Vicende travagliate

La verità di questi tempi è un animale in via d’estinzione qualche giorno fa nella sua Amaca quotidiana Serra proponeva un “Garante della verità ” un’autority che chiarisca finalmente chi dice la verità e chi mente, anche con i numeri.
Marco Travaglio, nella puntata di AnnoZero di questa settimana, ha raccontato la storia del rapporto Dell’Utri-Berlusconi, tra discese in campo e discese a Palermo. Anche questa volta, inevitabile come il pandoro a Natale, Berlusconi ha tentato di intervenire in diretta (nonostante la convalescenza!).
Per dire cosa? «Su Dell’Utri sono state dette cose false, le accuse rivolte non sono vere, Cartotto non è mai stato mio consulente.[..] Travaglio ne ha dette tante che affiderò ai miei legali una risposta».
Dato che ho seguito molto e continuo a seguire (ieri c’è stata l’ennesima udienza del processo di appello a dibattimento riaperto) il processo a Dell’Utri, so bene che Travaglio avrebbe potuto raccontare ben di peggio.
Per esempio avrebbe potuto raccontare dell’incontro del 1974 descritto dal Di Carlo (il 31 luglio 1996, prima di tutti gli altri pentiti) tra Stefano Bontate, Gaetano Cinà , Mimmo Teresi da una parte (evidentemente Cosa Nostra) e Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi dall’altra nel quale addirittura Berlusconi si sarebbe detto “a disposizione” (tanto da portare i mafiosi a chiedersi se “a disposizione” a Milano significasse quello che significava a Palermo).
Avrebbe potuto raccontare delle partecipazioni del Dell’Utri al matrimonio londinese di un trafficante internazionale di droga, insieme al gota della mafia palermitana. Oppure del dialogo tra un trafficante di stupefacenti (e uomo d’onore) rifugiato in Sud Africa e la sorella di Dell’Utri la avverte che “non devi convertirlo, è già convertito”.
E invece di smentire farebbe più bella figura, almeno per chi conosce i fatti, a tacere. Perché nepure la difesa Dell’Utri, nel luogo in cui avrebbe maggiore convenienza a smentire di avere avuto come Collaboratore Cartotto può farlo. Per il semplice fatto che Cartotto era un dipendente del Dell’Utri dal 1992 che aveva il compito di fare “un’analisi della situazione politica italiana in quel momento: sta cambiando tutto, cosa succederà in politica?”
Lo dice Cartotto (un democristiano rimasto a lungo in buoni rapporti con Berlusconi, non certo un testimone rosso) e ma l’ha smentito Dell’Utri, anche se la difesa si opporrà al contenuto delle dichiarazioni del Cartotto che sarebbero frutto di un intento persecutorio.
Ma Berlusconi queste cose le sa; e le sanno anche i suoi avvocati. La querela non serve oggi a fare giustizia ma solo a afre paura a chi cerca di raccontare i fatti per come crede si siano svolti (con obiettivi riscontri), anche se i fatti sono scomodi per chi costruisce la propria fortuna politica sulle illusioni.