Casotti

Avevo ben chiaro da diverso tempo che l’intenzione di Casini era quella di discostarsi da Berlusconi. Non come dice lui, per fare un grande centro per cui non c’è più spazio nel bipolarismo italiano. L’obiettivo è chiaramente quello di riuscire a far fare all’Udc un salto di qualità : da partito raccattaticcio (dalla vecchia Dc) a raccattatore di quei voti dei cattolici, spesso Berlusconiani e che sembrano più monarchici del re: tramontato Berlusconi tramonta il Berlusconismo.
In primo luogo perché non c’è erede di Berlusconi. Ci potrebbe essere erede di un politico che sia nato prima del partito ma non di un padre-padrone di un gruppo politico che non ha altro Dio all’infuori di Silvio. Non c’è erede perchè non c’è nulla al di fuori di Berlusconi.
Capito questo (a differenza di fini che non ha capito ancora nulla) e compreso che Berlusconi non avrebbe ceduto la candidatura da Premier nemmeno tra cinque anni, nemmeno in cambio del Quirinale, Casini non ha potuto non sganciarsi.
E domenica (non) manifestando separatamente ha sancito il definitivo distacco. distacco che non significa salto della quaglia; comporta solo un cambiamento politico, un’autonomia. L’ha detto casini stesso quando dice a La7 “Il ritualismo della Casa delle libertà , quello dei vertici così come quello del palco di San Giovanni, per me fa parte del passato e non di una prospettiva politica del presente”.
Sarebbe ridicolo pensare che Berlusconi non possa vincere senza l’Udc. Ma sarebbe altrettanto ridicolo pensare che ora Berlusconi sia per forza più debole. C’è un alleato, l’unico, rumoroso in meno; e la gente è dalla sua parte quando si tratta di fare opposizione.
Ma Casini è lungimirante. Gli importano poco le elezioni di medio termine; se costruisse un progetto serio molti potrebbero afluirvi (elettori non partiti) e si potrebbe giungere alla fine del bipolarismo con un Casini a giocare un ruolo cruciale per la formazione del governo, con l’inveitabile riaffermazione del grande centro, magari con Casini premier.