Uno spettro si aggira per l’Europa

11 Febbraio, 2007

Concordico

Archiviato in: Chiesa e religione — Roberto @ 8:34 pm

Ha ragione Scalfari quando scrive (su Repubblica di oggi) che “quel cautissimo atto di governo, che porta la firma d’un premier cattolicissimo ed è stato redatto da un cattolicissimo ministro, ha posto un paletto al neo-temporalismo della Santa Sede, alle sue crescenti interferenze nella legislazione e addirittura nell’articolazione delle norme di legge che il Parlamento voterà nelle prossime settimane.”

Rappresenta, in una parola, la volontà di restaurare la laicità dello Stato, di riportare la Chiesa e il papato nella dimensione prevista dal Concordato: ognuno a casa sua, con la Chiesa nel peino diritto di parlare ai suo fedeli, senza però rivolgersi direttamente ai parlamentari.
“È necessario appellarsi anche alla responsabilità dei laici presenti negli organi legislativi e nel governo e nell’amministrazione della giustizia affinché le leggi siano sempre espressione di principi e di valori conformi col diritto naturale e che promuovano l’autentico bene comune”. Praticamente la patente di vero (politico) cristiano va solo a chi si oppone a questa legge, che mi sembra tutto fuorché pericolosa per la famiglia con cui (purtroppo) non ha niente a che fare.

E’ pericoloso tacere, almeno da parte dei laici e dei liberali, di fronte ad un ingerenza diretta e grossolana. Un vero e proprio ricatto: una chiesa ormai chiaramente schierata politicamente, mi sembra più attenta a non perdere il controllo dei cd teodem (formula orrenda che rincorre i teocon), cioè quei moderati della Margherita che si sono schierati quasi tutti a favore di questo provvedimento e che hanno anzi osato richiamare la Chiesa a lasciare loro lo spazio di indipendenza dovutagli, che non a difendere la famiglia.

Concedetemi un ultima riflessione politica: di fronte ad un centrodestra che si dichiara liberale e moderata mi aspetterei che qualcuno alzasse gli scudi in difesa della laicità dello stato, della propria funzione legislativa, arrivo a dire della vera democrazia. Anche perchè davvero non si rischia di perdere l’appoggio elettorale sudato con il referendum sulla fecondazione assistita e con finanziarie caritatevoli. Alle elezioni politiche mancano quattro anni, alle europee due.

La nascita possibile del Partito Democratico dipende in gran parte dalla sorte di questo provvedimento: se davvero l’Ulivo riesce a far fronte comune ritrovando la compattezza  e recuperando gli esuli binettiani. La sorte del Grande partito dei moderati (nome bruttino… ma non vorrete mica che lo chiamino liberale?!) invece dipende dal superamento della crisi interna a Forza Italia, che ha aperto una spaccatura enorme tra il partito (Bondi), il leader (Berlusconi) e l’ala più liberal.

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