtà quello che c’è scritto.

Nessuno mi aveva mai insegnato l’eccezione: le sentenze di Previti.

Tre anni fa, il 22 novembre 2003, il Tribunale di Milano assegnò alla Presidenza del Consiglio una provvisionale, immediatamente esecutiva, di 300 mila euro a fronte di un risarcimento danni complessivo di un milione di euro contestualmente alla condanna in primo grado per il processo Sme.

Lo scorso anno, il due dicembre 2005, il “credito” di Palazzo Chigi – nei confronti di Cesare Previti, Attilio Pacifico e dell’ex giudice Renato Squillante – divenne totalmente esigibile in forza della sentenza di secondo grado emessa dalla Corte di Appello di Milano.

“Ad oggi la Presidenza del Consiglio non ha visto neppure un euro della cifra con la quale doveva essere risarcito il danno, inferto all’immagine dello Stato, dalla corruzione del magistrato che era a capo dei gip della capitale. Eppure l’entità del risarcimento è bassa considerando che viene richiesta a persone abbienti che hanno studi professionali importanti. Finora non si è riusciti a riscuotere nulla per ragioni a me del tutto sconosciute” ha dichiarato l’avvocato dello Stato Domenico Salvemini in Cassazione, dove è in corso l’ultimo atto proprio del processo Sme.

Il 4 maggio 2006 la Corte di Cassazione ha definitivamente condannato Squillante Renato, Previti Cesare e Pacifico Attilio, a sei anni di reclusione per corruzione in atti giudiziari e gli stessi all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Questo dovrebbe significare la decadenza dei tre da ogni incarico pubblico, compreso quello di membro della Camera dei Deputati del Previti.

Invece Previti, a quasi sette mesi di distanza, rimane sul suo scranno e riceve il relativo compenso. solo qualche giorno fa la giunta per le elezioni lo ha convocato per provvedere a dichiararlo decaduto.

Per prima cosa sarebbe stata buona cosa che il sig. Previti si fosse dimesso e avesse chiesto, con una lettera o con un discorso, scusa al Parlamento perché che si ritenga innocente o colpevole, ha certamente infangato l’immagine del Parlamento, venendo condannato per un reato contro la giustizia e condotto a Reibibbia (seppure per un paio di giorni soltanto).

Ma ciò non è mai avvenuto. E anche la giunta non sembra aver fretta di sostituirsi al deputato furbetto.

Senza considerare che Previti sta inventando, tramite i suoi legali, un mucchio di frottole per ottenere la revisione della sentenza e addirittura la possibilità di rimanere deputato. Si è prodigato tramite i suoi legali in ricorsi alla corte Europea dei diritti dell’uomo (solo perché la Cassazione non avrebbe acconsentito ad un suo rinvio in attesa di una sentenza sulla Pecorella che comunque, ex ante come ex post, non lo coinvolgeva direttamente) e in istanze di revisione. Oltre ad aver beneficiato della legge confezionata su misura per lui dalla scorsa maggioranza che ha trasformato il suo carcere in arresti domiciliari e  dell’immancabile indulto.

Fortunato il signor Previti.

24 Novembre, 2006

Aberratio iuris

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 12:19 pm

La Corte Costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittima quella parte della Cirielli relativa all’estensione della disciplina della prescrizione più favorevole solo ai processi non ancora in fase dibattimentale sulla base di un iter logico abbastanza discutibile.

1. Il favor rei non è un principio costituzionale - come da giurisprudenza consolidata - in quanto non è desumibile dall’art 24 cost. E’ un principio generale ma di rango ordinario.

2. La prescrizione fa pienamente parte del nucleo del fatto di reato e come tale è soggetta all’applicazione del principio di cui all’art 2 c.p. (se interviene una legge più favorevole al reo questa si applica anche ai fatti commessi prima della sua entrata in vigore).

3. Normalmente il legislatore ordinario può derogare ai principi di pari rango a patto che la scelta non risulti manifestatamente irrazionale (semplificando l’onere della prova spetta a chi vuole dimostrarne l’incostituzionalità).

4. Il principio del favor rei non è di semplice rango ordinario ma è leggermente sopraelevato in quanto reperibile in numerose norme internazionali (Patto di New York e Carta di Nizza sopratutto).

5. Per quest’ultimo motivo la deroga al principio generale del favor rei non solo non deve essere manifestatamente irrazionale ma deve essere sorretta dal perseguimento di un valore d apri rango e rispettare il canone positivo di razionalità.

6. La scelta dell’apertura del dibattimento non rispetta tali canoni in quanto non si ravvisa nessun valore né nessuna razionalità. Razionalità che viceversa vi sarebbe se il legislatore avesse scelto uno dei momenti che rappresentano già l’interruzione della prescrizione.

Ciò premesso, la sentenza mi pare discutibile sotto diversi profili:

- mentre è pacifico nelle giurisprudenza della corte che la prescrizione sia interna al nucleo del reato così non è in dottrina. Personalmente ritengo che la prescrizione, non cancellando del tutto il fatto dall’ordinamento (a differenza di ciascuno degli elementi che caratterizzano il nucleo della lesione penale cioè il fatto di reato, l’antigiuridicità e la colpevolezza) né per il presente né per il passato, ma viceversa ordinando al giudice di “chiudere gli occhi” di fronte ad un reato perfettamente integrato, esso non possa essere incluso nel nucleo interno del reato e non essendo sottoposto al principio del favor rei di cui all’art 2 c.p. ma quello più generale del TEMPUS REGIT ACTUM.

- Ma anche ammettendo che ciò non fosse vero non si capisce per quale motivo la corte si danni tanto per dimostrare che il favor rei non è un principio costituzionale ma neppure di rango ordinario (è un po’ più che ordinario? è paracostituzionale? che cos’è?). Meglio avrebbe fatto ad anticipare i tempi (prima o poi questa benedetta corta di Nizza entrerà in vigore e allora il principio del favor rei sancito all’art 49 comma1, sarà ex art 11 cost. di rango costituzionale) dimostrando il coraggio necessario.

- Non si capisce che valore possa avere questa sorta di inversione di onere della prova che obbliga la corte non a verificare l’assenza di una manifesta irrazionalità ma a controllare la positiva presenza di una razionalità che s’estrinseca nel perseguimento di un principio di pari rango (quale rango poi?)

- Oltretutto l’apertura del dibattimento non si può definire, come fa la corte, un momento qualunque del processo. Esso è infatti l’apice e il completamento del principio di cui all’art 111 cost che sancisce che la “prova si forma nel contraddittorio tra le parti” (cioè in dibattimento). [e a nulla vale dire che nel rito abbreviato per esempio il dibattimento non c’è neppure, perché tale condizione è dovuta ad una espressa rinuncia dell’imputato in cambio di un sostanzioso sconto di pena].
Senza dimenticare che all’apertura del dibattimento è prodromico il rinvio a giudizio, fatto interruttivo della prescrizione.

- Oltretutto non si capisce perché momento idoneo dovrebbe essere l’apertura del processo di appello (clone del primo grado spesso senza dibattimento) o quello di cassazione. Fatti che non interrompono la prescrizione che viceversa è interrotta da una sentenza di condanna che potrebbe anche non esserci.
Perché allora la corte non dichiara incostituzionale tutto il 3 comma dell’art 8? quale canone di razionalità è sotteso alle altre due esclusioni (appello e cassazione). Mi sembra che da un lato alla corte sia mancato il coraggio di far saltare tutto e dall’altro abbia dovuto coprirsi le spalle con argomenti inconsistenti.

La sentenza della Corte Costituzionale si trova QUI.

14 Novembre, 2006

Romanamente disprezzano

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 5:51 pm

Una classe normale di una normalissima scuola superiore italiana.
Un gruppo di ragazzotti che forse vogliono sfuggire alla loro età per essere un po’ più uomini fuori ma un po’ più bestie dentro.

Entra un ragazzotto robusto, visibilmente ritardato rispetto alla sua età: è down e indossa un sgargiante maglione arancione. Quello che dovrebbe essere un uomo, appare, agli occhi di quei ragazzini, un giocattolo per bambini crescuitelli.

Dapprima la scenza appare una burla idiota: lo obbligano ad abbassarsi i pantaloni; esclamano “Dio p…, come è sporco, si è cag… addosso!”. Lui sorride, non capisce a pienoo forse è solo contento di quel momento di attenzione. Forse è quel sorriso a scatenzare la violenza successiva: prima una sberla, poi un colpo; un insulto dopo il suo tentativo di reazione; un calcio.

Non contenti dello scherno e della violenza fisica, quei ragazzi aggiungono l’apologia di nazismo: “Sensibilizziamo culi diversi” scrive sulla lavagna, sottolineando le due S e rievocando le Shutzstaffel di Himmler. Scatta il fatidico saluto romano, forse un omaggio a Di Canio.
Ma non si fermano. Non hanno ancora raggiunto il fondo: lanciano un libro colpendolo in pieno. Ma il cameramen si è ditrsatto e non ha ripreso il momento dell’impatto: si rifà il tutto, questa volta colpendo il ragazzo down in pieno volto.

Tutt’attorno diversi compagni di classe che ignorano i deficienti, che si nascondono per non vedere. Non uno che si ribelli al branco, almeno verbalmente. Nel resto del paese migliaia di defincienti che si divertono avedere il video su google. Categoria: video divertenti!

Io non sono così ipocrita da dare la colpa alla società per tutto questo. La prima domanda è: davvero non ce lo aspettavamo da questa generazione (dui cui faccio parte)? La seconda è: voi cosa direste al cretino se fosse vostro figlio?

Io non so cosa farei. Non ho fogli e forse non nè avrò mai. So però che li manderei un paio d’anni in una comunità di ragazzi down, a fare volontariato. Forse capiranno cosa provano quei ragazzoni tatno buoni quanto deboli. Questo non è cemplice bullismo. E’ vero e proprio disprezzo del diverso, del debole, l’amore per la violenza su chi non può reagire. E tanto diprezzo va represso non compreso.

11 Novembre, 2006

Logica da bar (del Parlamento)

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 9:14 pm

Dell’indulto possiamo solo prendere atto: ormai ha prodotto i suoi risultati nefasti sulla sicurezza e l’ordine sociale, sopratutto in quelle regioni dove la grande criminalità si nurte e cresce grazie alla microcriminalità imperante.
Dei 21 mila scarcerati, il 3.5 % è già tornato dietro le sbarre per aver commesso nuovi reati. A Napoli è riemersa quella guerra intestina tra scissionisti e di Lauro che tante vittime ha già prodotto in questi anni. Sia chiaro, probabilmente la guerra sarebbe riemersa comunque essendo legate a logiche di potere (economico) e di divisione del territorio dello spaccio. Non è l’indulto ad aver provocato qeusta escalation di violenza nel capoletano. La camorra c’era prima che inventassero l’istituto dell’indulto e vive benissimo senza.
Ma un provvedimento che ha riportato in breve tempo sulle strade migliaia di criminali (per la maggior parte abituali), senza nessuna prospettiva seria di sopravvivenza se non quella di mettersi di nuovo nelle mani della criminalità organizzata, non ha indebolito la camorra.

Ma vi sono delle conseguenze dell’indutlo che possono essere evitate.

Il problema principale della giustizia italiana è la durata interminabile dei procedimenti sopratutto in ambito penale. L’indulto non provoca automaticamente l’estinzione del procedimento anche se questo non potrà giungere ad alcuna condanna (per esempio il furto semplice è punito con la reclusione fino a tre anni, esattamente quanto è perdonato dall’indulto, perciò è matematicamente impossibile che si arrivi ad una condanna, neppure sospesa).

Quindi per i tribunali vagano migliaia di fascicoli inutili, che dovranno però giungere a processo (l’azione penale è obbligatoria) e a sentenza (bisogna comunque appurare se l’imputato è innocente o colpevole prima di applicare l’indulto e sopratutto quantificare la pena). Secondo quanto ha scritto il plenum del Csm in una nota nel 2005 tra l’80 e il 92% dei processi si è concluso con una condanna inferiore a 3 anni o 10.000 €; e nulla può farci pensare che le statistiche degli anni futuri si discostino da questi. Anzi, vista la legge ex Crirelli è probabile che la percentuale cresca.
Tutti questi procedimenti risulteranno perfettamente inutili dato che non porteranno ad alcuna condanna. Secondo il Csm nella sola Torino (tra tribunale e corte d’appello) saranno 40′000 i fascisoli “vanificati” dall’indulto. E una simile mole di procedimenti, anche se accellerassero i tempi, non si concluderanno prima dei prossimi 5 anni.

E tutti questi processi costeranno milioni di euro allo stato senza avere nessuna conseguenza sul piano della prevenzione generale nè su quello della prevenzione speciale. Saranno necessarie perizie, avvocati, migliaia di pagine di atti senza nessun vantaggio per nessuno.

Per tutte queste ragioni il csm ha chisto di aggiungere al provvedimento dell’indulto quello dell’amnistia. L’amnistia, estinguendo il reato, consentirebbe di taglaire corto con un processo inutile.
Non è un caso che si siano statri finora 16 indulti e 16 amnstie (senza contare quello del 2006): l’amnistia, a differenza dell’indulto sancella la responsabilità dell’imputato e non solo la sua eventuale pena.

Le conseguenze finora nefaste dell’indulto (le carceri torneranno al livello precedente in pochi mesi senza che nulla sia cambiato nella situazione carceraria italiana) possono essere alleviate: è facilmente intuibile come ridurre il numero dei fascicoli significhi concedere più tempo e mezzi ai tribunali e alle procure in modo da esaminare più velocemente i processi “utili”, abbreviando i tempi medi dei processi e cancellando la cronica congestione della giustizia italiana.

Un’opportunità da non lasciarsi sfuggire. Senza nessuno svantaggio per l’ordine pubblico a patto che l’amnistia coincida quasi perfettamente con l’indulto già approvato.
Ma proprio perchè logica in un ottica di giustizia la poltiica italiana ha già fatto sapere che “non sà da fare”.

Coerenti con quanto fatto finora: tutto purchè a finire in carcere siano solo i poveri sfigati che vengono beccati, lasciando la classe dirigente coperta da un’aura di intangibilità morale e penale.

9 Novembre, 2006

Godi Fiorenza!

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 5:14 pm

E’ molto tempo che non aggiorno questo blog. E’ stato un periodo molto importante della mia vita e ho mancato di renderne partecipe l’eventuale lettore.

Non ho mancato però di rimanere aggiornato quanto possibile sulla politica e la cronaca made in Italy. Mi sono accorto di aver creduto, come un dilettante ingenuo della politica, che sarebbe cambiato tutto.

Ma qualcosa è cambiato, non tutto in positivo.

E’ cambiato innanzi tutto il modo di governare, “facendo stato” e non “facendo impresa” come nell’ottica berlusconiana.
Si è smesso di fare gli interessi di uno solo, cominciando a mettere il consumatore (cioè il cittadino, medio, ciò che più si avvicin all’interesse collettivo) al centro della propria azione politica; almeno nelle intenzioni.
Si è smesso di creare ingiustizia anche se non si è ancora incominciato a rendere giustizia.

Ma nel contempo si è approvato l’indulto, aggiungendo iniquità a quella che già c’era. E le intenzioni sono alcune volte rimaste nella penna del legislatore, nelle troppo mediazione, necessarie data la stretta maggioranza al Senato.

L’Italia però è rimasta la stessa. La stessa nazione ossessionata dalle tasse, come se in esse si esaurisse la politica, la vita dell’uomo comune, il uso cervello (occupando le prime pagine dei giornali per mesi con lo stesso argomento si finisce per renderlo vitale anche se non lo era!); la setssa nazione in cui gli interessi degli evasori non vanno toccati (chi tocca muore!) almeno quanto quello dei centri di potere, dei grumi di rendite. In cui i ricchi si lamentano per 50 euro di tassa sui loro yacht da milioni di euro, tra una bottigilia di clicquot e l’altra.

La più grande missione di questo governo e più in generale della sinistra italiana sarà di cambiare la nmentalità di questo paesotto di campagna troppo cresciuto, rendendolo più europeo e più moderno.

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