Uno spettro si aggira per l’Europa

24 Febbraio, 2007

I Dico dell’anno 400

Archiviato in: Chiesa e religione — Roberto @ 4:14 pm

Riporto un articolo di Giancarlo Caselli apparso sull’Unità di ieri…per la serie: non ci sono più i vescovi di una volta… 

“Scherza coi fanti e lascia stare i santi. So bene che queste parole sono un condensato di prudenza e saggezza. So anche che in un clima di forte tensione su «Pacs», «Dico» e «unioni di fatto» (caratterizzato da ferme prese di posizione d’Oltretevere e preoccupate reazioni dei difensori della laicità dello Stato) affrontare temi così arroventati con propositi di leggerezza e distacco - senza indossare questa o quell’altra armatura - può essere rischioso per le tante suscettibilità in agguato. Tutto vero. Per cui fin da subito mi pento e mi dolgo se mi permetto di dire che non so se esista davvero una lobby contro la famiglia nel riconoscere le coppie di fatto.

Ma se mai esistesse, la si potrebbe ricollegare ad un autorevole precedente storico.

Un singolare precedente: quasi un cavallo di Troia in terra… fidelium. Perché si tratta del canone di un Concilio. Per la precisione il canone 17 del primo Concilio di Toledo (anno 400 d.C.) Dunque, un precedente da sgranare tanto d’occhi, da non crederci: perché sono stati addirittura dei Vescovi in Concilio a stabilirlo.

Nel canone 17 del primo Concilio di Toledo si legge: «Si quis habens uxorem fidelis concubinam habeat, non communicet: ceterum is qui non habet uxorem et pro uxore concubinam habeat, a communione non repellatur, tantum ut unius mulieris, aut uxoris aut concubinae, ut ei placuerit, sit conjunctione contentus; alias vero vivens abijciatur donec desinat et per poenitentiam revertatur». È un latino facile. In sostanza dice che la convivenza sessuale è lecita soltanto quando sia con una sola donna. Ma precisa che la convivenza sessuale con una sola donna è consentita (e perciò non comporta scomunica) non solo quando si tratta di «moglie», ma anche quando si tratta di «concubina tenuta come fosse moglie». In altre parole, per la Chiesa del 400 c’erano alcune unioni di fatto, non costituenti matrimonio, considerate legittime perché sostanzialmente assimilabili al matrimonio.

Impossibile, ovviamente, trarne insegnamenti vincolanti o anche solo utili per la stagione che stiamo oggi vivendo in Italia. Dopo milleseicento e passa anni tutto cambia. Uomini, leggi, canoni, principi, rapporti fra Stato e Chiesa, dottrine e prassi. La «flessibilità» di una quindicina di secoli fa potrebbe oggi apparire semplicemente anacronistica. Ma ricordarla si può. E chissà che non possa contribuire - anche solo per un attimo - a svelenire il dibattito, preferendo ai toni da guerra di religione quelli di un più pacato confronto. Magari ironizzando sul fatto che in Spagna un po’ di «zapaterismo» - si direbbe - sembra aleggiare già nell’anno 400. Addirittura in un Concilio.”

11 Febbraio, 2007

Concordico

Archiviato in: Chiesa e religione — Roberto @ 8:34 pm

Ha ragione Scalfari quando scrive (su Repubblica di oggi) che “quel cautissimo atto di governo, che porta la firma d’un premier cattolicissimo ed è stato redatto da un cattolicissimo ministro, ha posto un paletto al neo-temporalismo della Santa Sede, alle sue crescenti interferenze nella legislazione e addirittura nell’articolazione delle norme di legge che il Parlamento voterà nelle prossime settimane.”

Rappresenta, in una parola, la volontà di restaurare la laicità dello Stato, di riportare la Chiesa e il papato nella dimensione prevista dal Concordato: ognuno a casa sua, con la Chiesa nel peino diritto di parlare ai suo fedeli, senza però rivolgersi direttamente ai parlamentari.
“È necessario appellarsi anche alla responsabilità dei laici presenti negli organi legislativi e nel governo e nell’amministrazione della giustizia affinché le leggi siano sempre espressione di principi e di valori conformi col diritto naturale e che promuovano l’autentico bene comune”. Praticamente la patente di vero (politico) cristiano va solo a chi si oppone a questa legge, che mi sembra tutto fuorché pericolosa per la famiglia con cui (purtroppo) non ha niente a che fare.

E’ pericoloso tacere, almeno da parte dei laici e dei liberali, di fronte ad un ingerenza diretta e grossolana. Un vero e proprio ricatto: una chiesa ormai chiaramente schierata politicamente, mi sembra più attenta a non perdere il controllo dei cd teodem (formula orrenda che rincorre i teocon), cioè quei moderati della Margherita che si sono schierati quasi tutti a favore di questo provvedimento e che hanno anzi osato richiamare la Chiesa a lasciare loro lo spazio di indipendenza dovutagli, che non a difendere la famiglia.

Concedetemi un ultima riflessione politica: di fronte ad un centrodestra che si dichiara liberale e moderata mi aspetterei che qualcuno alzasse gli scudi in difesa della laicità dello stato, della propria funzione legislativa, arrivo a dire della vera democrazia. Anche perchè davvero non si rischia di perdere l’appoggio elettorale sudato con il referendum sulla fecondazione assistita e con finanziarie caritatevoli. Alle elezioni politiche mancano quattro anni, alle europee due.

La nascita possibile del Partito Democratico dipende in gran parte dalla sorte di questo provvedimento: se davvero l’Ulivo riesce a far fronte comune ritrovando la compattezza  e recuperando gli esuli binettiani. La sorte del Grande partito dei moderati (nome bruttino… ma non vorrete mica che lo chiamino liberale?!) invece dipende dal superamento della crisi interna a Forza Italia, che ha aperto una spaccatura enorme tra il partito (Bondi), il leader (Berlusconi) e l’ala più liberal.

24 Gennaio, 2007

Dio li salvi

Archiviato in: Chiesa e religione — Roberto @ 12:53 pm

Adesso le fiction necessitano dell’imprimatur papale?

“I responsabili dell’industria dei media formino ed incoraggino gli operatori del settore a salvaguardare il bene comune, a sostenere la verità, a proteggere la dignità umana individuale e a promuovere il rispetto per le necessità della famiglia” ha detto oggi il Papa.

Guardacaso il giorno dopo che Sorrisi e Canzoni anticipa la satanica trama della nuova stagione di “Un medico in famiglia” di quell’anticristo di Lino Banfi, che presto verrà scomunicato e sottoposto prima del tempo alle pene dell’inferno per chi fomenta l’amore omosessuale attraverso il mezzo televisivo.
A quanto sembra la nuova stagione prevede che l´omosessuale Oscar (interpretato da Paolo Sassanelli), si fidanzerà con Max (Alessandro Bertolucci), il quale ha pure una figlia, Agnese, che i due tireranno su insieme. Il tutto con l’aggiunta di quel terrorista islamico anche conosciuto come Kabir Bedi.

Non sapevo che la televisione (pubblica oltretutto) oltre a doversi confrontare con i vari parenti dei politicanti trombati, debba ottenere l’approvazione preventiva della santa Sede. Per carità il Papa ha il diritto di parlare; ma nessuno dovrebbe più ascoltarlo tantomeno la politica. Quando un Santo Padre interviene praticamente tutti i giorni nel dibattito politico con suggerimenti peraltro non richiesti, su ogni avvenimento mondano e non, e persino sulla guida tv, dovrebbe perdere tutta la credibilità.
Con tutti i problemi che attanagliano il mondo il Papa deve occuparsi di Nonno Libero?

Anche perché le fiction vorrebbero basarsi sulla realtà. E nella realtà gli omosessuali, piaccia o no a Ratzinger, esistono e - grazie a Dio - amano, vivono, provano persino amore per i figli.
Invece la politica sta ad ascoltare il papa dei papi; anzi lo precede: la senatrice Maria Burani Procaccini, di Forza Italia, parla di “uso strumentale, culturalmente povero, di una tematica assai delicata come quella dei rapporto fra omosessuali: penso che queste cose siano molto pericolose per le figure identitarie necessarie e per la crescita psicologica dei bambini” e così via.

L’unico a difendere non Banfi, ma l’intelligenza è Beppe Giulietti quando giustamente sostiene che “non spetta ai politici comporre i palinsesti e i copioni della fiction. In tutta Europa, e non da oggi, ci sono stati e ci saranno film, canzoni, spettacoli, libri e fiction dedicati alle tematiche della coppie di fatto e della sessualità. Peraltro, questo accade già da qualche secolo”. Piaccia o no alle pletore di cattolici dalla censura facile.

12 Gennaio, 2007

Questione di vita o di morte

Archiviato in: Chiesa e religione, Politica estera — Roberto @ 10:06 pm

C’è chi muore per essere nato in Congo (nella paglia) anzichè nel Nord Carolina (in un ospedale).. a certe latitudini l’AIDS è incurabile e trasmette la propria condanna di padre in figlio; ad altre invece i farmaci ci sono (ma il sacro mercato impedisce di distribuirli).

C’è chi muore nelle corsie degli ospedali, infettato dai topi, perché i primari abbiano le porte e le scrivanie in radica. La coperta dei finanziamenti è corte e chi può si copre.
E c’è invece chi, nonostante abbia sventolato a destra e a manca grandi investimenti nella Sanità, nonostante vanti ospedali avanzatissimi (anche privati per carità), va a curarsi negli States, per un intervento semplicissimo.

C’è chi muore perché ha i vicini sbagliati: vuoi nelle vicinanze di Como, vuoi al confine somalo. Se i tuoi vicini sono dei normali brianzoli nessuno sospetterà che siano stati loro ad uccidere i tuoi figli, i tuoi nipoti.. non sono mica tunisini…loro! La Brianza-bene ha paura solo dell’uomo nero.
Il vero fulcro del problema sicurezza sono quattro Rom. Non due vicini psicopatici, infastiditi dal rumore…
Se invece un generale a Washington decide che il tuo vicino di casa è un terrorista, le bombe intelligenti porranno fine al sospetto. Anche al tuo sospetto che quelle bombe non siano poi così intelligenti. Sono i generali il problema!
Poi si scopre che dei terroristi non c’era nemmeno l’ombra. Ops… abbiamo sbagliato.. nessuno è perfetto!

C’è chi muore perché viola le regole. Non quelle scritte con l’inchiostro simpatico nei codici ma quelle incise con il sangue, le regole della malavita.
In quel mondo, così lontano da me, l’omissione di soccorso (al cugino del boss) merita la morte. Anche di un ragazzino di diciotto anni.

Il valore della vita è variabile, quello della morte è costante.

24 Dicembre, 2006

L’amore per l’amore

Archiviato in: Chiesa e religione — Roberto @ 5:37 pm


So che la vigilia di natale sarebbe il caso di parlare di altro.
Ma Piergiorgio Welby è morto, come voleva.

Non mi interessa niente - almeno per ora - quali siano i profili penali della vicenda. C’è un lato umano che deve prevalere e che mi sembra in pochi abbiano centrato: un uomo ha voluto abbandonare la vita per mano di un altro uomo.

Perché che vita è quella passata in un letto, impotente di fronte a tutto, senza vivere nessuno di quei momenti che devono essere “vissuti” e non solo “passati”.
Ma sopratutto che senso ha obbligare le persone che ti amano a vivere in funzione di te, in funzione della tua sopravvivenza non della tua vita. Non perché siano loro a chiederti di farla finita ma per la sofferenza che provi ogni volta che vedi l’amore trasformato in sforzo vano quotidiana; quando ti senti frustrato e impotente.
E in funzione di cosa? di un respiro artificiale che non è nient’altro che un momento vuoto, l’ennesimo, nel turbinio dei pensieri, nel dolore.

Così mi immagino la “vita” di Piergiorgio, quella che lui non riteneva vita. Tante sono le cose che possono portare l’uomo a desiderare la morte, ma la prima di tutte è l’amore. L’amore per gli altri prima che per te stesso.

Non mi importa se sia omicidio o suicidio. Se un Dio esiste mi chiedo come possa obbligare un uomo a vivere nel dolore, mentale prima che fisico, del vedere chi lo ama farsi in quattro per nulla, solo per tenerlo in vita.
Se un Dio esiste, compatirà il medico. E di certo perdonerà Welby: chi ha sofferto tanto non può non svegliare la pietà di un Dio che ha detto “beati gli ultimi perchè di essi è il regno dei cieli”.

Ed è crudele che gli si neghi il funerale. E’ crudele che si invochi il patibolo mediatico per la moglie e il medico. Nessuno ha mai pensato al dolore di quella moglie, combattuta tra il proprio Dio e il proprio amore?

L’amore è dare la vita per l’altra persona. Allora io credo che quello di chi amava Piergiorgio fosse un gesto d’amore.
E se un gesto d’amore può condurre al carcere, al patibolo, conducete anche me con loro. Portatemi al patibolo se questo da sfogo alle vostre coscienze ipocriti. Il Dio che adorate, quello che ha mandato a morte suo figlio per noi, ebbene è quel Dio che vi impedisce di amare Piergiorgio?

20 Dicembre, 2006

Il parere del CSS

Archiviato in: Chiesa e religione — Roberto @ 6:57 pm
Completando la rassegna di documenti sul caso Welby mi pare opportuno pubblicare anche il parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità quest’oggi (che pur non condivido).
MINISTERO DELLA SANITA’
CONSIGLIO SUPERIORE DI SANITA’
SESSIONE XLVI
Seduta del 20 dicembre 2006
IL CONSIGLIO SUPERIORE DI SANITA’
Assemblea Generale

Vista la richiesta del Ministro della Salute relativa al quesito:”se nel trattamento cui è sottoposto attualmente il Signor Welby non possa ravvisarsi la fattispecie del c.d.
accanimento terapeutico”
Preso atto:

  • dell’appello del Signor Piergiorgio Welby al Presidente della Repubblica (all. 1)
  • della risposta del Presidente della Repubblica (all. 2)
  • del ricorso d’urgenza presso il Tribunale civile di Roma, volto ad ottenere il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale (all. 3)
  • del parere della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma circa l’ammissibilità del ricorso del Signor Welby, depositato in data 11 Dicembre 2006 (all. 4)
  • ordinanza del Tribunale civile di Roma, depositata in data 16 dicembre 2006(all. 5)

(continua…)

17 Dicembre, 2006

Se ne lava le mani

Archiviato in: Chiesa e religione, Giustizia — Roberto @ 5:28 pm
Pubblico la sentenza sul ricorso di Piergiorgio Welby in ordine al distacco dal respiratore artificiale.
(leggi anche l’opinione della Procura e il ricorso di Piergiorgio)
TRIBUNALE DI ROMA
SEZIONE I CIVILE
Il Giudice Designato

A scioglimento della riserva assunta all’udienza del 72 dicembre 2006 nel procedimento cautelare N.R.G. 79596/2006 ;
letti gli atti di causa , acquisito il parere del P M. ed interrogato liberamente il resistente Dott. Casale all’udienza di comparizione delle parti del 12.12.2006;

PREMESSO IN FATTO

Con ricorso ex art. 700 C.P.C. proposto ante causam dal sig. Piergiorgio Welby nei confronti della ANTEA Associazione Onlus ed il Dott. Giuseppe Casale è stato chiesto: “accertato e dichiarato il diritto dei ricorrente ad autodeterminarsi nella scelta delle terapie mediche invasive alle quali sottoporsi e, quindi, il diritto de! medesimo riccorrente di manifestare il proprio consenso a taluni trattamenti ed il rifiuto ad altri ; preso atto ed accertato, altresì che il Signor Piergiorgio Welby ha espresso, e ribadisce con il presente atto, la propria libera,informata, consapevole ed incondizionata volontà a che sia immediatamente cessate l’attività sulla propria persona di sostentamento a mezzo di ventilatore artificiale mentre sia proseguita e praticata la terapia di sedazione terminale; sia ordinato ai Dott. Giuseppe Casale ed alla Antea Associazione ONLUS , soggetti che hanno in cura ricorrente, di procedere all’imeddiato distacco del ventilatore artificiale che assicura la Respirazione assistita del Signor Welby contestualmente somministrato al paziente terapie sedative che, in conformità con le migliori ed evolute pratiche e conoscenze medico-scientifiche, risultino idonee n prevenire e/o eliminare qualsiasi stato dì sofferenza fisica e/o psichica del paziente stesso con modalità tali da rispettare momento per momento, sia all’atto del distacco del respiratore che successivamente, il massimo rispetto delle condizioni di dignità e di sopportabilità del stato da parte del paziente; disporre, in ogni caso ,tutte le misure ritenute più adeguate a dare concreta attuazione agli interessi c ai diritti esercitati dal ricorrente”.

(continua…)

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