Terrore, morte e distruzione

Saddam è stato un perfido dittatore, ha imposto un regime alla popolazione irachena, uccidendo senza umanità alcuna i suoi oppositori.
Ma è stato ucciso come un semplice omicida nello stato dell’Oklahoma o del Texas e solo ed esclusivamente sulla base di un decimo dei suoi crimini.
La pena di morte è sbagliata: non tiro neanche fuori il discorso sulla sacralità della vita che mi sembra poco convincente. E’ sbagliata perché è inutile (e finanche dannosa): non c’è una sola ricerca che sia riuscita a collegare l’introduzione delle pena di morte con una diminuzione del numero dei crimini (nessuna prevenzione generale dunque, al apri di molti altri sistemi di pena).
E’ sbagliata perché cancella anche quel poco di prevenzione speciale (mirata cioè alla educazione civile del reo) che si può ottenere dalla normale reclusione. Ed è barbara perché confonde il taglione con la giustizia.
Nessuna giustizia. Perché nessuna giustizia può venire dal sommare la morte alla morte, il dolore al dolore; per giunta in nome della legge, della giustizia. Nessuna giustizia può discendere da un processo ingiusto, che non rispetta gli standard internazionali sul diritto alla difesa. E come può fare giustizia una condanna che di fatto cancella tutte le altre responsabilità (dall’invasione del Kwait, al genocidio curdo, agli omicidi politici)?
Questo è un aspetto sottovalutato della pena di morte: cancella le responsabilità definitivamente. Non è una pena di fatto perché non costringe il reo a pentirsi, a ripensarci. E in ogni caso non lo costringe ad un patimento fisico. Non sono sadico, sono anzi profondamente umano: cosa c’è di più umano del dolore? Solo la mortalità .
Volete sapere cosa considero meno umano di tutto quello che è avvenuto nella vicenda di Saddam: che gli iracheni non abbiano avuto il coraggio di impiccarlo in piazza, davanti al popolo, perché la gente potesse vedere cos’è la democrazia e chiedersi in cosa si distanzi dalla dittatura Bahatista.
E invece il video dell’esecuzione finisce su internet (gli iracheni non conoscono ancora cellulari e videomessaggi) direttamente dal telefono di uno spettatore di quel macabro spettacolo. E io non lo censuro, non lo nascondo come fanno le televisioni italiane; in primis perché la morte ha sempre la stessa faccia ma è tanto più crudele quando avviene in nome di una pretesa giustizia;e in secondo luogo perché chi esultava nelle strade del mondo deve sapere cosa festeggiava.
Dunque guardatevi questo video se ancora siete convinti di poter godere della morte di un uomo.