Uno spettro si aggira per l’Europa

12 Gennaio, 2007

Questione di vita o di morte

Archiviato in: Chiesa e religione, Politica estera — Roberto @ 10:06 pm

C’è chi muore per essere nato in Congo (nella paglia) anzichè nel Nord Carolina (in un ospedale).. a certe latitudini l’AIDS è incurabile e trasmette la propria condanna di padre in figlio; ad altre invece i farmaci ci sono (ma il sacro mercato impedisce di distribuirli).

C’è chi muore nelle corsie degli ospedali, infettato dai topi, perché i primari abbiano le porte e le scrivanie in radica. La coperta dei finanziamenti è corte e chi può si copre.
E c’è invece chi, nonostante abbia sventolato a destra e a manca grandi investimenti nella Sanità, nonostante vanti ospedali avanzatissimi (anche privati per carità), va a curarsi negli States, per un intervento semplicissimo.

C’è chi muore perché ha i vicini sbagliati: vuoi nelle vicinanze di Como, vuoi al confine somalo. Se i tuoi vicini sono dei normali brianzoli nessuno sospetterà che siano stati loro ad uccidere i tuoi figli, i tuoi nipoti.. non sono mica tunisini…loro! La Brianza-bene ha paura solo dell’uomo nero.
Il vero fulcro del problema sicurezza sono quattro Rom. Non due vicini psicopatici, infastiditi dal rumore…
Se invece un generale a Washington decide che il tuo vicino di casa è un terrorista, le bombe intelligenti porranno fine al sospetto. Anche al tuo sospetto che quelle bombe non siano poi così intelligenti. Sono i generali il problema!
Poi si scopre che dei terroristi non c’era nemmeno l’ombra. Ops… abbiamo sbagliato.. nessuno è perfetto!

C’è chi muore perché viola le regole. Non quelle scritte con l’inchiostro simpatico nei codici ma quelle incise con il sangue, le regole della malavita.
In quel mondo, così lontano da me, l’omissione di soccorso (al cugino del boss) merita la morte. Anche di un ragazzino di diciotto anni.

Il valore della vita è variabile, quello della morte è costante.

31 Dicembre, 2006

Terrore, morte e distruzione

Archiviato in: Politica estera — Roberto @ 4:21 pm

Saddam è stato un perfido dittatore, ha imposto un regime alla popolazione irachena, uccidendo senza umanità alcuna i suoi oppositori.
Ma è stato ucciso come un semplice omicida nello stato dell’Oklahoma o del Texas e solo ed esclusivamente sulla base di un decimo dei suoi crimini.

La pena di morte è sbagliata: non tiro neanche fuori il discorso sulla sacralità della vita che mi sembra poco convincente. E’ sbagliata perché è inutile (e finanche dannosa): non c’è una sola ricerca che sia riuscita a collegare l’introduzione delle pena di morte con una diminuzione del numero dei crimini (nessuna prevenzione generale dunque, al apri di molti altri sistemi di pena).

E’ sbagliata perché cancella anche quel poco di prevenzione speciale (mirata cioè alla educazione civile del reo) che si può ottenere dalla normale reclusione. Ed è barbara perché confonde il taglione con la giustizia.

Nessuna giustizia. Perché nessuna giustizia può venire dal sommare la morte alla morte, il dolore al dolore; per giunta in nome della legge, della giustizia. Nessuna giustizia può discendere da un processo ingiusto, che non rispetta gli standard internazionali sul diritto alla difesa. E come può fare giustizia una condanna che di fatto cancella tutte le altre responsabilità (dall’invasione del Kwait, al genocidio curdo, agli omicidi politici)?

Questo è un aspetto sottovalutato della pena di morte: cancella le responsabilità definitivamente. Non è una pena di fatto perché non costringe il reo a pentirsi, a ripensarci. E in ogni caso non lo costringe ad un patimento fisico. Non sono sadico, sono anzi profondamente umano: cosa c’è di più umano del dolore? Solo la mortalità.

Volete sapere cosa considero meno umano di tutto quello che è avvenuto nella vicenda di Saddam: che gli iracheni non abbiano avuto il coraggio di impiccarlo in piazza, davanti al popolo, perché la gente potesse vedere cos’è la democrazia e chiedersi in cosa si distanzi dalla dittatura Bahatista.

E invece il video dell’esecuzione finisce su internet (gli iracheni non conoscono ancora cellulari e videomessaggi) direttamente dal telefono di uno spettatore di quel macabro spettacolo. E io non lo censuro, non lo nascondo come fanno le televisioni italiane; in primis perché la morte ha sempre la stessa faccia ma è tanto più crudele quando avviene in nome di una pretesa giustizia;e in secondo luogo perché chi esultava nelle strade del mondo deve sapere cosa festeggiava.

Dunque guardatevi questo video se ancora siete convinti di poter godere della morte di un uomo.

http://www.scoop.co.nz/stories/HL0612/S00381.htm

10 Settembre, 2006

11/9 settantatrè

Archiviato in: Politica estera — Roberto @ 7:27 pm

Under attack. Così si sentono gli Stati Uniti da cinque anni a questa parte. Da quando Osama Bin Laden è riuscito laddove secoli di storia non avevano osato arrivare: attaccare gli Usa sul loro territorio.
La paura da allora non li ha più abbandonati.

Il mondo è cambiato. Questa è senz’altro la vittoria più grande di Al Qaida: riuscire a tenere nel terrore l’occidente con una minaccia, silenziosa ma costante.

L’occidente, che non è e non sarà mai un corpo politico unitario, non ha reagito al meglio. Vero che molti capi terroristi sono stati uccisi o catturati. Ma altrettanto veo è che Siria e Iran hanno rialzato il capo, che la situazione in Iraq non è sotto controllo, che i fondamentalisti di Hamas hanno vinto le elezioni in Palestina e che è tornata altissima la tensione in Medio Oriente.

Il terrorismo non sembra aver perso la sua capacità offensiva. New York, poi Madrid e Londra per due volte e mezza l’hanno dimostrato.

Non si può sconfiggere il terrorismo abiurando i principi democartici, seppellendo lo stato di diritto in nome di una guerra all’invisibile diavolo islamico.
Questo è stato in definitiva il peggior errore che si poteva commettere. E l’occidente lo sta commettendo. Abu Graib, le carceri della tortura, Guantanamo.

Il primo undici settembre, quello del 1973, gli Usa aiutavano il colpo di stato che avrebbe portato al potere la giunta militare di Pinochet, assassinando il presidente democcraticamente eletto (ma socialista) Allende. Forse in quell’undici settembre gli Usa troveranno0 il perchè del loro.

7 Luglio, 2006

Sopra la legge la capra campa

Archiviato in: Giustizia, Politica estera — Roberto @ 7:40 pm

Io non voglio vivere in un paese in cui i servizi segreti di un paese straniero, a quanto pare di concerto con i nostri servizi segreti, possono rapire un uomo per strada, portarlo in in altro paese, torturarlo fino a ralo crollare e poi incarcerarlo.

Non voglio vivere in un paese in cui qualcuno è al di sopra della legge, a prescindere dal motivo abbietto o valoroso che sostiene la sua opera.

Non voglio che la misa sicurezza sia tutelata a discapito dei diritti umani sanciti dalla Costituzione, come quello alla libertà personale che consente limitazioni della stessa solo per legge e con una decisione di un giudice.

Voglio invece che chi viola la legge si perseguito e condannato se colpevole a prescindere dal suo lavoro, dalla sua importanza o da fattori di politica internazionale. Voglio che si rispetti la legge, in ongi caso.
Prodi ha dichiarato che i servizi italiani non sapevano del rapimento di Abu Omar da èparte di uomini cia. Della due l’una: o Prodi mente o sbagliano i magistrati. Vado a logica: la Cia opera in italia senza nessuana coopertura italiana, compie un’operazione pericolosa e particolarmente esposta in peino giorno, transita dalla base di aviano con un residente in Italia senza che il simsi, il side o qualche altra sigla strana lo sappia?

Quel soggetto era indagato dalla procura milanese per terrorismo internazionale. Sarebbe interenuta la giustizia, con i suoi tempi e le sue armi di lì a poco. Sarebbe bastato chiedere al ministro un provvedimento di espulsione; le merdate la Cia vada a farle in altri paesi, magari che non siano Stati di diritto. Da noi non si fanno.

Non solo chiedo al governo italiano che faccia piena luce sulla vicenda, senza coprire i servizi segreti che in italia hanno fatto più danni che altro (vi dice qualcosa “strategia della tensione”?!?!); ma pretendo che il sig Pollari lasci la sua poltrona strapagata prima che il nome dell’Italia sia ulteriormente infangato e che il ministro Mastella-iostocongliamericani (o con gli ippopotami?) consenta al processo in contumacia agli agenti Cia.

Se esistono ragioni di sicurezza il presidente del consiglio può invocare il segreto di stato ma il signor Berlusconi, presidente del consiglio pro-tempore dovrebbe andare dai magistrati a dire quello che sa (e non dice che non sa niente perchè non è credibile che,almeno a posteriori, non gli sia stato riferito qualcosa in merito).

29 Giugno, 2006

Good Night and Good Luck

Archiviato in: Politica estera — Roberto @ 7:35 pm

Good Night Guantanamo (che non è il titolo di una canzone dell’america pre Castrista). La Corte Suprema, l’ultimo grado della giusridizione federale americana, ha emesso una sentenza storica:i tribunali militari creati da Bush per giudicare i presunti terroristi detenuti a Guantanamo sono illegittimi perchè “violano sia la legge militare statunitense che il trattato internazione sui diritti dei prigionieri di guerra” cioè la “the Third Geneva Convention”.

La sentenza è stata pronunciata sul caso di SALIM AHMED HAMDAN vs DONALD
H. RUMSFELD, Segretario alla difesa del presidente Bush. Era stato catturato nel 2001 in Afganistan e trasferito alla Baia dei Porci l’anno successivo e incriminato per “cospirazione” di fronte alla commissione militare di Guantanamo, dopo aver ammesso di far parte di Al Qaeda e di essere stato l’autista di Osama Bin Laden.

Di fronte al tribunale militare che lo giudicava Hamdan aveva contestato l’autorità della corte perchè il reato di cspirazioni non era un reato “militare” e perchè “le modalità con cui il Presidente ne ha richiesto il rpocesso violano i più basilari principi della legge militare e internazionale incluso il principio secondo il quale all’imputato deve essere permesso di vedere le prove contro di lui. Dopo la corte distrettuale ha invocato la Corte Suprema che ha accolto il suo ricorso e rinviato il suo caso ad una corte d’appello federale.

La corte ha deciso che “per le ragioni che seguono la commissione militare che ha processato Hamdan non aveva il potere di procedere in quanto le sue strutture e procedure violano sia l’Uniform Code of Military Justice (UCMJ) sia la convenzione di Ginevra”.

La Corte Suprema, storicamente conservatrice tanto più dopo le nomine di Bush, ha deciso a maggioranza: il giudici Stevens ha steso l’opinione principale cui hanno aderito i giudici SOUTER, GINSBURG e BREYER, mentre il giudice Kennedy si è trovato solo parzialmente daccordo; i giudici Thomas, Scalia e Alito hanno invece dissentito; si è astenuto il chief justice (l’equivalente del nostro presidente della corte).

Il verdetto è di importanza politica fondamentale: per la prima volta la corte suprema ha osato sfidare la linea politica e militare di Bush nel post 11 settembre. Aveva finto di non vedere ma ora per Guantanamo e sopratutto per il presidente, ai minimi storici per gradimento, si annunciano tempi durissimi: ora Bush dovrà ricostruire il sistema punitivo dei terroristi detenuti a Guantanamo. bush ha già annunciato “Non metterò in pericolo la vita degli americani mettendo in strada degli assassini” ma che “lavorerà insieme al Congresso” ad una nuova legge sui prigionieri di Guantanamo. Good Luck mr President.

N.B.La sentenza (in inglese) è disponibile qui. Vista la mia conoscenza scolastica e lacunosas dell’inglese sarei lieto di essere corretto nei miei eventuali errori di traduzione e/o comprensione.

9 Giugno, 2006

Eurodollari

Archiviato in: Politica estera — Roberto @ 7:54 pm

Subito dopo la guerra del Golfo bis, cioè l’invasione dell’iraq da parte della gloriosa coalizione dei volenterosi la comunità internazionale eprimeva già la convinzione che il porssimo paese nella lista della pacifica amministrazione Bush fosse l’Iran.

A parte l’antipatia per un leader - Mahmoud Ahmadinejad - di cui Bush non riesce a ricordare il nome ed è costretto a chiamarlo “quello là”, altri erano i motivi di questo presagio. Il pretesto è quello del programma di arricchimento del petrolio che l’Iran sta avviando a livello civile (e forse a livello militare).

A metà del 2003 l’Iran ha rotto la prassi internaizonale del commercio e cominciato a vendere il proprio petrolio in euro. Esattamente come aveva fatto Saddam nel 2000, ben prima che alla Casa Bianca salisse Bush e che le Torri Gemelle fossero tragicamente abbattute e il mondo scoprisse il volto del nuovo terrorismo internazionale. e proprio per questo motivo molti hanno ritenuto e continuano a ritenere che l’invasione dell’Iraq abbia poco a che fare con le armi di distruzione di massa e la guerra al terrore.

Il mese scorso Mahmoud Ahmadinejad ha annunciato che intende creare una Borsa del petrolio nella zona economica libera dell’isola di Kish, nel Golfo persico, dove userà l’euro come mezzo di pagamento.Attualmente la stragrande maggioranza del petrolio mondiale è scambiato in dollari alla NYMEX (New York merchant exchange) e alla IPE (International Petroleum Exchange di Londra), entrambe proprietà di multinazionali statunitensi.

La Russia, il Venezuela e altri membri dell’OPEC hanno già annunciato di esere interessate a passare all’euro che sembra più stabile e forte del dollaro nell’ultimo periodo. La creazione della borsa del petrolio che usi il petroeuro invece del petrodollaro, provocherebbe un crollo del dollaro che metterebbe in difficoltà gli Usa sul piano internazionale.

Ma il problema degli Usa questa volta non si potrà risolvere con un’invasione dell’Ira: innanzi tutto perchè finora le simulazioni dell’esercito statunitense di un’invasione militare hanno dato esisti catastrofici e in secondo luogo perchè molto probabilmente la Cina, membro permanente del consiglio di sicurezza dell’Onu, utilizzerebbe il suo diritto di veto contro una risoluzione che preveda l’uso della forza contro l’Iran. Gli Usa non possono permettersi un’altra azione solitaria neppure quando fosse terminata quella in Iraq.

La Cina è infatti nel contepo il seocndo possessore al mondo di valuta statunitense (per via del suo rapporto commerciale con gli USA) ed ha la sua moneta agganciata al dollaro. Sembrerebbe perciò una pessima notizia la svalutazione del dollaro. Ma l’Iran La Cina però deve il 13% del suo petrolio all’Iran e ha concluso nel 2004 un accorod per 70-100 miliardi di dollari. La cina sta inoltre liberando una parte delle sue riserve di dollari e sdoganando la sua moneta dal dollaro.

Insomma con l’Iran gli Stati Uniti saranno e sono obbligati a trattare. E le minacce finora sono servite a poco perchè l’Iran finge di trattare con l’Europa mentre prosegue con il suo piano atomico. L’Europa spinge perchè le trattative si chiudano con un avvicinamento Eruopa-Iran che gli garantirà nel contempo una maggiore forse monetaria e politica e un canale privilegiato per l’oro nero. Gli Usa questa volta rischiano di perdere su due fronti: l’Iran probabilmente otterrà l’atomiaca almeno a livello civile sotto il controllo UE e commercierà il suo petrolio in euro in una borsa ad hoc. Gli Usa possono solo tentare di limitare l’emorraggia, spingendo i paesi dell’Opec a mantenere il petrodollaro.

31 Maggio, 2006

Toglietele il microfono

Archiviato in: Politica estera — Roberto @ 7:41 pm

Oriana Fallaci si sa è una persona ormai anziana. E l’arteriosclerosi è l’utlimo dei suoi problemi. qualche giorno fa ha rilasciato un’altra intervista delirante, questa volta al New Yorker, rivista di area liberal.

Tra le tante “provocazioni” - se non le dicesse da molto tempo aserbbero sintomo di demenza senile o menopausa - ha dichiarato, riferito alla Moscheo che sorgerà (forse) a Colle Val d’Elsa “è vicino casa mia, prendo l’esplosivo e la faccio saltare”. Voglio pensare che di provocazione si tratti e che l’esplosivo sia quello innocente delle parole. Ma anche così non trovo un senso.

Il fatto più grave non è che una donna che si reputa intelligente dica una cosa del genere ma che i giornali e le televisioni diano così tanto spazio ai deliri criminali di una pazza. Basta davveros cirvere un paio di libri, mal documentati e mal scritti, per aver un simile eco sui media o è necessario farcire i libri e le dichiarazioni successive di “provocazioni” simili a questa? In altre parole la stiamo ad ascoltare perchè è lei o perchè dice stronzate?

L’alternativa è tremenda: non so scegliere tra la prospettiva che l’Italia e l’america non abbiano nulla di intelligente e sensato da scrivere (o intellettuali intelligenti e assennai da intervistare) e quella che pur di vendere i giornali e di conquistare telespettatori si accetti di dar spazio alle istigazioni a delinquere.

Il fatto di essere malata non le consente di dire cose simili. In primo luogo perchè lei che si dice tanto americana sa che l’America è basata sulla tolleranza e non sulla reciprocità. E in secondo luogo perchè abbassarsi ai livelli del terrorismo non aiuta a sconfiggero ma lo rafforza. Al di là del merito vogliamo anche dire che si tratta di una minaccia bella e buona, che tra l’altro mette in pericolo la popolazione di quel paese e istiga all’odio razziale e religioso?

Il problema non è che la Fallacia parli e dica cose del genere. Il vero prolema è che finiscono pubblicate sul giornale, mentre dovrebbero passare sotto silenzio, come meritano.

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