Volontè di morire

«Lo stesso Welby sa benissimo che le leggi dello stato italiano non consentono, se non attraverso il suicidio, di decidere personalmente di morire, quindi se lui ritiene di voler dare un taglio alla propria vita può suicidarsi con l’aiuto della moglie, ma questo non ha niente a che fare con la legalizzazione dell’eutanasia che è un omicidio sul quale la nostra cultura giuridica non può essere d’accordo».
Luca Volontè ha dimostrato di aver colto a pieno il problema: certo deve essere facile per un soggetto paralizzato dalla testa ai piedi, che respira con l’ausilio di un ventilatore polmonare Eole 3xO, che si nutre di un alimento artificiale (Pulmocare) e altri alimenti semiliquidi e che parla tramite un computer, alzarsi dal letto e buttarsi dalla finestra. Suicidarsi deve essere un gioco da ragazzi per un affetto da distrofia muscolare progressiva.
Ma ammettiamo anche che Volontè non avesse visto Welby immobilizzato nel letto, con tubi e tubicini che lo mantengono in vita. In primis poteva starsene zitto se non sa nulla. Ma prima di aprir bocca, pensare a quello che si dice sarebbe un’usanza rara quanto apprezzabile.
In quale modo la cultura cattolica che Volontè mira - senza successo spero - a rappresentare ritiene che sia maggiormente tutelata la vita in un “suicidio assistito” anziché in un “omicidio acconsentito”?
E sopratutto qual’è la differenza nell’ottica perversa di Volontè? Una persona muore nell’un caso aiutato dalla moglie nell’altro con l’intervento di un medico e nelle garanzie che solo la legge può realizzare. Senza considerare il fatto che l’istigazione al suicidio è un reato (in questo caso di Volontè) e tale è anche l’omicidio del consenziente; la moglie preferirebbe la seconda alternativa.
Se Volontè intendeva dire che Welby può fare una scelta individuale (illecita) ma senza “pretendere” che la questioni diventi pubblica, che si discuta sull’eutanasia (cioè che si renda legale ciò che avviene e che anzi Volontè auspica avvenga), Volontè invita a violare pure la legge ma privatamente, senza auspicare un cambiamento legislativo che renda legale quello che si ritiene l’adempimento di un proprio sarcosanto diritto, quello a scegliere quella certa vita è degna di essere vissuta esattamente come lo si può fare da sani. Nell’ottica di questo signore Welby doveva suicidarsi prima di finire immobilizzato su un letto..oggi non può più farci niente se non far commettere un reato alla donna che ama, e che l’ha accudito per quasi 10 anni.
Questo si che è amore della vita.