Uno spettro si aggira per l’Europa

3 Dicembre, 2006

Libertà di fascismo

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 5:34 pm

Ho seguito in televisione la manifestazione della destra (che, con l’uscita di Casini, ha perso il centro) e sono rimasto davvero a bocca aperta.

Ho visto un leader con pochi capelli salite su un palo davanti a migliaia di persone e l’ho sentito parlare per mezz’ora aizzando la folla ad ogni tipo di nefandezza contro lo stato; in un discorso di più di mezz’ora non gli ho sentito dire altro che banalità populiste che saranno valse ad aizzare la folla (che tale sarebbe stata anche se avesse raccontato loro una favola) che pendeva dalle sue labbra come un amante.

Il palco era faraonico in stile razionalista in versione post moderna, con due enormi colonne, un mega schermo e un’orchestrina che volgeva il meglio della musica nostrana al peggio.
Ho visto una scritta enorme che campeggiava sulla testa di quel leader “contro il regime, per la libertà”; quale regime può permettersi che una dimostrazione dell’opposizione vada in diretta su tre reti televisive, mi sono chiesto subito. E quale regime manda il primo maggio in differita?

Ho addirittura ascoltato qualcuno che gridava alle “lame” e ai manganelli contro l’avversario politico. Ho sentito dare del dittatore e contemporaneamente del coglione; ho sentito parlare di pericolo comunista.
Nel proseguo della sfilata (la manifestazione è un’altra cosa, per esempio un corteo in cui la testa arriva prima di tutti e in cui si protesta, non si canta e si ascolta house) ho visto la scritta: “No Prodi, No Frodi, No Froci” come se le tre cose centrassero qualcosa l’una con l’altra.
E per confermare che intendevano proprio quello che avevo sospettato urlavano “Prodi boia, Luxuria è la tua troia”.
Dialettica da manifestazione, ho detto tra me e me. Ma poi il leader ha cominciato a parlare: il massimo dello sconforto l’ho provato quando è stato tirato fuori un motto del 1700 (sono passati quattro secoli e almeno tre rivoluzioni) “no taxation withuot rapresentation”, e per giunta in un contesto in cui non c’entrava nulla (le colonie americane si ribellavano alla tassazione imposta da un altro paese e non dai propri governanti; è semplicemente ridicolo pensare che la parte politica che ha perso le elezioni possa ordinare o soltanto suggerire dall’alto di un palco di non pagare le tasse perché la maggioranza ha osato votare diverso da loro e ora governa secondo promesse).

Ho visto leader che si dicono democratici stare impassibili davanti a bandiere nere con tanto di croce celtica camuffata, davanti a manifestanti che gridavano “boia chi molla è il grido di battaglia”. La parola “marcia su Roma” ha riecheggiato più volte.

Ma il fatto più grave è che ho sentito ringraziare i partecipanti per aver fatto una gitarella a Roma a spese del partito senza perdere un’ora di lavoro (e di conseguente salario) e avendo ricevuto tutto quanto il materiale dal partito: dalle felpe alle bandiere. Salvo poi insultare chi va in piazza facendo sciopero, perdendo il proprio salario di un giorno, pagandosi i mezzi per arrivare alla manifestazione e rischiando le botte dalle forze dell’ordine per colpa di qualche deficiente.

Non era fascismo, era libertà. Si chiama così in televisione.

Funziona con WordPress