Uno spettro si aggira per l’Europa

24 Gennaio, 2007

Dio li salvi

Archiviato in: Chiesa e religione — Roberto @ 12:53 pm

Adesso le fiction necessitano dell’imprimatur papale?

“I responsabili dell’industria dei media formino ed incoraggino gli operatori del settore a salvaguardare il bene comune, a sostenere la verità, a proteggere la dignità umana individuale e a promuovere il rispetto per le necessità della famiglia” ha detto oggi il Papa.

Guardacaso il giorno dopo che Sorrisi e Canzoni anticipa la satanica trama della nuova stagione di “Un medico in famiglia” di quell’anticristo di Lino Banfi, che presto verrà scomunicato e sottoposto prima del tempo alle pene dell’inferno per chi fomenta l’amore omosessuale attraverso il mezzo televisivo.
A quanto sembra la nuova stagione prevede che l´omosessuale Oscar (interpretato da Paolo Sassanelli), si fidanzerà con Max (Alessandro Bertolucci), il quale ha pure una figlia, Agnese, che i due tireranno su insieme. Il tutto con l’aggiunta di quel terrorista islamico anche conosciuto come Kabir Bedi.

Non sapevo che la televisione (pubblica oltretutto) oltre a doversi confrontare con i vari parenti dei politicanti trombati, debba ottenere l’approvazione preventiva della santa Sede. Per carità il Papa ha il diritto di parlare; ma nessuno dovrebbe più ascoltarlo tantomeno la politica. Quando un Santo Padre interviene praticamente tutti i giorni nel dibattito politico con suggerimenti peraltro non richiesti, su ogni avvenimento mondano e non, e persino sulla guida tv, dovrebbe perdere tutta la credibilità.
Con tutti i problemi che attanagliano il mondo il Papa deve occuparsi di Nonno Libero?

Anche perché le fiction vorrebbero basarsi sulla realtà. E nella realtà gli omosessuali, piaccia o no a Ratzinger, esistono e - grazie a Dio - amano, vivono, provano persino amore per i figli.
Invece la politica sta ad ascoltare il papa dei papi; anzi lo precede: la senatrice Maria Burani Procaccini, di Forza Italia, parla di “uso strumentale, culturalmente povero, di una tematica assai delicata come quella dei rapporto fra omosessuali: penso che queste cose siano molto pericolose per le figure identitarie necessarie e per la crescita psicologica dei bambini” e così via.

L’unico a difendere non Banfi, ma l’intelligenza è Beppe Giulietti quando giustamente sostiene che “non spetta ai politici comporre i palinsesti e i copioni della fiction. In tutta Europa, e non da oggi, ci sono stati e ci saranno film, canzoni, spettacoli, libri e fiction dedicati alle tematiche della coppie di fatto e della sessualità. Peraltro, questo accade già da qualche secolo”. Piaccia o no alle pletore di cattolici dalla censura facile.

17 Gennaio, 2007

Attenti a quei tre

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 8:43 pm

Qualche giorno fa era il compleanno del senatore a vita Giulio Andreotti. Tra qualche giorno (il 19 gennaio per la precisione) sarà l’anniversario della morte dell’altro grande simbolo della politica italiana, Bettino Craxi. Il 26 sarà l’anniversario della “discesa in campo” di quello che doveva essere l’ homo novus della politica italiana Silvia Berlusconi.
Indro Montanelli invitava a piantarla di chiamare Andreotti Belzebù perché “Belzebù potrebbe anche darci querela”; e definiva Craxi “un uomo di grande coraggio” perchè “quando pronunciava alla Camera il suo discorso di replica per due volte si è interrotto alla ricerca di un bicchier d’acqua. Per due volte Andreotti glielo ha riempito o porto. E per due volte lui lo ha bevuto”. E di Berlusconi, il suo editore, diceva “Io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene col vaccino”.

L’Italia si condensa in questi tre: rapporti forse leciti ma inopportuni in un paese civile, mancanza di senso civico e disamore per la legalità.. siamo il paese del parcheggio in doppia fila e delle leggi disapplicate.

La politica italiana del dopoguerra si condensa in questi tre; insieme fanno dodici presidenze del consiglio su cinquantanove (dal 1945 a oggi, 7 Andreotti 2 Craxi e 3 Berlusconi).

Il primo è stato definito da una sentenza della Cassazione (quella che fece irrompere l’avvocato Buongiorno nel grido “assolto! assolto!”) “non genericamente e astrattamente disponibile nei confronti nei confronti di Cosa Nostra e di alcuni dei suoi vertici” ma ne ha sottolineato “i rapporti con i suoi referenti siciliani (del resto in armonia con quanto ritenuto dal Tribunale), individuati in Salvo Lima, nei cugini Salvo e, sia pure con maggiori limitazioni temporali, in Vito Ciancimino, per poi ritenere (in ciò distaccandosi dal primo giudice) l’imputato compartecipe dei rapporti da costoro sicuramente intrattenuti con Cosa Nostra, rapporti che, nel convincimento della Corte territoriale, sarebbero stati dall’imputato coltivati anche personalmente (con Badalamenti e, soprattutto, con Bontate) e che sarebbero stati per lui forieri di qualche vantaggio elettorale (certamente sperato, solo parzialmente conseguito) e di interventi extra ordinem, sinallagmaticamente collegati alla sua disponibilità ad incontri e ad interazioni (il riferimento della Corte territoriale è alla
questione Mattarella), oltre che alla rinunzia a denunciare i fatti gravi di cui era venuto a conoscenza.”

Craxi è morto latitante in Tunisia, condannato definitivamente in Mani Pulite e non più coperto dall’impunità parlamentare (l’errore è voluto, quando l’immunità si traduce in un sovvertimento delle regole democratiche diventa impunità). Tra tangenti e corruzioni oggi è un perseguitato; una volta si chiamavano genericamente politici corrotti…
Berlusconi rappresenta il trait d’union tra i due: è stato amico di Craxi e ne ha ripreso in parte la politica ma sopratutto ha ereditato l’inimicizia con la legge; e si dice abbia anche lui affinità sospette con Cosa Nostra (qualcuno racconta una capatina nel suo studio di un certo Bontade Stefano, forse omonimo del boss palermitano).

Non c’è due senza tre… tutto sta a stabilire chi sarà il quarto a venir da sè…

12 Gennaio, 2007

Questione di vita o di morte

Archiviato in: Chiesa e religione, Politica estera — Roberto @ 10:06 pm

C’è chi muore per essere nato in Congo (nella paglia) anzichè nel Nord Carolina (in un ospedale).. a certe latitudini l’AIDS è incurabile e trasmette la propria condanna di padre in figlio; ad altre invece i farmaci ci sono (ma il sacro mercato impedisce di distribuirli).

C’è chi muore nelle corsie degli ospedali, infettato dai topi, perché i primari abbiano le porte e le scrivanie in radica. La coperta dei finanziamenti è corte e chi può si copre.
E c’è invece chi, nonostante abbia sventolato a destra e a manca grandi investimenti nella Sanità, nonostante vanti ospedali avanzatissimi (anche privati per carità), va a curarsi negli States, per un intervento semplicissimo.

C’è chi muore perché ha i vicini sbagliati: vuoi nelle vicinanze di Como, vuoi al confine somalo. Se i tuoi vicini sono dei normali brianzoli nessuno sospetterà che siano stati loro ad uccidere i tuoi figli, i tuoi nipoti.. non sono mica tunisini…loro! La Brianza-bene ha paura solo dell’uomo nero.
Il vero fulcro del problema sicurezza sono quattro Rom. Non due vicini psicopatici, infastiditi dal rumore…
Se invece un generale a Washington decide che il tuo vicino di casa è un terrorista, le bombe intelligenti porranno fine al sospetto. Anche al tuo sospetto che quelle bombe non siano poi così intelligenti. Sono i generali il problema!
Poi si scopre che dei terroristi non c’era nemmeno l’ombra. Ops… abbiamo sbagliato.. nessuno è perfetto!

C’è chi muore perché viola le regole. Non quelle scritte con l’inchiostro simpatico nei codici ma quelle incise con il sangue, le regole della malavita.
In quel mondo, così lontano da me, l’omissione di soccorso (al cugino del boss) merita la morte. Anche di un ragazzino di diciotto anni.

Il valore della vita è variabile, quello della morte è costante.

9 Gennaio, 2007

Oblio collettivo

Archiviato in: Informazione — Roberto @ 1:16 pm

La strage di Erba mi ha fatto riflettere: non sulle dinamiche psicologiche che potrebbero spingere un uomo e una donna a uccidere brutalmente quattro persone tra cui un bambino piccolo per beghe di cortile; non sulla natura stessa dell’uomo, indistruttibile e perciò incapace di porre limite alla propria distruzione.
Ma sull’informazione. Perché questa strage sanguinosa ha evidenziato quanto sia perversa l’informazione nostrana.

Poche ore dopo la strage ecco la stampa puntare su Azouz Marzouk, padre e marito di due delle vittime. Non perché ci fossero ragioni particolari, moventi, evidenze.
Semplicemente aveva commesso il gravissimo delitto di essere tunisino. E basta, perché lui non era neppure in Italia al momento della strage.
E scatta la paura dell’uomo nero.

Ve lo ricordate il caso di Erika e Omar, rei confessi dell’omicidio della madre e del fratellino della prima? Ebbene i due minori omicidi tennero in scacco l’informazione e la polizia con il racconto di una fantomatica rapina, di fantomatici ladri slavi armati di coltello.
Nulla di tutto questo. Solo due ragazzi malati, figli primogeniti di questa società della menzogna, capaci di prendersi gioco persino del dibattito politico pre-elettorale.
Quando emerse la verità qualcuno per caso ebbe il coraggio di chiedere scusa, di mettere in discussione il modo di dare le notizie come verità infallibili calate dal cielo e prive di condizionale?

Ieri sono stati arrestati i due vicini di casa. Probabilmente sono loro gli assassini, ma tutto è ancora da dimostrare. E la stampa (in questo guidata dal magistrale Studio Aperto, luogo principe della cronaca sentimentale e nel contempo xenofoba) non fa che riportare in coro la pura cronaca. Nessun approfondimento, nessuna inchiesta. Il piattume informativo più assoluto.

Tra qualche giorno, quando si saprà di più e ci sara inevitabilmente qualcosa di più da dire, da discutere con cognizione di causa tutto sarà trasferito nei trafiletti o nelle notizie senza filmato. tutto dimenticato, tutto trascinato nell’oblio della cronaca sopravvenuta ancora più nera. Anche se dovessero essere scagionati chi lo verrebbe a sapere? E se dovessero emergere particolari ancora più gravi o in grado di chiarire il quadro chi lo farà sapere all’opinione pubblica?

Forze dovremo aspettare che qualche reporter in via di estinzione si travesta anche da giornalista?

4 Gennaio, 2007

Descrizione mafiosa

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 6:25 pm

Per celebrare i 60 ani dello statuto autonomo della Regione Sicilia il presidente dalle instancabili labbra, Totò cuffaro, alias VASA-VASA, ha avuto un’idea quantomai brillante: un’enciclopedia che racconti cos’è e cos’è stata la Sicilia.

Al volume hanno lavorato per tre anni oltre 250 tra giornalisti, politici come il senatore a vita Giulio Andreotti, scrittori ed esperti, coordinati da Caterina Napoleone.”Dentro questo volume c’e’ tutta la Sicilia bella che vogliamo proteggere e custordire - ha dichiarato il governatore Siciliano - mi e’ sembrato il modo migliore per celebrare l’autonomia speciale che ha anticipato di alcuni decenni lo sviluppo in chiave federalista delle istituzioni politiche italiane”

Ebbene lo stesso inventore del brillante e quantomai espressivo slogan “la mafia fa schifo” ha avuto la brillantissima idea - e lo apprendiamo solo dall’ex Prc Macaluso sul Riformista - di affidare la voce dedicata a Salvo Lima a Giulio Andreotti.
Certo, direte voi, è vicinanza culturale, potrei dire ideolgica. Ma più che vicinanza mi sembra correità.

Ma la cosa più divertente è leggere quanto ha scritto di Andreotti:

“Lima Salvatore, uomo politico (Palermo 1928-1992). Di umilissima origine familiare, S.L. emerse presto per vivacità ed impegno nella Democrazia Cristiana siciliana. Insieme a Giovanni Gioia ed altri giovani presero la guida del partito accantonando tutti i notabili (Sic!). Fu sindaco di Palermo dal 27 gennaio 1965 al 9 luglio 1968 e nello stesso anno fu eletto alla Camera dei Deputati, dove Gioia era già da una legislatura. La concorrenza elettorale per le preferenze provocò la rottura del grande gruppo fanfaniano dell’isola (gioia era capo della segreteria  dell’On. Fanfani), realizzando un non sempre brillante pluralismo correntizio. Lima fu sottosegretario alle finanze dal 1972 al 1974 e, nel biennio successivo, sottosegretario al bilancio e alla Programmazione Economica. Nel 1979 lasciò dopo tre legislature la Camera dei Deputati per presentarsi - con notevole successo - alle elezioni per il Parlamento Europeo. L’11 marzo 1992 veniva ucciso da mano mafiosa. Le cronache vollero vedere in questo la punizione per i presunti non ulteriori appoggi o, più esattamente, per non aver impedito le durissime leggi contro la mafia, decise dal governo Andreotti“.

Le cronache VOLLERO vedere? E Andreotti cosa ci vede? Un martire? Un’eroe dell’antimafia? Probabilmente si visto che si precipitò al funerale di Lima ma mancò casualmente da quello di Falcone….

3 Gennaio, 2007

Campi Crimine

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 1:07 pm

Si sta sviluppando in questi giorni nel nostro paese un fenomeno preoccupante, sopratutto nelle periferie più esasperate dall’avvertita lontananza dello Stato, inteso sia come organo sociale che come fonte di giustizia.

La rabbia per l’insicurezza e il crimine diffuso si sta sfogando contro i Rom. Gli episodi di Opera sono chiaro indice dell’insofferenza dei cosiddetti “zingari” ma anche i recenti incendi nei loro campi hanno un tempismo sospetto.

Non mi nascondo dietro il politicamente corretto. Perciò non dirò che i Rom sono tutti onesti, anzi molte volte sono la fonte principale del microcrimine, dei furtarelli, degli scippi. Molto spesso vivono di espedienti e di accattonaggio.
I loro campi sono spesso arre inaccessibili, ancor più spesso del tutto abusivi.

Detto questo però mi chiedo, e chiedo a chi incendia i loro campi, se la soluzione sia veramente non predisporre campi per loro? Dove andrebbero a vivere se non in campi abusivi, privi di ogni attrezzatura e senza nessuna prospettiva di vita che non sia l’accattonaggio o il crimine?

Ma lo Stato deve fare di tutto per garantire che questi cittadini non seguano la via dell’illegalità. In primis dando loro una collocazione legale (nel senso di un campo attrezzato); e in secondo luogo garantendo un controllo della zona da parte delle forze dell’ordine (non un presidio sia chiaro ma una presenza vigile e non una timorosa assenza!).

Mi pare che a Opera si stia facendo proprio questo. E penso che tale esempio debba essere seguito da altri comuni: non solo un contratto in cui si impegnano a rispettare la legge ma sopratutto l’assicurazione che queste persona abbiano un’occupazione.

Il resto, cioè quello che fuoriesce da queste elementari garanzie di sicurezza, è razzismo e xenofobia. Pericolosa perché celata dietro un luogo comune e protetta da una certa politica populista e verbalmente violenta (qualche volta anche fattivamente violenta…).

Permettetemi anche due parole sul “contratto della legalità” firmato dai Rom a Opera: che in questo paese si debba firmare un contratto per promettere di rispettare le leggi è sintomo di quanto la legalità sia vista come una cosa di competenza d’altri. Ladri sono solo quelli che scippano e non quelli che evadono (certo penalmente i reati sono diversi, ma il danno sociale è parimenti grave: nel primo caso si sottrae qualcosa a qualcuno, nel secondo qualcosa a tutti; solo che la società non fa denuncia contro gli evasori); abusivi sono quelli che costruiscono una baracca e non quelli che si fanno la casetta degli attrezzi in giardino o il caminetto senza depositare nessun progetto e senza il permesso; fastidiosi sono gli zingari che chiedono l’elemosina e non le decine di società italiane che obbligano giovani sottopagati a riempirci le tasche (e, permettetemi, le palle!) di volantini pubblicitari, giornali gratuiti, offerte di abbonamenti.

Insomma i ladri, gli evasori, gli abusivi, sono sempre gli altri. Nessuno che guardi un poco in casa propria, visto che ce l’ha?

Funziona con WordPress