Prendi tre (sentenze) paghi due (lire)

I miei professori mi hanno sempre insegnato che la sentenza esecutiva ha l’effetto di essere eseguita. cioè trasforma in realtà quello che c’è scritto.
Nessuno mi aveva mai insegnato l’eccezione: le sentenze di Previti.
Tre anni fa, il 22 novembre 2003, il Tribunale di Milano assegnò alla Presidenza del Consiglio una provvisionale, immediatamente esecutiva, di 300 mila euro a fronte di un risarcimento danni complessivo di un milione di euro contestualmente alla condanna in primo grado per il processo Sme.
Lo scorso anno, il due dicembre 2005, il “credito” di Palazzo Chigi – nei confronti di Cesare Previti, Attilio Pacifico e dell’ex giudice Renato Squillante – divenne totalmente esigibile in forza della sentenza di secondo grado emessa dalla Corte di Appello di Milano.
“Ad oggi la Presidenza del Consiglio non ha visto neppure un euro della cifra con la quale doveva essere risarcito il danno, inferto all’immagine dello Stato, dalla corruzione del magistrato che era a capo dei gip della capitale. Eppure l’entità del risarcimento è bassa considerando che viene richiesta a persone abbienti che hanno studi professionali importanti. Finora non si è riusciti a riscuotere nulla per ragioni a me del tutto sconosciute” ha dichiarato l’avvocato dello Stato Domenico Salvemini in Cassazione, dove è in corso l’ultimo atto proprio del processo Sme.
Il 4 maggio 2006 la Corte di Cassazione ha definitivamente condannato Squillante Renato, Previti Cesare e Pacifico Attilio, a sei anni di reclusione per corruzione in atti giudiziari e gli stessi all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Questo dovrebbe significare la decadenza dei tre da ogni incarico pubblico, compreso quello di membro della Camera dei Deputati del Previti.
Invece Previti, a quasi sette mesi di distanza, rimane sul suo scranno e riceve il relativo compenso. solo qualche giorno fa la giunta per le elezioni lo ha convocato per provvedere a dichiararlo decaduto.
Per prima cosa sarebbe stata buona cosa che il sig. Previti si fosse dimesso e avesse chiesto, con una lettera o con un discorso, scusa al Parlamento perché che si ritenga innocente o colpevole, ha certamente infangato l’immagine del Parlamento, venendo condannato per un reato contro la giustizia e condotto a Reibibbia (seppure per un paio di giorni soltanto).
Ma ciò non è mai avvenuto. E anche la giunta non sembra aver fretta di sostituirsi al deputato furbetto.
Senza considerare che Previti sta inventando, tramite i suoi legali, un mucchio di frottole per ottenere la revisione della sentenza e addirittura la possibilità di rimanere deputato. Si è prodigato tramite i suoi legali in ricorsi alla corte Europea dei diritti dell’uomo (solo perché la Cassazione non avrebbe acconsentito ad un suo rinvio in attesa di una sentenza sulla Pecorella che comunque, ex ante come ex post, non lo coinvolgeva direttamente) e in istanze di revisione. Oltre ad aver beneficiato della legge confezionata su misura per lui dalla scorsa maggioranza che ha trasformato il suo carcere in arresti domiciliari e dell’immancabile indulto.
Fortunato il signor Previti.