Uno spettro si aggira per l’Europa

11 Dicembre, 2006

La rabbia e il dolore

Archiviato in: Chiesa e religione — Roberto @ 8:10 pm

Riporto il ricorso d’urgenza presentata da Welby per il distacco del respiratore polmonare e la cessazione dell’accanimento terapeutico nei suoi confronti. Non può che essere l’individuo a scegliere quali cure consentire sul proprio corpo (naturalmente dopo un’opportuna fase informativa), decisione che non può essere lasciata al medico.

P.s. Buona fortuna Prof!

TRIBUNALE CIVILE DI ROMA

Ricorso ex artt. 669 ter e 700 c.p.c.

per il Signor Piergiorgio Welby (C.F. XXXXXXXXXXXXXXXXX) residente in Roma e quivi elett.te domiciliato in Via Sardegna n. 38 presso lo studio degli Avv.ti Prof. Francesco Di Giovanni e Marco Mancini che lo rappresentano e difendono, in unione con il Prof. Avv. Vittorio Angiolini e con l’Avv. Riccardo Maia, in forza di procura speciale alle liti per atti del Notaio Antonio Manzi di Roma del 28 novembre 2006 Rep. n. 78604 che si allega
- ricorrente -
contro
la XXXXXXXXXXX e il Dott. XXXXXXXXXXX
- resistenti -

In fatto

1) Il Signor Piergiorgio Welby è da anni affetto da un gravissimo stato morboso degenerativo, clinicamente diagnosticato quale “distrofia fascioscapoloomerale”.
Il progredire della malattia, seguendo peraltro un decorso non inatteso, ha comportato che, allo stato odierno, al ricorrente è inibito qualsiasi movimento di tutto il corpo, ad eccezione di quelli oculari e labiali, e la sua sopravvivenza è assicurata esclusivamente per mezzo di un respiratore automatico al quale è stato collegato sin dall’anno 1997.

2) La tipologia del morbo è tale che, sulla base delle attuali conoscenze medico – scientifiche, i trattamenti sanitari praticabili non sono in condizione di arrestarne in alcun modo l’evoluzione e, quindi, hanno quale unico scopo quello di differire nel tempo l’ineludibile e certo esito infausto, semplicemente prolungando le funzioni essenziali alla sopravvivenza biologica ed il gravissimo stato patologico in cui il ricorrente versa.

3) Nonostante sia, nel fisico, completamente immobilizzato, il deducente conserva pienamente intatte le proprie facoltà mentali. Va anzi posto in luce che il Sig. Welby, durante la sua lunga malattia, sin dall’inizio prospettatasi con la gravità invalidante che oggi si è manifestata definitivamente, ha costantemente ricevuto puntuali e precise informazioni, anche di carattere tecnico – scientifico, da parte dei propri medici curanti in ordine ai vari stati di evoluzione della patologia, nonché in merito alla tipologia e alle finalità dei trattamenti che via via gli sono stati praticati, che gli vengono attualmente somministrati, nonché di quelli ulteriormente possibili; il Sig. Welby è, dunque, in grado di esprimere una volontà pienamente informata e consapevole circa l’accettazione o il rifiuto dei detti trattamenti.

4) Il ricorrente, in considerazione del suo grave e sofferto stato di malattia in fase irreversibilmente terminale, dopo essere stato debitamente informato, come detto, dei trattamenti praticabili e delle relative conseguenze, ha consapevolmente ed espressamente richiesto, alla struttura ospedaliera ed al medico dai quali è professionalmente assistito, di non essere ulteriormente sottoposto alle terapie di sostentamento in atto, e di ricevere assistenza solamente nei limiti in cui ciò sia necessario per lenire le sofferenze fisiche.

(continua…)

5 Dicembre, 2006

Volontè di morire

Archiviato in: Chiesa e religione — Roberto @ 8:43 pm

«Lo stesso Welby sa benissimo che le leggi dello stato italiano non consentono, se non attraverso il suicidio, di decidere personalmente di morire, quindi se lui ritiene di voler dare un taglio alla propria vita può suicidarsi con l’aiuto della moglie, ma questo non ha niente a che fare con la legalizzazione dell’eutanasia che è un omicidio sul quale la nostra cultura giuridica non può essere d’accordo».

Luca Volontè ha dimostrato di aver colto a pieno il problema: certo deve essere facile per un soggetto paralizzato dalla testa ai piedi, che respira con l’ausilio di un ventilatore polmonare Eole 3xO, che si nutre di un alimento artificiale (Pulmocare) e altri alimenti semiliquidi e che parla tramite un computer, alzarsi dal letto e buttarsi dalla finestra. Suicidarsi deve essere un gioco da ragazzi per un affetto da distrofia muscolare progressiva.

Ma ammettiamo anche che Volontè non avesse visto Welby immobilizzato nel letto, con tubi e tubicini che lo mantengono in vita. In primis poteva starsene zitto se non sa nulla. Ma prima di aprir bocca, pensare a quello che si dice sarebbe un’usanza rara quanto apprezzabile.

In quale modo la cultura cattolica che Volontè mira - senza successo spero - a rappresentare ritiene che sia maggiormente tutelata la vita in un “suicidio assistito” anziché in un “omicidio acconsentito”?
E sopratutto qual’è la differenza nell’ottica perversa di Volontè? Una persona muore nell’un caso aiutato dalla moglie nell’altro con l’intervento di un medico e nelle garanzie che solo la legge può realizzare. Senza considerare il fatto che l’istigazione al suicidio è un reato (in questo caso di Volontè) e tale è anche l’omicidio del consenziente; la moglie preferirebbe la seconda alternativa.

Se Volontè intendeva dire che Welby può fare una scelta individuale (illecita) ma senza “pretendere” che la questioni diventi pubblica, che si discuta sull’eutanasia (cioè che si renda legale ciò che avviene e che anzi Volontè auspica avvenga), Volontè invita a violare pure la legge ma privatamente, senza auspicare un cambiamento legislativo che renda legale quello che si ritiene l’adempimento di un proprio sarcosanto diritto, quello a scegliere quella certa vita è degna di essere vissuta esattamente come lo si può fare da sani. Nell’ottica di questo signore Welby doveva suicidarsi prima di finire immobilizzato su un letto..oggi non può più farci niente se non far commettere un reato alla donna che ama, e che l’ha accudito per quasi 10 anni.

Questo si che è amore della vita.

9 Settembre, 2006

Diversamente intelligenti

Archiviato in: Chiesa e religione — Roberto @ 7:15 pm

“Una società che spesso educa o quantomeno ammicca con indulgenza o compiacimento a comportamenti trasgressivi. .. non può poi far finta di meravigliarsi se tra le tante trasgressioni nasce anche il mostro aberrante e obbrobrioso della violenza”

Riassumo: due ragazzi vengono aggrediti e malomenati a Bologna solo perchè camminavanno mano nella mano e osavano dimostrare di essere dei “fottuti finocchi”.
Mentre mezza Italia si interroga sull’mofobia e sull’educazione alla diversità l’arcivescovo di Bologna non trova di meglio che dare la colpa alla società trasgressiva.

Per la serie: se le donna vengono violentate è colpe dalla società che consente loro di girare mezze nude, con minigtonne vertiginose.

Così se degli imbecilli picchiano due ragazzi solo perchè omosessuali la colpa non è della stupidità e la xenofobia degli aggressori ma della società che consente loro di essere gay.  Oppure peggioa ncora è la società a invoglairli a essere omosessuali.

La Chiesa e una buona parte dell’Italia dovrebbe smetterla di considerare l’omosessualità una malattia, una piaga per la virilità italica e cominciare a considera un’identità ciome tante altre.

L’omosessualità non è più considerata una malattia solo dal 1993 (solo allora l’Oms la escluse dal Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali).
Già nel 1973 l’American Psychiatric Association aveva fatto altrettanto.

Eppure nella società è diffusa l’idea che “si debbano curare”. Forse la Chiesa dovrebbe interrogarsi sulle sua responsabilità riguardo la xenofobia verso gli omosessuali: non sarà mica che considerarli “malati” e voler impedire loro di sviluppare la loro personalità e il loro gusto sessuale (possono essere gay, grazia loro, ma non praticare… niente sesso!) aiuta gli xenofobi a dare a quei due ragazzini del 2finocchio bastardo”?

Anzichè sparare sulla fantomatica società del relativismo (esiste anche quello sessuale? l’uomo deve copulare solo per procreare, come gli animali?) il vescovo ausiliare monsignor Ernesto Vecchi farebbe bene a pesnare alle sue responsabilità e q a quelle della Chiesa che rappresenta?

Farebbe miglior servizio alla verità e alla sua intelligenza.

10 Luglio, 2006

Coerenza e carenza

Archiviato in: Chiesa e religione — Roberto @ 5:25 pm

Non capisco perchè un capo di stato, per il solo fatto di essere divenuto tale, debba mettere da parte le proprie credenze e partecipare alla messa. Per fare piacere al papa? O per sorbirsi la predica su quanto la propria linea politca sia lontana dagli auspici di Santa Madre Chiesa.

Zapatero non è credente. Lo sapevano gli elettori quando votarono socialista all’indomani degli attentati di Madrid e delle bugie dei democristiani.

La chiesa ha fatto notare che anche Castro aveva partecipato alla messa dell’allora papa Giovanni Paolo II. Non penso che la Chiesa arrivi ad affermare il principio secondo il quale i capi di Stato sono obbligati a partecipare a cerimonie religiose: perchè se vale per il papa vale anche per rabbini, imam ecc.

Far passare l’idea che ad una cerimonia religiosa si possa andare anche per “dovere d’ufficio”, silisce il valore spirituale della cerimonia e la trasforma in una comparsata vip.

Zapatero ha incontrato il papa come fa con ogni altro capo di stato. D’altronde per un non credente il papa è un capo di Stato anche se particolare. Se fosse andato alla messa solo per far piacere al Papa avrebbe piegato la dingità dello stato spagnolo al papato, facendo passare il principio seocndo cui il popolo elegge i suoi rappresentanti ma poi sono comunque tutti sottoposti al papa. Tanto da dover mettere sotto i tacchi le loro convinzioni.

Ma la domanda ulteriore è, cosa ha fatto il Papa per favorire la distensione del suo rapporto con il governo Spagnolo? E’ andato a Valencia a dettare l’agenda politica dei partito popolare, facendo una predica in senso stretto direttamente indirizzata proprio a Zapatero.

3 Giugno, 2006

Amore rosso la trionferà

Archiviato in: Chiesa e religione — Roberto @ 6:42 pm

Non so da cosa provenga il disprezzo della Chiesa per gli omosessuali. In realtà il disprezzo si è per ora rivolto più che altro alle pratiche omosessuali, considerate “contro natura”. In realtà gli omosessuali rimangono gli utlimi “nemici” della Chiesa.
Ripercorro il ragionamento, in modo sommario, proprio per evidenziarne le contraddizioni: il matrimonio vero (”l’amore profondo”) è quello tra uomo e donna perchè è l’unico a condurre alla vita attraverso la procreazione. Quella stessa procreazione che rende lecito il sesso e impedisce dunque l’uso della contraccezione “artificiale”.

Questo plusvalore, di cui il matrimonio e l’amore eterosessuale che in esso si inserisce, non c’è invece nell’amore omosessuale. Ma proprio quell’esperienza di amore che si deve far vita è negata a chi forse ne avrebbe più bisogno: coloro che devono insegnare ad amare Dio e gli uomini, dalle alte gerarchi ecclesiastiche ai preti di campagna. Non gli è negato l’amore verso un uomo o una donna purchè sia casto: non è l’omosessualità a escludere la possibilità di entrare in seminario ma gli atti omosessuali.

Quindi niente pacs per gli eterosessuali perchè il monoteismo esclude la poligamia e ritiene vero amore solo quello eterno e bilaterale (e per questo definito “amore debole”). E niente rapporti omosessuali perchè questi non possono concludersi con la procreazione.

Come scrive Vattimo su L’Espresso di questa settimana “da dove mai, da quali pagine della Scrittura, viene questa frenetica volontà di sovrapopolare la povera terra, in via di esaurimento?” Cristo, salvo che Dan Brown tra una strorpiatura e l’altra non ne abbia detta una giusta, era lontanissimo dall’idea di un amore-procreazione.

Nel vecchio testamento l’idea dei grandi profeti e condottieri del popolo ebraico come grandi procreatori (con famiglie interminabili, figli ilegittimi dalle schiave ecc.) è figlia del suo tempo: allotra figli significavano braccia e una discendenza che si occupasse dei padri troppo anziani. Oggi l’assenza di contraccettivi sta distruggendo l’Africa oppressa tra la crescita demografica folle, l’assenza di risorse e l’AIDS; il mondo occidentale non sembra riuscire a sopportare la pressione delle migrazioni dei “poveri”, volgiosi di un pezzo del partimonio dei ricchi. Ed ecco che la natura dell’amore pocreaizone si fa non solo inopportuna ma contraria alla vita dell’uomo.

La morte di Cristo non insegna forse che l’amore non ha nulla di univoco nè con il matrimonio (che pure ne è una forma di espressione) nè con l’eterosessualità, nè con il sesso (che pure ne è un’altra forma di erspressione). Nella vicenda di Gesù quasi paradossalmente l’amore conduce alla morte, prima di far trionfare la vita.

20 Aprile, 2006

No Martini, no condom

Archiviato in: Chiesa e religione — Roberto @ 6:14 pm

Ho sempre adorato il Cardinal Martini: quando l’ho conosciuto parecchi anni fa, con poche parole ad un bambino abbastanza emozionato, ha dimostrato sensibilità e intelligenza. Inutile dire che il nuovo vescovo di Milano non ha prodotto lo stesso effetto, anche se molto dipende dal tempo che è trascorso tra i due incontri e la disillusione maturata verso le gerarchie ecclesiastiche.

Ci sono posizioni della Chiesa che non concepisco: la Chiesa ha tutto il diritto di tenerle ferme, nessuno può distoglierla dal suo pensiero. Tuttavia penso che sia compito di un’istituzione così importante insegnare alle persone (e ai credenti in questo caso) che i preconcetti sono sempre sbagliati, a prescindere dal loro contenuto.
Non si possono avere preconcetti, neppure se ci si crede infallibili.

Uno di questi preconcetti inconcepibili è l’avversione per il condom (profilattico, per intendersi) : la Chiesa - e quelche “setta” religiosa che inizia con la C e finisce con la L ne ha fatto motivo di vanto e di distinzione - ha sempre detto che l’unico metodo possibile per i fedeli per difendersi dall’AIDS è l’astinenza. Gloria a Dio nell’alto dei cieli, ma niente sesso quaggiù.

Il Cardinal Martini, in un’intervista a L’Espresso apre un capitolo nuovo, definendo il condom “il male minore” e spiegando che la questione principale è se “convenga che siano le autorità religiose a propagandare un tale mezzo di difesa, quasi ritenendo che gli altri mezzi moralmente sostenibili, compresa l’astinenza, vengano messi in secondo piano”. Non pretendo che siano i preti a distribuire i profilattici in Africa, mi accontento che non li vietino.

Ma non è l’unica apertura: Martini apre anche all’”adozione” degli embrioni da parte di donne single “laddove si tratta di decidere della sorte di embrioni altrimenti destinati a perire e la cui inserzione nel seno di una donna anche single sembrerebbe preferibile alla pura e semplice distruzione. Mi pare che siamo in quelle zone grigie in cui la probabilità maggiore sta ancora dalla parte del rifiuto della fecondazione eterologa, ma in cui non è forse opportuno ostentare una certezza che attende ancora conferme ed esperimenti”

E lo stesso vale per le adozione da patrte dei single. Mortini lascerebbe “ai responsabili di vedere quale è la migliore soluzione di fatto, qui e adesso, per questo bambino o bambina. Lo scopo è di assicurare al massimo di condizioni favorevoli concretamente possibili. Perciò quando è data la possibilità di scegliere occorre scegliere il meglio”. Niente preclusione dunque.

Resta fermo il No all’eutanasia ma Martino non se la sente di “condannare le persone che compiono un simile gesto su richiesta di una persona agli estremi e per puro sentimento di altruismo, come pure quelli che in condizioni fisiche e psichiche disastrose lo chiedono per sé.”

La differenza tra queste posizioni e quelle sorte nel mondo teocon e nella mente del nostro (vostro, loro?) papa è netta: non tanto per il merito delle scelte e delle interpretazioni dottrinali, quanto per la posizione di apertura mentale, priva di paletti dogmatici insensati, ricolta al dialogo e non alla contrapposizione.

Anche questo è relativismo?

7 Marzo, 2006

Casa e Chiesa

Archiviato in: Chiesa e religione — Roberto @ 6:34 pm

Come per ogni elezione è partito il giochetto del bravo chierichetto: metà della politica comincia a fare il giochetto del bravo cattolico praticante, amico della chiesa e portatore dei sani valoro cristiani.

C’è chi lo fa (male) per tutto l’anno e chi (forse ancora peggio) sene ricorda solo sotto elezione: Berlusconi di questo secondo sport è sempre stato un campionissimo.

Ma quest’anno hanno veramente esagerato: “È, questo, il nostro modo di impegnarci per testimoniare la nostra fede. La prego di voler accogliere questo piccolo pensiero, la nostra semplice brochure, come un modo per condividere l’impegno difficile per l’affermazione della Verità Cristiana nella nostra società e nel tempo che ci è dato di vivere. Con questi sentimenti e pensieri voglia ricevere i miei più affettuosi saluti. Con viva cordialità.
Suo devotissimo. Sandro Bondi”.

Questo scrive Sando Bondi (ve lo ricordate l’ex comunista, ora eunuco dell’harem politico berlusconiano) a conclusione del libraccio spedito a tutti i parroci intitolato “I frutti e l’albero. Cinque anni di governo Berlusconi alla luce della dottrina sociale della Chiesa”.

Naturalmente Bondi voleva ricordare ai parroci tutto quello che in questi anni la Cdl ha fatto in ossequio alla volontà di santa Madre Chiesa: dalle leggi che favoriscono scuole e università private, all’esenzione Ici per la chiesa, dalla legge sulla fecondazione assistita all’attacco all’aborto. Dopo la biografia di Berlusconi inviata in tutte le case prima delle elezioni del 2001, adesso Forza italia sfrutta anche i parroci come amplificatore della propria campagna elettorale.

Un parroco di Santa Croce di Antrosano, Aldo Antonelli ha rimandato indietro l’opuscolo senza leggerlo rispondendo a Bondi: “Glielo restituisco senza nemmeno sfogliarlo e le ricordo che le parrocchie non sono discariche di rifiuti né postriboli nei quali si possa fare opera di meretricio. Abbiamo una nostra dignità, noi sacerdoti, e non siamo usi a svendere per un piatto di fagioli il nostro patrimonio religioso, culturale, sociale ed umanistico che voi in cinque anni di malgoverno avete dilapidato. ”

Non so quanti parroci - purtroppo penso molto pochi - abbiano il coraggio di fare la stessa cosa, rispondendo picche al pulpito trasformato in covegno di Forza Italia. Penso che troppi preti abusino ancora della loro funzione per convincere gli elettori, nonostante questo sia vietato dallaa legge e punito col carcere (mai per la verità applicato).

Certo è scandaloso coinvolgere, trascinare oserei dire, la Chiesa nella campagna elettorale. stessa operazione che Berlusconi aveva tentato con la sortita dal papa poco prima delle elezioni (con il Ppe, nonostante Silviuccio non sia parlamentare europeo).

Non mi sembra che la chiesa stia facendo nulla per non farsi coinvolgere: Pera che presenta al Papa la lista dei cattivi, intellettuali per ora, cioè i laici che si oppongono al teocon presidente del Senato; Ratzinger & co che fanno campagna elettorale sul referendum, ecc.

“Il sacerdote deve astenersi completamente dall’indicare quale parte politica ritenga a suo giudizio dia maggior sicurezza in ordine alla difesa e promozione dei beni umani in questione. Questa indicazione sarebbe in realtà un’indicazione per chi votare” ha scritto il 5 marzo il neocardinale di Bologna Carlo Carraffa.
Speriamo

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